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Trascrizione
00:16Buonasera, buon venerdì, ben ritrovati con il Tg Preview di Teletutto, l'approfondimento
00:20a cura della nostra redazione.
00:22Questa sera parleremo del 25 aprile, domani tutte le commemorazioni in tutta Italia, però
00:28noi cerchiamo di capire anche qual è il significato oggi della Resistenza che si celebra da 81
00:35anni, lo facciamo con il professor Roberto Tagliani che è Presidente della Federazione
00:40Italiana dei Volontari della Libertà.
00:41Buonasera e ben trovato nel nostro Tg Preview.
00:44Buonasera, buonasera a tutti i telespettatori.
00:46Partiamo ripercorrendo quel momento storico con questa copertina.
00:55Nel 25 aprile era chiuso il senso più profondo di ciò che significa essere una comunità
00:59libera, unita e democratica.
01:01Tra il 1943 e il 1945 il paese fu sconvolto dalla guerra civile e dall'occupazione nazista.
01:08Dopo l'8 settembre 1943 infatti l'Italia si ritrovò divisa in due.
01:13Al sud sotto il controllo degli alleati al nord occupata dai tedeschi e dalla Repubblica
01:18Sociale Italiana di Benito Mussolini, un regime feroce che collaborò con i nazisti nella
01:22repressione e nelle persecuzioni.
01:24In quei mesi drammatici tra città devastate e campagne segnate dalla fame e dalla paura
01:29nacque la Resistenza.
01:31Migliaia di italiani, uomini, donne, giovani studenti, anziani, sacerdoti, operai e contadini
01:36decisero di non piegarsi all'oppressione.
01:38Presero le armi, salirono sulle montagne, organizzarono sabotaggi e azioni di guerriglia
01:43contro l'esercito occupante e i fascisti repubblichini.
01:46Non era solo una guerra armata, era soprattutto una battaglia di ideali, la lotta per la libertà,
01:52la giustizia sociale e la democrazia, valori che allora sembravano lontani e irraggiungibili
01:57ma che, proprio grazie al coraggio di quei partigiani, sarebbero diventati il fondamento
02:01della nuova Italia.
02:02Il 25 aprile 1945 segnò il culmine dell'impegno di quel sacrificio.
02:08Secondo l'ANPI, i caduti nella Resistenza italiana, in combattimento o eliminati dopo essere
02:13finiti nelle mani dei nazifascisti, sono stati complessivamente circa 44.700, altri 21.200
02:20rimasero mutirati o invalidi.
02:22Le città del nord, Milano, Torino, Genova, Bologna, vennero liberate dai partigiani e
02:27dalle truppe alleate.
02:28Mussolini tentò la fuga verso la Svizzera, ma fu catturato e giustiziato il 28 aprile.
02:33Il nazifascismo crollava e con esso due decenni di violenza, censura e persecuzioni.
02:39Il 25 aprile è diventato festa nazionale, non soltanto per ricordare la fine di una guerra,
02:44ma per celebrare il ritorno della libertà e della dignità civile.
02:48È il giorno in cui il paese onora il sacrificio di chi ha combattuto e perso la vita per liberare
02:53l'Italia dall'oppressione.
02:55È il giorno in cui la memoria si fa responsabilità, perché la Resistenza non è soltanto un capitolo
03:01di storia, è un messaggio che parla al presente e al futuro.
03:04Ci ricorda che la libertà non è mai scontata, che i diritti si conquistano e si difendono
03:09ogni giorno.
03:10Insegna a riconoscere i segnali di nuove intolleranze, di discriminazioni, di violenze che ancora
03:16oggi minacciano la convivenza civile.
03:18Il 25 aprile è dunque la festa di tutti, di chi c'era e di chi è venuto dopo, di
03:23chi
03:23continua a credere in un'Italia libera, democratica e antifascista.
03:27È la forza della memoria che si rinnova di generazione in generazione e che ogni anno,
03:32con le commemorazioni, i tricolori al vento, con le canzoni partigiane, con le corone
03:37ai monumenti e con le parole della Costituzione, ricorda da dove veniamo e indica la strada
03:43da seguire.
