00:08Bentornati a Gazzetta Club, l'appuntamento settimanale con interviste e approfondimenti
00:13dedicate alle iniziative della Gazzetta di Parma. È stato uno dei protagonisti della
00:19fotografia italiana ed europea insieme a Luigi Ghirri e a Ugo Mulas. Oltre 400 fotografie
00:27selezionate da Arturo Carlo Quintavalle organizzate in 26 sequenze cronologiche che raccontano la
00:35carriera artistica di Giovanni Chiaramonte, fotografo, nella mostra allestita all'Ape Museo
00:41fino al prossimo 9 marzo. Io do il benvenuto a Paolo Barbaro, co-curatore della mostra,
00:47docente di storia della fotografia all'Università di Parma ed è stato per tanti anni responsabile
00:54della sezione fotografia all'Oxac. Ciao Paolo, benvenuto. Grazie Sabrina. Allora Paolo,
01:00chi è stato Giovanni Chiaramonte? Giovanni Chiaramonte è stato, come hai detto giustamente,
01:06un grande fotografo ma è stato anche un intellettuale e uno di quelli dei pochissimi fotografi italiani
01:12assieme a Luigi Ghirri e a pochi altri. Davvero una consapevolezza anche culturale e intellettuale
01:18di quello che faceva. Si è occupato di storie della fotografia su cui ha scritto pagine illuminanti
01:23di cinema, di editoria, di architettura. È stato un intellettuale per quale la fotografia è stato
01:32lo strumento più evidente, direi.
01:37Chiaramonte era amico di Luigi Ghirri. Ghirri abbiamo avuto modo di conoscerlo in una recente
01:44e importante mostra al Palazzo del Governatore. Ecco, ci vuoi raccontare che cosa li univa
01:50e che cosa li ha differenziati?
01:53Sì, l'unione avviene, l'amicizia, nella prima metà degli anni 70. Erano parte di una generazione,
02:02un gruppo di fotografi che cambierà in modo molto preciso, molto forte, quella che è l'idea
02:09del paesaggio italiano. Veramente amici fraterni molto diversi. Uno, Luigi Ghirri, sicuramente
02:19attento alle storie minime. Uno che ha fotografato la gran parte della sua produzione dei primi
02:25dieci anni era a non più di 20 chilometri di casa sua. Fotografo in cui la figura compare
02:31molto raramente se non come segno dell'abitabilità di un luogo, indicazione di uno sguardo.
02:36Mentre Chiaramonte, le cui fotografie sono molto spesso quasi sovrapponibili, c'è un eco
02:44fra i due, si capisce, un dialogo molto profondo. Però per Giovanni Chiaramonte la figura, la
02:49presenza umana è fondamentale perché è il segno di una trascendenza. Persona molto religiosa
02:57da sempre, per lui la figura, l'uomo e la donna sono segni del divino, sono qualcosa che hanno
03:03in sé la divinità. Per cui una funzione molto diversa rispetto a quella di Luigi Ghirri.
03:12Ecco, fotografia come misura del mondo è il titolo che avete dato alla mostra. Come interpreta
03:18il mondo Chiaramonte? Sì, il titolo in effetti è molto, ha molti strati. Ecco, consideriamo che nel
03:2775, quando comincia un po' questa impresa delle nuove fotografie di paesaggio, c'era una mostra
03:34americana tenuta dalla Georgie Spanaus che si chiamava dei nuovi topografi, quindi fotografia
03:41sì, come mappatura, visione del mondo che in qualche modo prescinde da un'autorialità
03:47che vuole imporre una sua estetica. Però è anche per Chiaramonte qualcosa di diverso
03:53perché questa forma quadrata che ritorna, per esempio, che è per lui la simbologia dell'universo.
04:00All'inizio del suo percorso fa, assieme ad altri amici filosofi, un seminario che si intitola
04:08Esercizi del Timeo, proprio sulla forma, quindi l'uomo vitruviano, il quadrato che è il cosmo
04:15che iscrive anche la figura umana. Quindi c'è una simbologia di questo tipo molto forte.
