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  • 9 minuti fa
Genova, 27 gen. (askanews) - "La memoria non è un esercizio legato al passato, ma un'attività del presente e soprattutto del futuro. Stiamo vivendo un momento internazionale di grande preoccupazione, di grande violenza, non solo in situazioni come può essere quella dell'Iran, dove il grido di dolore arriva dai più giovani che chiedono libertà di vivere la propria vita, ma quello che sta succedendo nelle strade degli Stati Uniti, che da tutti viene identificata come la più grande democrazia del pianeta, mette orrore e mette i brividi". Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, a margine della cerimonia istituzionale per il Giorno della Memoria a Palazzo Ducale di Genova."Credo che sia il momento - ha aggiunto Salis - di pensare non solo alla memoria di quello che è stato, ma anche a nuove geografie politiche future. In questo il premier canadese è stato molto chiaro ed è una linea che sposiamo appieno: non si può pensare che i più forti del mondo decidano a colpi di violenze e prevaricazioni. Bisogna pensare a nuove geografie, a nuove strutture internazionali e in questo credo che è importante essere un Paese che porta avanti la memoria e soprattutto cerca di sviluppare nelle nuove generazioni gli anticorpi che servono a riconoscere quando riniziano movimenti violenti e repressivi"."Quello che stiamo vedendo - ha concluso la sindaca - nelle strade di Minneapolis, ad esempio, ci porta a pensare che in realtà la storia non sia qualcosa che va verso il progresso, ma è qualcosa di ciclico che può tornare indietro in qualsiasi momento. Ho citato in consiglio comunale le foto delle donne afghane, delle donne irachene, che 50-60 anni fa giravano per le strade con le gonne corte, studiavano e facevano la vita che facciamo noi donne nei Paesi che sono democratici e, si spera, progressisti. Quindi è molto semplice perdere i diritti che si hanno. Per questo credo che la memoria serva a mantenere gli anticorpi e a riconoscere l'ingiustizia quando ce l'abbiamo davanti".

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00:00La memoria non è un esercizio legato al passato, ma un'attività del presente e soprattutto del futuro.
00:06Stiamo vivendo un momento internazionale di grande preoccupazione, di grande violenza.
00:13Non solo le situazioni come può essere quella dell'Irando, un grido di dolore arriva dai più giovani
00:18che chiedono libertà, che chiedono libertà di vivere la propria vita,
00:21ma quello che sta succedendo nelle strade degli Stati Uniti, che per tutti viene identificata
00:26con la più grande democrazia del pianeta, mette orrore, mette brividi.
00:30Credo che sia il momento di pensare non solo alla memoria di quello che è stato,
00:34ma a pensare a nuove geografie politiche future.
00:37In questo il Premier canadese è stato molto chiaro, è una linea che sposiamo a pieno.
00:41Non si può pensare che i più forti del mondo decidano a colpi di violenza, a colpi di prevaricazione.
00:47Bisogna pensare a nuove geografie, a nuove strutture internazionali
00:50e in questo credo che essere un paese che porta avanti la memoria,
00:54e soprattutto cerca di sviluppare le nuove generazioni di agricolti
00:58che servono a riconoscere quando riniziano movimenti violenti e repressivi
01:02come quello che stiamo vedendo nelle strade di Minneapolis, ad esempio,
01:05che ci porta a pensare che in realtà, come è chiaro ed evidente dai parti,
01:10la storia non sia qualcosa che va verso il progresso,
01:12ma è qualcosa di ciclico che può tornare indietro in qualsiasi momento.
01:15Ho citato in Consiglio Comunale le foto delle donne afghane, delle donne irachene
01:21che 50-60 anni fa giravano per le strade con le donne corte, studiavano,
01:27facevano la vita che facciamo noi donne nei paesi che sono democratici e, si spera, progressisti.
01:34Quindi, come vedete, è molto semplice poter perdere i diritti che si hanno
01:38e questo credo che a memoria serve a mantenere vivi gli anticorpi
01:42e riconoscere l'ingiustizia quando ce l'abbiamo davanti.
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