Il progetto consiste nella creazione di una startup fittizia che opera nel settore dell’inclusione sociale e dell’inserimento lavorativo. L’idea nasce dalla riflessione su un tema delicato e attuale: la difficoltà degli ex detenuti nel reinserirsi nella società a causa dello stigma, dei pregiudizi e della reputazione digitale che spesso continua a condizionare il loro futuro.
Attraverso la tecnica dello storytelling, il video racconta la storia di una persona che, dopo aver scontato la propria pena, desidera ricominciare ma incontra ostacoli nel trovare lavoro. Il problema che si vuole far emergere è proprio questo: l’identità digitale e la reputazione online possono diventare barriere che impediscono una seconda possibilità.
La startup immaginata si propone di formare ex detenuti attraverso percorsi professionali mirati e di creare una rete di aziende partner disponibili a offrire opportunità lavorative concrete. La piattaforma digitale funge da ponte tra domanda e offerta, valorizzando competenze, percorsi di crescita e risultati raggiunti, mettendo al centro la persona e non il passato.
Il messaggio del video è chiaro: la tecnologia può contribuire a costruire inclusione, se utilizzata con responsabilità e attenzione alla dignità umana. L’obiettivo è superare i pregiudizi, promuovere il diritto a una seconda opportunità e dimostrare che l’innovazione digitale può essere uno strumento di giustizia sociale.
Il progetto è stato realizzato in più lingue, valorizzando le competenze linguistiche degli studenti e sottolineando la dimensione internazionale dell’inclusione e dei diritti. Le parti narrative e di presentazione della startup vengono infatti proposte in lingue diverse, evidenziando come il tema del reinserimento sociale sia universale e riguardi tutte le società.
Pur trattandosi di una startup simulata, il progetto dimostra maturità, sensibilità verso temi sociali complessi e capacità di utilizzare lo storytelling per trasmettere un messaggio di responsabilità, solidarietà e speranza.