03:46Questo Presidente è un inquadramento storico, ci parla anche delle prospettive e anche del
03:51significato in qualche modo di questo 25 aprile.
03:55Partiamo da qui, per l'Italia e per le nuove generazioni, cosa significa il 25 aprile?
03:59Che cosa deve significare?
04:00Allora, l'anno scorso abbiamo celebrato l'ottantesimo con grande presenza di popolo e con grande
04:07presenza educativa delle associazioni partigiane, soprattutto nel mondo delle scuole.
04:11E c'è stata l'occasione di una riscoperta che quest'anno ha cominciato a dare molti frutti.
04:16Tutte le associazioni che appartengono alla mia federazione, ma in generale tutte le associazioni
04:21che fanno parte del quadro costituzionale delle associazioni della memoria partigiana,
04:26hanno avuto un incremento di richieste di progetti, di interventi e di azioni educative
04:31per riportare all'attenzione la memoria storica di questo periodo importante, direi fondativo
04:38della nostra Repubblica.
04:41C'è una grande attenzione da parte dei giovani che vivono la consapevolezza che questo fatto
04:47storico che spesso e volentieri incontrano o per testimonianze fatte appunto dalle associazioni
04:53partigiane o quando lo incontrano sui libri di scuola lo vedono come particolarmente partecipe
04:58della loro esperienza, vogliono saperne di più, vogliono capirne di più, sanno che la resistenza
05:04è quel fenomeno particolarmente complesso che si è incrociato con i destini della seconda
05:10guerra mondiale e con la presenza degli alleati in Italia, ma che è anche stato oggetto di racconti
05:16familiari, di racconti personali, di racconti che anche queste giovani generazioni hanno
05:21sentito magari di seconda o di terza mano, fatti dai padri che le avevano ascoltati dai
05:25nonni.
05:26E quindi il compito delle associazioni partigiane è proprio quello di assecondare questa curiosità
05:31attraverso un'azione intelligente ma soprattutto onesta intellettualmente.
05:37Non c'è bisogno, la resistenza non ha bisogno di una propaganda che la accompagna, ha bisogno
05:43invece di un approfondimento continuo, di conoscenza, perché le generazioni cambiano
05:47e le informazioni che una volta erano patrimonio comune anche del passaparola oggi non lo sono
05:53più e quindi c'è un di più di responsabilità nell'essere affidabili nelle notizie, nelle
05:58informazioni, nei documenti, nei volumi che vengono suggeriti e che vengono utilizzati per
06:02preparare questi incontri.
06:04Qual è il messaggio più attuale che la resistenza consegna ancora oggi alla società italiana?
06:09È un messaggio di partecipazione. La resistenza non nasce con una chiamata collettiva e con
06:17una coscrizione obbligatoria. Nasce da esperienze di persecuzione, da esperienze di sofferenza,
06:24da esperienze di fame, da esperienze di difficoltà come un moto generale e volontario che all'inizio
06:30è molto confuso, è molto incerto, è molto davvero entusiasta e giovanile con l'irrazionalità
06:36a volte anche con l'incoscienza di questi giovani che a un certo punto sentono il bisogno
06:41di dire basta. Ovviamente ci sono anche esperienze più strutturate, c'è l'esperienza dei militari
06:46che ritornati dalla guerra, soprattutto dalla Russia o dalla guerra sul fronte greco-albanese,
06:55capiscono che c'è bisogno di un'attività militare che consegni la dignità all'Italia, la riconsegni,
07:05la permetta di riconquistare. Quindi la partecipazione è un'esperienza che anche i giovani di oggi
07:09stanno facendo su tanti temi che sono diversi ovviamente da quelli dei giovani di 81 anni fa
07:14o di 83 anni fa, quando è cominciata la resistenza nel 43. Però è proprio questa dimensione di
07:22partecipazione, di non lasciarsi cadere addosso le cose, di non lasciare che gli eventi arrivino
07:29in modo ineluttabile e così senza partecipare, che piace molto alle giovani di le nazioni e che
07:36le incuriosisce e che fa proprio in modo che chiedano a chi li incontra quali fossero le
07:43aspettative, quali fossero le paure, quali fossero anche gli aspetti psicologici di chi a un certo
07:48punto abbandonava la via comoda e sicura per avventurarsi sui monti ventosi o nelle catacombe
07:55delle città, come dice Tredo Rivelli nella preghiera del ribello. E questo è un dato
08:00che appartiene molto alla gioventù, che appartiene all'esperienza dei giovani e che i giovani
08:04sentono molto. E quindi è il messaggio di una partecipazione per qualcosa di grande da
08:07fare insieme.
