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  • 1 settimana fa

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Trascrizione
00:005 aprile del 92, era una domenica, mi ricordo bene, eravamo tutti a casa, in famiglia e ad un certo
00:08punto è partita una protesta dei cittadini di Sarajevo per queste famose barricate che avevano fatto in certi punti.
00:16Cosa stava succedendo? Perché c'erano le barricate in città?
00:19In realtà le barricate c'erano perché una parte della popolazione serba, a cui si è aggiunta anche l'armata
00:29jugoslava che era ancora presente in Bosnia, hanno voluto bloccare alcuni punti della città, occupandoli, dichiarandoli come luoghi loro, o
00:42comunque volevano controllare il territorio.
00:44Quindi noi anche in quei giorni, mi ricordo mio papà per andare a fare la spesa ha dovuto attraversare delle
00:51barricate che per noi non avevano nessun significato, perché devo dire come anche oggi si ripete molto, sentiamo in questi
00:58giorni i telegiornali, noi fino all'ultimo non ci credevamo che questo sarebbe successo.
01:02E quindi mi ricordo quella domenica c'era un sole bellissimo, verso l'ora di pranzo, dopo pranzo, mio papà
01:12mi ha detto andiamo a questa protesta, andiamo a farne parte anche noi, perché si vedeva quanto la popolazione non
01:18voleva questa guerra ovviamente.
01:19Quindi insomma eravamo tutti lì e invece hanno iniziato a sparare e se non mi sbaglio proprio la prima vittima
01:27era su Ada Dilberovic, sul ponte proprio dietro al Parlamento, quando hanno sparato sui civili che stavano protestando.
01:35Ovviamente non avevamo manco le armi, ma questo manco a dirlo era ovvio che eravamo per la pace, che volevamo
01:42vivere insieme, invece ad un certo punto mi sono anche spaventata, appunto quando ho iniziato a sparare mio padre, io
01:49avevo 13 anni, posso immaginare lo spavento che ha provato lui.
01:53Io adesso non mi ricordo del 20 o il 21 di aprile e hanno iniziato a bombardare Sarajevo pesantemente, poi
02:03in seguito a pochi giorni dopo siamo rimasti senza luce, senza acqua, senza le linee telefoniche, senza il gas e
02:10poi per tre anni dopo abbiamo vissuto con l'aiuto umanitario.
02:13Io sorrido adesso perché grazie un po' allo spirito di Sarajevo, cioè dei sarajevesi che hanno questa autoironia, che hanno
02:23questo black humor e anche la capacità proprio di ridere di se stessi e grazie anche ai miei genitori che
02:30hanno indirizzato i pensieri nostri, dei loro figli, di mio e mio fratello, in una direzione dove noi abbiamo imparato
02:39tanto in quella situazione.
02:43Abbiamo sempre cercato di vedere le cose nel positivo perché poi tanto dicevamo vabbè un'ora dopo non sappiamo neanche
02:49se ci siamo, quindi viviamo il momento.
02:51Ci sono stati dei momenti brutti perché abbiamo perso degli amici, abbiamo perso dei parenti, brutto dire ma era diventata
03:00quasi una quotidianità.
03:03Ma qualcosa di brutto c'è stato quando la granata ha colpito il mio appartamento, io sono stata fuori e
03:10tutta la mia famiglia è stata in casa.
03:13E mi ricordo il vicino di casa mi ha preso per strada e mi ha buttato dentro al palazzo che
03:19non era il mio.
03:20Mi ha fatto sedere e mi ha detto guarda la granata ha colpito la tua casa e io sapendo cosa
03:27creano, cosa succede, quali sono le conseguenze, sono scappata, non volevano farmi uscire, sono riuscita a liberarmi da loro.
03:38Io ho corso sotto le bombe, sotto i cecchini, ma parliamo di 100 metri e ho trovato però i miei
03:46genitori e mio fratello vivi con la casa sventrata completamente.
03:50È stata sicuramente come si dice un destino, non c'era un'altra spiegazione.
03:55Lo spirito di sopravvivenza era quello di creare una vita normale, era la nostra resistenza mentale.
04:01Quindi noi andavamo a scuola, noi studiavamo con le candele, senza l'elettricità, andavamo a scuola senza vetri, con 15
04:09gradi sotto zero, io avevo i geloni sulle mani.
04:12Però si facevano i compiti in classe, si frequentava la scuola in quei determinati orari e non si interrompevano, addirittura
04:20avevamo il teatro.
04:21Quindi il cinema, Sarajevo Film Festival è nato durante la guerra, adesso è diventato uno dei più grandi al mondo.
04:27Quindi sono tutte quelle cose che hanno dimostrato, secondo me, che le persone, non è che ci voglia una guerra.
04:36Però in quelle circostanze o in circostanze estreme, l'essere umano tira fuori il meglio di sé.
04:42Che cosa ti risuona a te l'Ucraina?
04:45A me sembra un'altra, come quella che è successa a noi di guerra.
04:51E questa cosa mi creerà, tristezza è dir poco, mi crea rabbia.
04:57Quel senso di impotenza che trovo io adesso sapendo esattamente cosa vuol dire, che sensazioni provano quelle madri, quei ragazzi,
05:05quei bambini che lasciano le loro case con un sacchetto in mano.
05:08Lo provo esattamente, cioè so, le sfumature che si provano lo capisco perfettamente e mi trovo quasi in colpa di
05:16vivere una vita normale.
05:18Perché so che quando io stavo là c'era qualcun altro che manco sapeva cosa stava succedendo da noi.
05:25Ma non che uno debba coinvolgere le vite degli altri con i propri problemi ovviamente, ma sentirsi abbandonati è una
05:35sensazione veramente di grande impotenza e di solitudine.
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