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  • 2 giorni fa
PRIMA DI OBAMA, che le elezioni le vinse, ci fu lui. Jesse Jackson, attivista e politico statunitense morto a Chicago (città di Barack Obama) il 17 febbraio 2026, cercò di ottenere la nomina di candidato democratico alle elezioni USA 1984. E poi anche nel 1988. Era troppo presto. Il suo motto era: «Mantieni viva la speranza».
Aveva 84 anni, il reverendo Jesse Jackson, morto per le conseguenze del Parkinson. Attivista e ministro battista, era nato in Carolina del Sud nel 1941. Partecipò alle lotte per i diritti civili degli Anni 60, attivista e assistente di Martin Luther King. Era con lui a Memphis il 4 aprile 1968 quando fu il leader fu ucciso. Fondò poi il movimento People United to Save Humanity (o Operation PUSH).
Nel 1984 partecipò alle primarie del Partito Democratico. Una campagna a tappeto lo portò quasi alla vittoria: alla fine però il partito scelse Walter Mondale (poi sconfitto da Ronald Reagan). Quattro anni dopo ci arrivò ancora più vicino: ma davvero era troppo presto per un (candidato) presidente afro-americano. Alla fine a sfidare George Bush padre fu il bianco d'origine greca Michael Dukakis. Sconfitto dai "giochi politici" interni al suo stesso partito, tornò a fare l'attivista. Fino al 2017, quando annunciò di essersi ammalato di Parkinson.

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