Vai al lettorePassa al contenuto principale
  • 8 anni fa
La nostra intervista al regista di Nome di donna: Marco Tullio Giordana.
Trascrizione
00:00La dottore vorrebbe vederla domani dopo il turno nel suo ufficio.
00:08Non la chiamerò maestro, però per me lei è un grande narratore, un grande raccontatore
00:17di spaccati sociali e politici del nostro paese e con questo film secondo me continuo
00:23a raccontare una storia del nostro paese. Volevo capire drammaturgicamente da regista cos'è
00:31che l'ha attratta di questa storia?
00:35Se devo dire la verità il tema mi ha sempre, adesso non posso dire incuriosito perché è
00:46una parola che ti fa sentire esterno, no mi ha sempre turbato a me questo problema.
00:53Questo tema di qualcuno che può sopraffare un altro, può fare delle molestie, su una
00:57cosa così sacra come l'attrazione, come dovrebbe essere l'amore.
01:06Però credo che non sarei mai stato capace di scriverlo.
01:10Poi un giorno Cristiana Mainardi mi ha fatto scrivere il testo, la sceneggiatura di questo
01:15film e ho trovato che aveva messo, rispettato tutti gli appuntamenti che avrei voluto trovare
01:23in una storia del genere e cioè di raccontare una storia, quindi un personaggio, quindi
01:30qualcuno di vivo, di reale, col quale dobbiamo entrare in sintonia, col quale dobbiamo simpatizzare,
01:38che sfiora, tocca, anzi viene investita da un problema molto grave.
01:43Perché quello che a me non piace è quando i film si mettono nella posizione di catechizzare
01:52lo spettatore, di fare una bella lezione, di fare la predica, di fare così, di fare cosa,
01:56non mi piace l'idea che un film si senta superiore agli spettatori o superiore ai personaggi
02:04che racconta. Penso che un film deve essere dentro, deve essere con e questa sceneggiatura
02:11ha queste caratteristiche per cui ho detto beh senti, brava, mi piace, voglio fare questo film,
02:20mettiamoci a cercare i migliori attori che posso trovare per fare questa storia perché è ricca di
02:26sfumature, non è facile da fare, appunto per non cadere nel cliché, per non cadere nel già visto,
02:33perché il cattivo non sia il cattivone, perché le donne non siano tutte buone, insomma di non fare
02:42come si può dire il teatrino dei burattini, questi personaggi non devono essere dei burattini,
02:49devono essere dei personaggi veri, delle persone ai quali crediamo. E appunto come avete lavorato
02:57sulle sfumature di questi personaggi, c'è sempre un'ambiguità in questi personaggi, anche mettere
03:05in scena il cosiddetto orco, che tipo di indicazioni ha dato a Binasco per esempio per mettere in scena
03:14quel personaggio così scomodo. Dunque Valerio Binasco intanto è un attore meraviglioso, un attore
03:20straordinario, bravissimo, quindi è completamente diverso dal personaggio che interpreta. Allora quando
03:30un attore non ha niente a che fare con quel personaggio ma è spericolato, è audace, si butta
03:36dentro, a corpo morto. Se è dotato di talento i risultati ci sono. Io l'unica indicazione che ho dato
03:47a Valerio Binasco è di avere come una certa sorpresa addirittura di quello che è capace di fare,
03:57di come, di una totale irresponsabilità. E Valerio e Binasco sono tasti che maneggia con una grande
04:08abilità perché noi alla fine curiosamente non odiamo questo personaggio perché ci sembra anche
04:13una piccola cosa, un piccolo uomo. Io ammiro gli attori che sono capaci di fare dei personaggi
04:21sgradevoli senza avere paura di essere confusi con loro. Ecco, questa è una grande, come anche
04:27Bevo Storti che interpreta un sacerdote tremendo, orribile, completamente irreligioso, che si preoccupa
04:39soltanto dei soldi e che ha fatto con una credibile, straordinaria bravura. C'è un certo momento
04:49viene sotto la macchina da presa dopo aver dettato una lettera di licenziamento orrenda e noi
04:55vediamo in questa sua faccia crollare qualcosa, franare qualche cosa perché sa che sta comportandosi
05:01male, non è che non lo sa. E un po' tutti questi personaggi si muovono in una zona grigia,
05:07sto parlando di personaggi negativi, però i loro interpreti si sono riusciti a dare delle
05:14sfumature molto complesse, molto bravi, sono molto contento del lavoro che hanno fatto.
05:21Nelle note di regia ha detto, mi ha sempre impressionato la solitudine che colpisce,
05:26chi osa ribellarsi, la mancanza di solidarietà e il fastidio negli altri di dover prendere
05:31posizione. Quanto le costa o quanto le è costato da regista prendere posizione?
05:38No, a me non è costato assolutamente niente perché ho preso una storia, l'ho raccontata,
05:45era scritta anche molto bene, avevo degli attori, dei collaboratori straordinari, quindi
05:50io non mi posso scrivere dei meriti. I meriti ce li ha chi, non chi racconta le storie,
05:57ma i protagonisti reali delle storie. Tanti anni fa io ho fatto un film sulla storia di
06:03Peppino Impastato, un ragazzo che era nato in una famiglia di mafiosi, si è ribellato
06:08alla propria famiglia, alla mafia, è stato ucciso per questa ragione. Il film riuscì
06:15bene, fortunatamente, perché sarebbe stato un peccato che fosse venuto male, ma l'eroe
06:22era Peppino Impastato, ma certo io che avevo fatto il film. Sono contento che mi sia venuto
06:27bene, che sia stato un film anche importante a suo modo, però era la figura della persona
06:34che raccontavo che mi ispirava. E così in questa storia, anche se è di fantasia, è ispirata
06:40dai fatti reali, però non c'è un vero personaggio con nome e cognome che mi è messo in scena.
06:48Anche qui io sentivo che mi piaceva questo personaggio di una donna che dice di no, che
06:56si ribella, che va contro tutti, tutte le suggeriscono, suggeriscono no, lascia perdere,
07:01non muove le rischi il posto, eccetera. Tutti sono per un accomodamento e lei rischiando
07:10qualsiasi cosa invece va avanti per la sua strada.
07:14Invece la scena finale, lei ha già detto lì c'è Dino Risi, ma è stata aggiunta
07:20da lei? Era già in scena in Giappura?
07:23No, la scena finale che però non vorrei rilevare, non è che succede niente di straordinario,
07:29ma è un piccolo tocco. Ho citato Dino Risi, ho citato, potrei citare Pietro Germi, diciamo
07:37sono quei piccoli tocchi geniali della commedia italiana, dei nostri grandi maestri, anche
07:44i monicelli, in cui sì, tu vedi la cosa, il finale, bene, tutto a posto, va bene, abbiamo
07:55vinto, però succede qualche cosa che ti dice non è veramente andata così bene come pensiamo,
08:03ma il lavoro ce n'è ancora tanto da fare.
08:06Quando è cominciato?
08:07Quando ci è scappato tutto di mano.

Consigliato