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  • 15 ore fa
Livia Maurizi: "portati in salvo dall'aeroporto di Kabul i nostri collaboratori grazie alle sciarpe rosse"
Trascrizione
00:00Noi lavoriamo in Afghanistan dal 2012, quindi abbiamo un'esperienza nel paese e come tale anche un ufficio locale con
00:09dello staff, quindi il nostro obiettivo era cercare di trarre in salvo le persone, il nostro staff che volevano andare
00:16in Afghanistan e quindi abbiamo compilato queste liste, le liste della speranza, poi hanno cambiato nome e sono diventate le
00:24liste della disperazione.
00:26Quindi abbiamo compilato queste liste dove all'interno c'era il nostro staff ma anche altre persone, soprattutto donne, donne
00:33e bambini a rischio, persone che avevano collaborato con noi nel passato, donne attiviste, insegnanti, insomma tutte quelle donne che
00:42erano in quel momento nascoste, molte di loro nelle cantine per appunto sfuggire dalle bani.
00:49Uno dei problemi principali per queste persone per accedere all'aeroporto erano i vari checkpoint, qui c'era il primo
00:56checkpoint alebano che dovevano comunque superare, non era molto complicato ma molte persone sono state picchiate, quindi anche questo era
01:04comunque un ostacolo.
01:05Successivamente si passava al checkpoint degli americani, quindi si formavano queste file lunghe, piene di persone che volevano appunto entrare
01:17all'interno del gate dell'aeroporto, persone che avevano, alcune di loro avevano i visti o comunque avevano dei documenti
01:24che attestavano appunto il fatto che loro potessero
01:27in qualche modo uscire dal paese e quindi arrivare in aeroporto proprio in un bolo o altri che chiaramente non
01:33avevano visti e quindi si formavano queste file enormi.
01:36Ed era molto difficile da parte delle autorità identificare le persone perché immaginate 5.000 persone in fila, non c
01:43'è possibilità di identificarle.
01:45A me abbiamo deciso di pensare ad un elemento di riconoscimento come appunto quello del fazzoletto rosso.
01:52Quindi il nostro gruppo che era circa una tantina di persone molto compatte riusciva ad avanzare sempre in maniera compatta
01:58fino ad arrivare al gate, quindi all'entrata davanti, proprio al gate di entrata.
02:03E grazie a questo stratagemma diciamo i tuscani sono riusciti a identificare le nostre persone e di conseguenza le hanno
02:11tratte in saldo, diciamo in blocco se vogliamo.
02:14E ora per chi resta laggiù, che cosa si fa ora per l'Afghanistan?
02:19Questa è una bella domanda. Noi come organizzazione vogliamo continuare a lavorare in Afghanistan, vogliamo supportare tutte quelle donne che
02:27sono qui ma soprattutto che sono rimaste in Afghanistan.
02:31Ci sono più di 2 milioni di bambini malnutriti in Afghanistan ad oggi, abbiamo migliaia di sfollati, insomma la situazione
02:39è veramente drammatica.
02:41L'obiettivo è poter portare degli aglietti di emergenza per chi è ad oggi a Kabul, noi lavoriamo su Kabul,
02:47quindi fornire cibo, acqua, dare eventualmente un alloggio a quelle famiglie che si trovano più a rischio, con bambini piccoli,
02:54con disabili.
02:55Insomma il nostro lavoro sicuramente non si fermerà.
02:58La campagna Save Afghan Women che cos'è?
03:02La campagna è, abbiamo lanciato questo hashtag in collaborazione con altre associazioni Save Afghan Women per sensibilizzare l'opinione pubblica
03:10alle donne, il ruolo delle donne e soprattutto alla condizione delle donne qui e in Afghanistan.
03:16L'obiettivo è quello di poter creare e di insieme sempre all'autorità dei corridoi umanitari che possono far uscire
03:24quelle donne che ad oggi ancora si trovano in condizioni di pericolo a Kabul, in Afghanistan, insomma.
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