08:08Ho diverse esperienze e quanto è importante ricordare che la liberazione è stata un'esperienza
08:14collettiva ma che ha coinvolto persone diverse per idea, per provenienza e per sensibilità.
08:20È una grande ricchezza questa diversità, perché è una diversità che parte proprio
08:25da punti di vista che talora sono anche conflittuali prima che il fascismo prenda il potere e che
08:32certamente sono diventati conflittuali dopo la liberazione. Partivano da impianti teorici,
08:38da filosofie politiche differenti, da esperienze anche di aggregazione e di arruolamento, diciamolo
08:45pure, identitario molto diverse. Eppure tutte queste componenti, anche quelle più ideologicamente
08:52mature, anche quelle più ideologicamente consapevoli, hanno deciso di mettere da parte l'ideologia
08:57nella fase del combattimento e di rimandare a dopo la liberazione ogni discussione sulle
09:02forme di Stato, sulle forme di governo, sulla possibilità di un impianto sociale di formazione
09:09collettivista e socialista o invece liberale e aperto alla partecipazione come poi è stato
09:17del mondo occidentale. Tutto questo, che apparteneva anche ad esperienze molto motivate
09:24e molto radicate nel pensiero anche di chi ha combattuto, è stato messo da parte in ragione
09:30di un bene più forte. E non è finito il 26 di aprile, non è finito la guerra terminata
09:35dopo gli abbracci, dopo i festeggiamenti, immaginiamo anche dopo i brindesi, i baci e gli abbracci.
09:39E' finito dopo aver approvato la Costituzione e dopo che la Costituzione è andata in vigore.
09:46Cioè la responsabilità di far prevalere il bene comune sull'interesse di parte è stata
09:52un'esperienza che ha maturato le sue ragioni dentro la lotta partigiana e che è continuata
09:59fino all'approvazione della Costituzione. Poi ragioni più di inquadramento internazionale
10:05e di influenza internazionale ha portato alle divisioni in due blocchi, alla guerra fredda,
10:08tutto ciò che ben sappiamo. Ma fino a che la Costituzione non è stata scritta, discussa
10:14e approvata ed è stata una discussione ampia, aperta, veramente a tutto campo, queste individualità
10:22sono rimaste nella dignità e nell'intelligenza delle persone, ma non prevaricando la possibilità
10:29di collaborare per il bene comune.
10:30C'è un tema di attualità che non è indifferente, ovvero che il 25 aprile è ancora percepito
10:35da alcuni con una ricorrenza divisiva. E secondo lei perché accade oggi?
