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  • 2 minuti fa
L'inchiesta nazionale sul caporalato nel settore del food delivery approda a Messina dove i Carabinieri hanno scoperto condizioni di lavoro dei rider fra le peggiori in Italia. Sottopagati e costretti a controllo costante e turni massacranti. Quattro le persone indagate, erogate sanzioni per oltre 65.000 euro.

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Trascrizione
00:00Nel mirino dei carabinieri è finita una società messinese operante nel settore del food delivery.
00:06Mesi di controlli hanno portato ora alla chiusura delle indagini che vedono indagati l'amministratore unico dell'azienda
00:11e tre collaboratori per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato,
00:17aggravato dal numero di lavoratori coinvolti, diverse decine di rider, quasi tutti giovani messinesi, per lo più studenti universitari.
00:25L'operazione condotta dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Messina ha portato alla luce le condizioni di lavoro
00:31dei fattorini
00:32costrette a utilizzare mezzi propri per effettuare consegne remunerate con compensi inferiori,
00:38in alcuni casi a meno della metà degli importi stabiliti dal contratto nazionale di lavoro,
00:43spingendoli ad esporsi a rischi elevati in strada pur di raggiungere una soglia minima di sussistenza.
00:49I fattorini ottenevano tra i 2,40 e i 2,99 per consegna, lavorando a ritmi impossibili, in totale assenza
00:57di formazione.
00:58L'indagine ha svelato l'esistenza di un vero e proprio caporalato digitale.
01:02La società utilizzava una piattaforma informatica che, mediante algoritmi predefiniti,
01:07gestiva l'assegnazione degli ordini, i vincoli operativi e il controllo costante delle prestazioni dei fattorini.
01:13Attraverso anche la messaggistica WhatsApp, i rider venivano messi sotto pressione.
01:18Per massimizzare i profitti ed evitare i tempi morti tra una consegna e l'altra,
01:23i rider erano obbligati ad inviare il messaggio con la parola libero
01:26e di aggiornarlo ogni minuto per confermare la propria disponibilità non appena terminato un servizio.
01:33I responsabili aziendali monitoravano i tempi di esecuzione
01:37e in caso di ritardi o lentezze telefonavano subito al rider.
01:40Spesso imponevano direttamente come velocizzare il turno
01:44e stabilivano quale fosse l'ultima consegna della giornata.
01:47Il giovane non aveva la libertà di rifiutare una consegna.
01:51Ogni rifiuto doveva essere ben motivato.
01:53In caso contrario comportava rigidi ammonimenti
01:56o non venivano chiamati per le consegne successive.
01:59Questo sistema obbligava di fatto il rider ad accettare ritmi di lavoro estenuanti.
02:04E c'è anche il caso di una giovane che, rimasta coinvolta in un incidente stradale
02:09durante l'attività lavorativa, subiva pressioni per costringerla a dimettersi
02:13ed evitare i controlli da parte dell'Inail.
02:16La Procura ha avviato le procedure di recupero degli oneri,
02:19contributivi previdenziali ed assistenziali,
02:21elusi per un importo di circa 700 mila euro.
02:24Gli indagati, venuti a conoscenza delle indagini in loro confronti
02:28perché destinatari di un decreto di perquisizione,
02:30hanno tentato di inquinare le prove,
02:32chiedendo al gestore del database aziendale
02:35di rimuovere i dati degli ordini degli anni precedenti
02:38e modificare le credenziali di accesso al sistema
02:41così da impedire eventuali ispezioni telematiche.
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