Vai al lettorePassa al contenuto principale
  • 1 giorno fa
Dal primo allarme di Xi alle 160mila vittime della pandemia
Trascrizione
00:00All'improvviso il virus. Sono passati tre mesi da quando, il 20 gennaio, il presidente
00:05cinese Xi Jinping decide di lanciare pubblicamente l'allarme su una possibile epidemia. Tre mesi
00:11dopo, il pianeta conta oltre 160.000 vittime, quasi 2 milioni e mezzo di contagiati e più
00:16della metà della popolazione mondiale costretta o invitata a rimanere a casa. Un cambiamento
00:21radicale quanto repentino in un mondo che si è scoperto impreparato sotto ogni punto
00:26di vista, sanitario principalmente, ma anche politico, economico ed umano. In quei giorni
00:31la città di Wuhan, dove in un mercato il nuovo virus aveva compiuto il salto di specie dall'animale
00:36all'uomo, contava già centinaia di casi e almeno tre morti e i media di Pechino parlavano di
00:41una misteriosa polmonite. Ma sebbene alla leadership cinese il rischio per la popolazione fosse
00:46già chiaro almeno dal 14 gennaio, a Wuhan la vita continuò come nulla fosse per altri
00:51sei lunghi giorni prima che Xi decidesse di dare l'allerta e altri tre per chiudere e isolare
00:57l'intera città dell'Hubei con i suoi 11 milioni di abitanti. A guardarlo con gli occhi di allora,
01:02il lockdown di Wuhan sembrò agli occidentali una risposta antidemocratica possibile solo in
01:08un regime autoritario. Appena tre mesi dopo, le città europee e americane le assomigliano molto.
Commenti

Consigliato