10:40Perché molta parte, soprattutto della destra, non ha fatto i conti con quella storia. Non
10:46ha fatto i conti con quella storia e ritiene che, come sicuramente nel momento storico c'è
10:53stato, le ragioni di chi stava dall'altra parte siano altrettanto rispettabili e oneste
11:00di quanto non lo fossero quelle di chi ha combattuto da questa parte. Con uno sguardo
11:04storico e non militante, io dico che questa visione di parità, che si nasconde dietro
11:11l'etichetta di guerra civile, certo che fu una guerra civile, combatterono appartenenti
11:16alla stessa nazione, non fu una guerra, diciamo, tra ideologie paritarie, ma fu una guerra tra
11:23chi, collaborando con i nazisti e sostenendo le ragioni di vent'anni di dittatura, voleva
11:28continuare ad opprimere le libertà e chi quelle libertà invece le voleva liberare
11:33per tutti, compresi quelli che le stavano opprimendo. La differenza sta solo in questo
11:38fatto. Se questo fatto venisse pacificamente accettato, non sarebbe divisivo il 25 aprile
11:43nella misura in cui anche chi non si riconosce nell'esperienza partigiana, ma si riconosce
11:49nelle libertà costituzionali, ha queste libertà perché c'è stata la resistenza, perché c'è
11:53stata la guerra di liberazione, perché qualcuno ha detto no, come si faceva prima, non si può
11:58andare avanti. È possibile essersi come lavorare perché questa giornata venga sempre più riconosciuta
12:04come patrimonio condiviso dell'intero paese? Certamente, ed è quello che molte delle associazioni
12:09partigiane stanno facendo. Nessuno si arrocca su posizioni nostalgiche, nessuno vuole che
12:15la resistenza sia una specie di religione laica di cui non si possa discutere e su cui non si
12:21possa dire nulla, perché anche la storia della resistenza ha avuto le sue luci e ha avuto
12:26le sue ombre, essendo una storia di uomini e di donne, come tutte le cose fatte da persone
12:30possono avere dei fatti che con l'osservazione del senno di poi, 80 anni dopo, possono essere
12:36giudicati e anche condannati come non opportuni, non corretti, non ben fatti. C'è però un altro
12:42aspetto che credo sia in questo momento storico sempre più necessario, ed è una cosa che riguarda
12:48tutti quanti, non solo una parte, diciamo, di chi discute intorno a questo tema, ed è la scelta
12:55del linguaggio. Occorre trovare parole nuove, parole che possono davvero parlare a tutti, soprattutto
13:02a quelli che non si sentono schierati per forza di cose o incasellati per forza di cose in una parte
13:08o nell'altra di questa competizione. Far venire meno la competizione significa fare un passo avanti
13:14tutti, non un passo indietro tutti, non autocensurarsi, non giocare su una dinamica di contrapposizione
13:22che finisce anche per strumentalizzare la storia da una parte e dall'altra, per cui da una parte
13:26si dice che tutto fu bello e meraviglioso e straordinario, dall'altra tutta fu brutta e ci furono
13:32delle cose talmente gravi che rivaluterebbero le ragioni della controparte. Su questo versante
13:39non andiamo da nessuna parte, la nostra comunità continuerà a rimanere divisa come una tifose
13:44coseria in cui non ci sono ragioni logiche ma ci sono ragioni emotive che guidano. Le
13:51ragioni logiche vanno trovate in un nuovo linguaggio, un nuovo linguaggio che stiamo cercando di scoprire
13:56insieme ai giovani. Con molti progetti della federazione stiamo proprio lavorando in quella
14:01che in termini pedagogici si chiama flipped classroom, cioè la classe rovesciata in cui
14:06sono gli studenti che riflettono sui temi e con noi lavorano ma partendo dalle loro esigenze,
14:13dalla loro lettura della realtà, dalla loro lettura anche della realtà storica. È un'esperienza
14:17veramente molto bella perché fa cadere spesso molte reazioni diciamo istintive che chi si occupa
14:26come me da molti anni nel mondo della resistenza tendenzialmente ha reagendo diciamo a alcune
14:31parole forti. Questo ci obbliga a trovare modi nuovi di spiegare quelle cose che a volte non
14:37spieghiamo perché pensiamo di saperle invece quando proviamo a spiegarle capiamo che abbiamo
14:42bisogno di un linguaggio adeguato. Il 25 aprile dello scorso anno Teletutto ha seguito le celebrazioni
14:49dell'Alta Valle Camonica, eravamo a Edolo e avevamo avuto la testimonianza di una delle ultime
14:57partigiane ancora in vita che è Rosi Romelli e ve la riproponiamo nell'intervista del nostro Fabrizio Prestini.
15:08Rosina Romelli, per tutti i Rosi, nata l'11 agosto 1929 a Rino di Sonico in Valle Camonica,
15:15figlia di Luigi Bigio, vice comandante della 54esima Brigata Garibaldi in Val Malga. Con
15:21sua madre Pina lei era in montagna nella stessa brigata ed è stata la partigiana più giovane d'Italia.
