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  • 2 giorni fa
Un incontro per caso, un film per sempre. Tutto comincia con una passeggiata a Trastevere. Il regista Massimiliano Camaiti si trova davanti alla Basilica di Santa Cecilia e vede una scena che non si aspetta: due agnellini coperti di fiori, festeggiati con gioia dalle monache prima di essere benedetti da un prete. Una visione quasi surreale, nel mezzo di Roma. Da quel momento, il film era già scritto nella sua testa.

Dal 20 aprile Agnus Dei arriva nelle sale italiane. Il documentario, di cui vi proponiamo in anteprima qui sopra una clip esclusiva, racconta un rito antico e quasi sconosciuto che si compie ogni anno poco distante dal Cupolone di San Pietro.

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La trama di Agnus Dei
Ogni anno, a gennaio, due agnelli appena nati vengono affidati alle monache di clausura del Monastero di Santa Cecilia in Trastevere. Le suore li accudiscono con una cura che somiglia moltissimo a quella di una madre: li nutrono, li proteggono, stanno loro vicino. Non è solo tenerezza, c'è uno scopo antico e preciso dietro tutto questo. Con la loro lana le monache tessono il pallio. Cioè il paramento liturgico che il Papa indossa il 29 giugno, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo.

Camaiti segue questo rito dall'inizio alla fine, con una macchina da presa che osserva senza mai disturbare. Dentro quelle mura emerge qualcosa di inaspettato: una forma di maternità silenziosa che ridefinisce il senso stesso della vocazione religiosa. E poi, a scuotere questo ritmo millenario, arriva l'imprevisto della Storia: la morte di Papa Francesco, proprio durante l'Anno Santo 2025. Le monache si fermano, si commuovono. Poi riprendono. La vita nel monastero torna esattamente com'era, uguale e immutabile, come sempre.
Uno sguardo laico su un mondo di fede
Camaiti non è un regista credente che racconta la fede. È un osservatore curioso che ha avuto il privilegio di entrare in un luogo chiuso al mondo e ha scelto di starci in silenzio. «Ho cercato di lasciare uno spazio fra la macchina da presa e gli eventi filmati», spiega Camaiti, che è arrivato al cinema lavorando come assistente alla regia di Carlo Verdone e Silvio Soldini, per poi dirigere Sulla stessa onda (2021), film originale Netflix. «Per me questo spazio era necessario per permettere allo spettatore di creare il proprio personale punto di vista. Osservo quello che succede, senza suggerire nulla».

Il risultato è un film che parla a tutti, credenti e non, senza spiegare, senza giudicare, senza retorica. «Gli agnelli ci hanno aperto le porte di un universo segreto, scandito da un altro ritmo, da un respiro differente, che neppure l'ingresso improvviso della Storia è riuscito a scalfire: alla notizia della morte di Papa Francesco, nonostante la commozione, le attività delle monache non si sono fermate che per qualche ora». In questo senso, in un'epoca in cui tutto urla, Agnus Dei sembra sussurrare. Ed è difficile non ascoltarlo.

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Un documentario presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025
Il film ha debuttato alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Biennale College Cinema. Da lì in poi è stato un percorso di riconoscimenti: il Premio Michel Mitrani come migliore opera prima al Festival di Biarritz in Francia, il titolo di miglior documentario dell'anno dall'Associazione Documentaristi Italiani, il Doc/it Professional Award, e le shortlist ai David di Donatello e ai Nastri d'Argento. Prodotto da Cinemaundici in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da Kinèa Distribuzioni, Agnus Dei è ora al cinema.

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00:02Che c'è?
00:51Voleva essere ormai quasi giunta l'ora con grandini o no?
00:59Voleva essere ormai quasi giunta l'ora.
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