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  • 2 giorni fa
Il Festival di Cannes da sempre celebra il cinema d’autore, che sperimenta, osa, denuncia e riflette. Tra Palma d'oro, Grand Prix e premi a regia, sceneggiatori e attori, i film vincitori degli ultimi anni raccontano stili e linguaggi molto diversi, uniti dall'amore per un'arte che vince il tempo. Un cinema che supera, in maniera memorabile, quello che André Bazin – grande critico cinematografico che ha fatto la storia della kermesse – ha definito il “complesso della mummia”: il bisogno ancestrale dell'uomo di sconfiggere la morte attraverso l'immagine. Ovvero l'apparenza, la conservazione della realtà immune al tempo. Mentre la 79ª edizione del Festival di Cannes propone nuove opere, ecco alcuni film imperdibili premiati a Cannes disponibili su Netflix.

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Lui portava i tacchi a spillo, premiato a Cannes 1986
Un ménage à trois che esplora relazione di coppia, sessualità, identità e scoperta di sé. Su Netflix è disponibile Lui portava i tacchi a spillo (Tenue de soirée) di Bertrand Blier, opera premiata a Cannes nel 1986. Il film racconta la storia di Antoine e Monique, una coppia che vive in una roulotte e attraversa una profonda crisi di coppia, segnata dalla povertà e dalla noia. Il loro equilibrio si spezza con l’arrivo di Bob, interpretato da un istrionico Gérard Depardieu, ladro anarchico capace di sconvolgere la loro vita e riaccendere desiderio, piacere e attrazione.

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The Stranger Left No Card, il noir psicologico che conquistò Cannes
Diretto da Wendy Toye, The Stranger Left No Card è un cortometraggio britannico presentato al Festival di Cannes nel 1952. La storia si svolge in una tranquilla cittadina americana, dove l’arrivo di uno sconosciuto elegante e carismatico rompe la routine quotidiana. Senza rivelare nulla di sé, l’uomo si insinua nella vita degli abitanti lasciando dietro di sé un senso crescente di inquietudine. La sua identità resta un enigma che si dissolve con la stessa rapidità con cui è apparso. Un piccolo gioiello del cinema britannico, capace di condensare in pochi minuti tensione, ambiguità e suggestione.

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Easy Rider, libertà e disillusione del sogno americano, a Cannes 1969
Diretto da Dennis Hopper, Easy Rider è stato presentato al Festival di Cannes nel 1969, segnando una svolta generazionale nel cinema americano. Il film segue due motociclisti, Wyatt (Peter Fonda) e Billy (Dennis Hopper), che attraversano gli Stati Uniti da ovest a est dopo aver venduto una partita di droga. Il loro viaggio on the road diventa un’esplorazione della libertà, della controcultura e delle profonde contraddizioni dell’America di fine anni ’60.

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Troppo bella per te!, il desiderio di ciò che sfugge
Bertrand Blier torna a Cannes nel 1989 con un altro film sui triangoli amorosi. Troppo bella per te! (Trop belle pour toi !) vince il Grand Prix Special de la Jury e segna uno dei momenti più alti della carriera del regista, già consacrato dal successo di Tenue de soirée e Les Valseuses. Tra i protagonisti figurano Gérard Depardieu, Carole Bouquet e Josiane Balasko, interpreti di un triangolo amoroso che sovverte le convenzioni del genere. Blier ribalta i codici del desiderio: non è la bellezza ideale a generare la passione, ma lo scarto, l’imprevisto, ciò che sfugge alla norma. Il film diventa così una riflessione sullo sguardo e sulle contraddizioni dell’amore.

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Dov’è il mio corpo? Il desiderio di sentirsi interi
Diretto da Jérémy Clapin, Dov’è il mio corpo? è un film d’animazione francese presentato alla Settimana della Critica del Festival di Cannes nel 2019, dove ha vinto il Grand Prix Nespresso. Il film racconta due storie che si inseguono e si sfiorano: quella di una mano recisa che, inspiegabilmente viva, tenta di ritrovare il proprio corpo, e quella di Naoufel, giovane ragazzo intrappolato in una vita fragile, sospesa tra precarietà, desiderio e perdita. La mano diventa un’estensione autonoma della volontà, mentre Naoufel cerca disperatamente un senso alla propria esistenza, tra lavori precari e un amore improvviso che lo destabilizza. Ne emerge un racconto intimo e universale, in cui perdersi significa anche, paradossalmente, provare a ritrovarsi.

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Lola Darling di Spike Lee, premiato a Cannes 1986
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