15:27Rosi, cosa significa celebrare la liberazione in particolare quest'anno a 80 anni di distanza?
15:32Festeggiare l'ottantesimo di libertà per me significa rinnovare tanti fatti belli, poco belli per la fatica
15:48che abbiamo fatto. Nel stesso tempo sento una grande riconoscenza di ringraziare tutti i colori che in
15:57qualsiasi modo. Ci hanno aiutato nel periodo in cui noi siamo stati in montagna.
16:03Lei ha vissuto l'arresto insieme ai suoi genitori. Qual è il ricordo che spesso ritorna?
16:08Ci hanno divisi. Mamma l'ha portato in un'altra stanza e dopo non molto tempo l'ho vista tornare
16:15con il dito indice della mano destra messa sulla bocca. Come dire non parlare, non ho parlato io,
16:28non parlare neanche tu, non dire niente di quello che sai. Io ho obbedito. Ho visto papà con le mani
16:39incantenati, piedi incantenati che non poteva neanche muoversi. Mi ha detto non piangere,
16:47ricordati solo che se io sono qui è perché un giorno voi possiate essere liberi.
16:54In conclusione, che messaggio si sente di lanciare a tutti, ma soprattutto alle giovani generazioni?
16:59Pensiamo a quanti al giorno d'oggi stanno combattendo, quante battaglie ci sono in giro.
17:05Preghiamo anche per loro. Il rispetto tra una persona e l'altra è importantissimo.
17:13Fare in modo che voi siate portatori di speranza per tutti. Speranza di poter godere di questa
17:22libertà. Speranza di continuare a vivere in libertà e in giustizia. Questo è l'augurio
17:29che faccio per i giovani. Le parole di Rosi Romelli saranno sempre attuali,
17:38Presidente. La verità e ci aiuta a introdurre questo tema è che Rosi Romelli è una delle
17:43ultime partigiane in vita. I testimoni di quegli anni, di quella fase storica verranno
17:51a mancare e saranno sempre meno. Quanto è importante quindi oggi il passaggio della
17:57memoria delle nuove generazioni e come si fa a rendere questo passaggio virtuoso, ovvero
18:04tramandare il ricordo e tramandare i valori di quel momento?
18:08Guardi, per rispondere parto da una frase che ha pronunciato proprio ieri il Presidente
18:14Mattarella nell'incontro a cui ho partecipato anch'io in quanto Presidente nazionale con
18:19le associazioni combattentistiche partigiane. Proprio parlando del bisogno della memoria,
18:24si rivolge alle associazioni partigiane con queste parole. Voi, associazioni partigiane,
18:28custodi della memoria, siete testimoni di una storia che non è materia per archivi ma
18:34perennemente vivente. È indubbio che serve la conoscenza dei fatti. I testimoni potevano
18:40raccontare la loro esperienza, che era un'esperienza che poteva anche avere delle aporie, avere dei
18:45buchi, avere delle mancanze nel quadro generale perché la cosa importante era la testimonianza
18:52della loro esperienza. Chi non è stato partigiano, chi parla ripetendo le parole dei testimoni,
18:59ha bisogno invece di una formazione più ampia, più documentata e più seria che si fa stando
19:04anche negli archivi, nelle biblioteche e sui libri. Una delle cose che è importante fare
19:10con i giovani è non avere paura di dimostrare che c'è una complessità nel racconto di questi
19:16fatti, nel reperimento delle informazioni. C'è un contrasto spesso tra le fonti, che sono
19:21fonti in molti casi recuperate in maniera successiva attraverso relazioni memoriali,
19:27attraverso racconti che sono avvenuti in una seconda fase. E quindi occorre l'onestà di dire
19:32che è una storia che ha bisogno di essere studiata come fatto, come documento, però
19:39non è una storia che corrisponde alla vicenda delle guerre puniche o che corrisponde alle
19:44vicende delle imprese di Alessandro Magno o delle storie dei cavalieri della tavola rotonda
19:50di Re Artù. Cioè non è una storia che si trasforma in un'epopea e che si trasforma in
19:55una narrazione. Questa narrazione è quello che quella esperienza ci ha lasciato, la narrazione
20:02che noi possiamo testimoniare è che cosa abbiamo imparato da quei partigiani che abbiamo incontrato,
20:07che cosa ci hanno lasciato. Abbiamo sentito le parole di Rosi Romelli che a oltre 90 anni
20:12ci parla di speranza. Ai giovani c'è bisogno di dare non una speranza, ma una possibilità
20:20alla loro speranza. Ce l'hanno già la speranza, è uno dei sentimenti tipici delle nuove generazioni.