04:21La misura è una misura che ha a che fare con la trascendenza, che si vede nel paesaggio,
04:28nell'opera dell'uomo, nell'architettore anche, di cui sarà un grande interprete, un grande saggista.
04:35Ecco, come dicevi tu prima, Chiaramonte nutre un profondo senso religioso. Qual è il suo rapporto
04:43con il divino e con le tre religioni monoteiste?
04:47Sì, lui è sempre stato cattolico, anche per qualche motivo familiare.
04:52Mi raccontava di avere qualche parentela con la famiglia Sturzo.
04:56Però la trascendenza in generale lui interessava molto.
04:59In particolare, negli ultimi 15 anni, la sua attenzione si era spostata in modo molto preciso
05:06sulla cultura ebraica.
05:08Si era accorto che tanti dei grandi fotografi americani, penso Robert Capa, oppure Cartier-Bresson,
05:16per stare in Europa, Paul Strand, erano di cultura ebraica.
05:21E questa era una cosa che lo interessava molto, perché, sapete, non è una cultura iconica,
05:27però è una cultura che dà alla parola un peso che a Giovanni sicuramente interessava molto.
05:35Ecco, Chiaramonte è stato anche un grande narratore di città, dalla sua amata Gela a Milano,
05:41Venezia, per poi arrivare a Berlino, Gerusalemme.
05:45Che cosa raccontano le sue fotografie?
05:48Sì, lui è stato, rispetto agli altri, anche proprio un grande viaggiatore.
05:52Non viaggiatore su committenza per andare a fotografare il tal palazzo, la tale industria,
05:59o la tale architettura, ma inseguendo delle tracce, prima nel Mediterraneo,
06:07le tracce della cultura occidentale.
06:09Le colonne che viaggiano dalla Grecia, il marmo che viaggia si sposta e diventa un'opera
06:15e poi le insegue negli Stati Uniti.
06:18C'è un lavoro che intitola Westward verso l'Occidente,
06:22che sembra un esercizio sul Kitsch, perché c'è una finta Venezia a Disney World,
06:29c'è un finto Partenone di Nashville.
06:32Ecco, in realtà questa tensione ha una cultura che riguarda tutto l'Occidente
06:38di cui lui insegue le tracce.
06:40E sono tracce dove c'è sempre comunque la figura.
06:44Ecco, l'uomo è sempre, veramente da cristiano molto rigoroso, al centro del mondo.
06:51Ecco, una curiosità.
06:53Dalla metà degli anni 90, le stampe delle foto di Chiaramonte sono più luminose.
06:59Cioè, lui utilizza questo giallo caldo.
07:02A che cosa si deve questa scelta?
07:04Sì, e questa è una bella domanda, perché sarebbe bello fare una storia comparata
07:08della stampa fotografica dagli anni 80 in avanti.
07:12Dove vediamo che a un certo punto chi stampa colori,
07:16e quella era una generazione che orgogliosamente proponeva la fotografia a colori
07:20come visione vera del mondo, il colore non volgare della rivista, delle cartolini,
07:26ma un colore come restituzione.
07:28Ecco, diventa sempre più chiara, con toni sempre più alti,
07:32e poi a un certo punto Giovanni prende questa strada di una intonazione
07:38sempre più calda, fino a fare delle stampe che sembrano quasi dorate.
07:43Qualcuno ha scambiato queste stampe così gialle, così dorate,
07:48per errori di stampo, per una deviazione dalla corretta visione della fotografia.
07:54In realtà questa luce dorata è la luce divina,
07:59è lo stesso tono dei fondi oro, dei mosaici bizantini.
08:03Quindi è il cielo, è il giallo, è l'oro del cielo in qualche modo.
08:07Bene, io ringrazio Paolo Barbaro e vi do appuntamento alla settimana prossima
08:12con nuove interviste e approfondimenti di Gazzetta Club.
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