00:18Un saluto alle telespettatrici e ai telespettatori di Confini, Muri e Bordi.
00:24Oggi ritorniamo a parlare della malattia psichiatrica, del disagio psichico.
00:30Lo facciamo con la professoressa Stefania Re, dottore di ricerca di storia contemporanea,
00:37che ha condotto uno studio sul disagio psichico, in particolare femminile,
00:42e sulle dinamiche di internamento nell'ospedale psichiatrico di Colorno, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.
00:50Possiamo delineare quali fossero, quali siano state le dinamiche che portavano all'internamento delle donne all'ospedale psichiatrico di Colorno?
01:02Sì, è possibile farlo probabilmente partendo prima di tutto da un brevissimo identikit di queste donne.
01:13Io nella ricerca che ho condotto ho provato a prendere in considerazione diverse, circa un migliaio di carpette,
01:21quindi di cartelle cliniche di donne internate a Colorno, per provare prima di tutto a capire chi fossero queste donne.
01:30Se effettivamente l'equazione fra scandalosità e pericolosità , che soprattutto con l'istituzione e con la promulgazione della legge sui
01:41manicomi nel 1904,
01:43ha sempre accompagnato l'idea del matto e quindi della persona da rinchiudere in manicomio,
01:51potesse in qualche modo ritrovarsi nelle storie e nei profili biografici e di vita di queste donne.
01:59Ho trovato una massa enorme di contadine, massaie, serventi, cioè donne giovani quasi sempre che rimanendo nei luoghi di vita
02:16o andando o emigrando in qualche modo, spostandosi, andavano a servizio.
02:21Ho trovato cucitrici, tessitrici, filatrici, maestre, passando quindi ad un piano professionale di avanzamento verso una modernità .
02:37Quindi donne che erano esattamente lo spaccato e lo specchio della società femminile, della società dell'epoca.
02:44Come arrivavano quindi queste donne, donne comuni, normali, attraverso quali percorsi arrivavano in manicomio?
02:56Come erano riconosciute e identificate come pazze?
03:00E sono questi due elementi sicuramente molto importanti sui quali indagare, sui quali voi provate a indagare.
03:08I percorsi proprio logistici, gli spostamenti, gli itinerari sono sostanzialmente due.
03:18Da altre istituzioni, istituzioni di cura, prima di tutto l'ospedale civile, dall'ospedale civile di Parma,
03:27così come dagli ospedali della provincia, molte donne che in un tempo assolutamente variabile di ricovero,
03:36che poteva essere dai pochissimi giorni a periodi più lunghi, davano comunque segni di insofferenza, di fragilità .
03:47Non erano quindi gestibili dalla struttura nosocomiale.
03:52Venivano indirizzate, con percorsi più o meno di urgenza, al manicomio.
04:01Erano donne che rifiutavano il cibo, pur magari appartenendo ad una classe, ad un centro sociale,
04:09dove l'accesso all'alimentazione era ovviamente qualcosa di molto importante e di prioritario.
04:17Quindi avevano atteggiamenti di una ostinata sitofobia.
04:23Oppure erano donne che inveivano per qualche ragione, che non riusciva ad essere identificata,
04:33ma che comunque arrecava disturbo alla vita quotidiana di reparto, per esempio del reparto ospedaliero.
04:40Oppure erano donne che venivano dalla casa, dall'abitazione, che pur come le prime,
04:52senza presentare manifestazioni comportamentali che appunto potessero ricadere,
05:00perlomeno per come lo intendiamo noi oggi, nella scandalosità o nella pericolosità ,
05:06se non ovviamente per qualche tentativo di suicidio o per comportamenti di questo tipo,
05:12ma che magari disattendevano i lavori domestici, manifestavano un periodo di poca attenzione alla cura dei figli
05:21o disattendevano le pratiche religiose, senza volere insomma cadere in una semplificazione eccessiva,
05:31però questi atteggiamenti erano spesso identificati come segni manifesti di pazia
05:37ed erano identificati come tali dal gruppo familiare o dal gruppo sociale di riferimento della donna,
05:46tant'è che per avviare il percorso di internamento occorreva l'attestazione giurata di due vicini di casa,
05:55non parenti della persona da inviare al manicomio,
06:00che davanti al pretore attestassero che la persona da un tempo che appunto straordinariamente,
06:08a volte è molto breve, è dichiarato come molto breve, manifestavano segni che la comunitÃ
06:16e quindi il luogo appunto di vita o nel caso precedente i medici ospedalieri
06:24ritenevano segno evidente di pazia, di alienazione mentale
06:30e il percorso quindi si avviava in questo modo, quindi ci sono dei soggetti precisi che ruotano,
06:38che sono attori in questa dinamica, che ruotano intorno alla donna,
06:45le donne che così come gli uomini insomma il percorso era lo stesso, vivevano questa esperienza
06:53e sono donne comunque, dicevo prima contadine, massaie, per la stragrande maggioranza
06:59o comunque in un numero molto grande, sono donne sfiancate dai parti, dagli allattamenti ripetuti,
07:07ravvicinati, condotti ovviamente in condizioni di sottoalimentazione.
07:13Quindi il manicomio come luogo di grandi sofferenze dove si sono consumate tante storie,
07:18l'ospedale psichiatrico di Colorno adesso è in abbandono,
07:24era il monastero domenicano, il convento domenicano,
07:31ci siamo stati con la cinepresa di Matteo Guarnieri di recente per esplorare questo mondo
07:37che comunque resta lì come testimonianza, come documento storico assieme all'archivio
07:43che la professoressa Stefania Re ha consultato, ma resta lì anche come documento storico
07:52ad interrogarci su che cosa, su come la società si deve porre di fronte alla sofferenza,
07:59al disagio psichico, alla malattia mentale e comunque alle persone che soffrono in genere.
08:05Grazie, un saluto alle telespettatrici, ai telespettatori di Confini, Muri e Bordi
08:13e alla prossima puntata.
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