20:25E questa speranza permette loro di identificarsi in quella scelta che fu una scelta difficile.
20:31Era molto più facile stare fermi, non fare nulla, o arruolarsi nei bandi graziani dove
20:36era garantito uno stipendio, una divisa, un cibo caldo, la possibilità di essere diciamo
20:43di aiuto a una famiglia che era spesso indigente perché erano passati tre anni di guerra e la
20:48povertà era di gran lunga la condizione generale. Eppure qualcuno ha detto di no a queste comodità
20:53in ragione di qualcosa di più grande. Quel qualcosa di più grande è quello su cui cerchiamo
20:57di lavorare, perché è anche quello che ha costruito quel che è venuto dopo.
21:01Noi ci avviciniamo alla conclusione. Lei domani sarà tra gli oratori ufficiali della cerimonia
21:07di Milano. Le chiedo in sintesi quale sarà il messaggio che darà.
21:11Guardi, ho preparato un discorso che spero di riuscire a fare se i tempi lo consentiranno
21:17perché è un palco su cui si alternano molti oratori, ma anticipo soltanto che recupererò
21:24una frase che mi è molto cara di Leonello Levisandri, che pronunciò Leonello Levisandri
21:28nell'84 in quel famoso incontro tra i comandanti partigiani, che è quella su una predisposizione
21:35d'animo che credo anche noi abbiamo bisogno di esercitare, cioè quella di essere democraticamente
21:40ribelli, non supini allo svolgersi delle cose così come ci capitano e un po' rassegnati
21:45che il mondo cambia e bisogna stare alle regole di chi comanda, ma la capacità di ribellarsi
21:51in modo democratico, ma di ribellarsi, di recuperare la propria dignità e la propria capacità
21:56di dire no per dire un sì a qualcosa d'altro è quello che voglio trasmettere con il messaggio
22:02nel mio intervento di domani. Abbiamo ancora un minuto, io le chiedo in un contesto internazionale
22:06segnato da conflitti e tensioni quanto il messaggio del 25 aprile assume un significato
22:11più attuale. Guardi, il 25 aprile è stato anche una guerra alla guerra, quando nel 2 giugno
22:19del 46 andarono a votare gli italiani e le italiane per la prima volta in un contesto nazionale
22:25e votarono per la Repubblica e l'essero anche un'assemblea costituente che dovesse scrivere
22:29una costituzione orientata ai valori che avevano vinto la guerra e che si erano sacrificati
22:37nella resistenza. L'articolo 11, quello in cui si dice che l'Italia ripudia la guerra
22:42come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, non è nato a caso, non è
22:47nato per una forzatura di una parte sull'altra, è nato da quella esperienza di guerra alla
22:51guerra che nella esperienza partigiana trova le sue motivazioni e quindi anche la resistenza
22:56ha qualcosa da dire sulla pace. Grazie a Roberto Tagliani, Presidente nazionale della Federazione
23:01Italiana dei Volontari della Libertà per essere stato con noi questa sera, l'aspettiamo
23:06presto, grazie professore. Grazie a voi e buon 25 aprile.
23:09E grazie a voi per averci seguito, noi ci fermiamo qui, non l'informazione di TeleTutto
23:14che come sempre torna tra pochi minuti con il nostro telegiornale, questa sera ad aspettarvi
23:19ci sarà Clara Piantoni, da parte mia l'augurio di un buon proseguimento di serata, sempre
23:24con te ne è tutto.
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