00:12Siamo qui per celebrare il cinema italiano che fa gridare al miracolo gli entusiasti
00:17e sussurrare un finalmente ai più prudenti, grazie ai due film veri e propri fenomeni
00:22di questo promettente 2016. Veloce come il vento e lo chiamavano Gigrobot. Due film di
00:27genere molto diversi dalla tipica cinematografia italiana. Due pellicole che per certi versi
00:32si somigliano, nelle scelte coraggiose e nella capacità autoriale di non perdere di vista
00:37il racconto, pur mantenendo grande appetibilità commerciale. Ecco i loro punti di forza.
00:44Il cinecomic e il dramma sportivo a sfondo automobilistico sono territori a noi sconosciuti,
00:49ritenuti sempre esclusiva dei grandi blockbuster hollywoodiani. E invece no, anche noi possiamo
00:54farli e farli bene. Non c'è stata una semplice riproposizione di canoni, ma una sapiente traduzione,
01:01un lavoro di adattamento di quei generi al nostro contesto culturale. Il tutto al servizio del
01:06racconto di vicende umane. I supereroi parlano romano, le auto possono sfrecciare per le strade
01:12di Matera, il teatro del duello decisivo è lo stadio olimpico. Se a qualcuno viene da ridere
01:17al solo pensiero è un problema suo, funziona tutto e funziona alla grande.
01:23Come si rende credibile un uomo che trova i suoi poteri in fondo al tevere? Come contestualizzare
01:29in Italia un racconto di riscatto sportivo? Semplicemente attraverso belle storie e una
01:34scrittura in grado di calare la narrazione nel contesto scelto. Basta pensare al cattivo
01:39di Lo chiamavano Gigrobò. Lo straordinario zingaro di Luca Marinelli è un figlio deluso
01:44della televisione italiana, fabbrica di talenti e illusioni. Così questo cattivo, prima che
01:49capo di una banda di malavitosi, è un disperato che vuole essere qualcuno, affamato di visibilità,
01:55non solo di ricchezza e potere.
01:58Da una parte il riluttante Enzo che sguazza nella sua mediocrità e ribadisce di continuo
02:03la sua volontà di non voler essere qualcuno. Dall'altra l'ex stella delle corse Loris,
02:08caduto nel dimenticatoio e preda della tossicodipendenza. Se veloce come il vento e lo chiamavano
02:14Gigrobò hanno un respiro internazionale è anche per la scelta insolita di basarsi
02:18su due prove attoriali fisiche. I chili presi da Santa Maria servono a imbolsire e rendere
02:23credibile un eroe involontario, massiccio e iconico. Quelli persi da Accorsi accentuano
02:28un malessere logorante che non ha mai fine.
02:33Non ci sono solo i vivi Santa Maria e Accorsi, ma anche due assolute sorprese scovate in luoghi
02:38impensabili. Lo chiamavano Gigrobò e, veloce come il vento, si reggono sulle spalle fragili
02:43di Ilenia Pastorelli e sul collo da colibri di Matilda De Angelis. Volenterosa concorrente
02:49di un reality, la Pastorelli, e giovane cantante da poco approdata in televisione, la De Angelis,
02:54entrambe interpretano donne umane, perché dotate di debolezze e tanta forza, quasi in antitesi.
03:00Il tutto grazie al talento spontaneo di due attrici magnetiche, che aspettiamo soltanto
03:05di rivedere molto presto. Se il contenuto è profondo e significativo,
03:11anche la forma non è da meno. Un grande lavoro tecnico, capace di esaltare la drammaticità
03:16attraverso lo spettacolo della messa in scena, basata su una grande cura per ogni dettaglio.
03:22Mainetti e Rover gestiscono con brillante fermezza la loro regia, dosando con equilibrio scene
03:27dinamiche e dialoghi, corse e frenate sui personaggi. Montaggio, fotografia e scenografia
03:33poi, contribuiscono a confezionare due film tecnicamente perfetti, grazie anche a colonne
03:39sonore tanto evocative quanto aggressive.
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