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  • 1 giorno fa
A Taranto dopo l’omicidio di Bakari Sako, il rumore si è abbassato. Rimane il silenzio delle vie strette della città vecchia, rotto dai rombi dei motorini truccati e dai residenti che si parlano dalle finestre. Bakari, bracciante agricolo originario del Mali, lavorava nei campi della provincia, giornate che iniziavano all’alba e finivano al tramonto, lontano dalla città. La mattina del 9 maggio è arrivato in bicicletta a piazza Fontana, l'ingresso di quella che viene chiamata Taranto Vecchia. Lì è stato accerchiato, rincorso e accoltellato da un gruppo di ragazzi. Per l'omicidio sono indagati cinque minorenni e un adulto di 22 anni. La sua morte ha riportato l'attenzione non solo sull'emarginazione dei braccianti agricoli nel Meridione ma anche sulle zone abbandonate di alcune città, spesso definite Terra di Nessuno. «Gli stranieri qui sembrano essere invisibili», racconta Raffaele Ursi, operatore sociale della cooperativa Babele, che si occupa di aiutare i braccianti a non rimanere vittime dello sfruttamento. Dice di essersi accorto di questa invisibilità il giorno della manifestazione in memoria di Bakari, «C'era una piazza nera che non si vedeva da tantissimo tempo». Quel giorno è andato a farsi un giro al bar dove nessuno aveva chiamato i soccorsi. Ha sentito cosa si diceva in giro: «Se ci fosse stato un loro figlio, la piazza sarebbe stata vuota». Come a voler dire che non sarebbe interessato niente a nessuno.  A distanza di giorni però il racconto si intreccia con quello del luogo in cui è avvenuto. Taranto Vecchia è una comunità piccola, dove ormai vivono poche persone rispetto al passato e che mostra una spaccatura, da una parte i lounge bar, dall'altra, vicino a piazza Fontana, una zona fatta di marginalità e abbandono. Don Emanuele, parroco di strada, che con questa comunità lavora da 11 anni, racconta di aver riconosciuto nomi, famiglie, storie legate al caso di Bakari. Intorno all'omicidio si sovrappongono livelli diversi: il razzismo, la devianza minorile, la fragilità sociale di un quartiere attraversato da spaccio, abbandono scolastico e povertà. Ma chi vive qui respinge letture semplicistiche. «In un episodio del genere non va attribuito un colore ma un’emergenza educativa e se vogliamo anche di accoglienza» dice Don Emanuele Ferro, che ci tiene a specificare che questo non è assolutorio verso chi ha commesso il reato, ma chiede di capire il contesto in cui si è sviluppato. Tra chi, come Bakari, vive di lavoro nei campi e rientra in città solo la sera, e ragazzi cresciuti in contesti difficili, il pericolo è che due mondi apparentemente lontani si incontrino solo nei momenti peggiori, quelli dello scontro. E che ci si accorga di certe vite solo quando finiscono al centro delle tragedie. A Taranto, a diversi giorni dalla morte di Bakari Sako, la domanda non è più soltanto cosa sia successo Bakari, ma cosa ci fosse già prima.

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Novità
Trascrizione
00:10Quanta paura ha avuto Baccarin in quel momento, il fatto di cercare aiuto e non ricevere aiuto,
00:19di sentirsi assolutamente solo negli ultimi momenti della propria vita.
00:31Erano completamente fatti e andavano alla ricerca quella sera di madre, diciamo, in chiunque
00:37che sono trovato. E ovvio, trovando il nero che loro reputano inferiore a loro, ne hanno
00:42approfittato in gruppo di fare le splendide. La motivazione non è perché vuole il nero,
00:48è perché ne trovate quelle, questo caso è un bambra pesce, io sono bello.
00:53Ogni mattina passo gli fai di pregare per lui, non lo conosco, davvero.
00:56Non lo conosco, però io sono cittadino italiano.
01:06Su Taranto gli stranieri sembrano essere davvero invisibili perché noi ce ne siamo resi conto
01:12visivamente soltanto qualche giorno fa quando c'è stata quella grossa manifestazione perché
01:17era una piazza nera che non si vedeva così da tantissimo tempo.
01:27Quello che ha colpito chiaramente è la violenza, come colpisce chiaramente anche l'idea e la
01:33probabilità che sia stato un attacco razzista.
01:36Taranto Vecchio lavorava in queste campagne e la vita era fondamentalmente lavoro, dalla
01:43mattina alle 4 alle 5, soprattutto adesso che è stagione estiva, sino al pomeriggio alle
01:485 alle 6. Si muoveva in bici, viveva in coabitazione con molte altre persone in condizioni abitative
01:57molto precarie.
02:04Taranto Vecchio è una comunità molto piccola, quindi ci conosciamo tutti.
02:09Una volta conosciute le generalità, io ho riconosciuto persone e famiglie che mi sono familiari.
02:17Io qui ci sono nata e cresciuta. La mia è stata una fortuna quella di nascere in una famiglia
02:23che mi ha dato gli strumenti. Questi ragazzi oggettivamente questa possibilità non l'hanno
02:28avuta.
02:29Comunque la città vecchia è attraversata da questo problema annoso della droga e con una
02:33devianza minorile importante.
02:36Abbiamo avuto numerosi, decine e decine di casi di aggressioni, sempre contro stranieri,
02:42soprattutto con la pelle nera.
02:43In un episodio del genere non vada attribuito un colore, né bianco né nero, ma un'emergenza
02:50educativa e, se vogliamo, anche di accoglienza a più livelli.
02:59E loro vogliono continuare ad essere marginali. Cioè non vogliono fare quello step che li permette
03:05di diventare gente normale. Non lo vogliono fare. Perché il padre fa quello e loro dobbiamo
03:10continuare a fare la cosa.
03:11Quella città di Taranto non è una città razzista. La mancata reazione invece mi fa
03:16pensare ad un clima culturale che stiamo respirando.
03:25Il giorno di quella grossa manifestazione in piazza Taranto ho voluto farmi un giro nel
03:31famoso bar dove il titolare non ha prestato soccorso. C'erano due file di noti esponenti
03:38locali, il cui commento che andava per la maggiore era se qui ci fosse stato un nostro
03:44figlio la piazza sarebbe vuota. Tante affermazioni che contano di un territorio in cui anche i nostri
03:50giovani sono abbandonati a se stessi.
03:52Quello che è successo deve essere sicuramente giudicato da un tribunale e dalla legge.
03:58Ma noi non odiamo nessuno.
04:00Io mi auguro che non sia stato scelto perché se fosse stato scelto allora vuol dire che
04:05davvero era una caccia al nero, una caccia allo straniero, una caccia al vulnerabile.
04:14Grazie!
04:15Grazie a tutti.
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