HO INIZIATO A disegnare sui muri perché non avevo altre risorse. Ho pensato di ricorrere al carbone che usiamo per cucinare cibi e bevande», dice la ventiseienne Areej al-Saafin, artista di Gaza che ha perso un occhio in un attacco aereo israeliano. Ora Saafin brucia il legno per creare carboncino con cui disegna (occhi, soprattutto) sulle pareti della sua casa, nel campo profughi di Bureij. È tornata a lavorare sui musi, dopo aver bruciato le sue opere sopravvissute ai bombardamenti, perché la famiglia non aveva più niente con cui scaldarsi. «Durante la guerra, quando siamo stati bombardati qui – afferma la giovane palestinese – ho perso tutti i miei dipinti e non mi è rimasto più nulla. Anche ciò che era rimasto lo abbiamo usato per accendere il fuoco e cucinare, dato che non c'era né legna né combustibile, e non c'era nemmeno il gas da cucina. Abbiamo persino bruciato i nostri vestiti».
Commenti