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  • 4 mesi fa
Per arrivare al piccolo paese di Sant’Anna di Stazzema (Lucca) — costituito da diverse borgate di case sparse — si sale, lasciandosi la costa Versiliese alle spalle, per una strada ripida, con molte curve, che porta a circa 600 metri di altezza, sulle prime propaggini delle Alpi Apuane. Ma c’è un altro modo per salire al paese, attraverso un sentiero che passa nei boschi e che, quel giorno del 12 agosto 1944, si trasformò in un sentiero di morte. Da qui, infatti, arrivarono quattro colonne di soldati nazisti (circa 300, aiutati dai collaborazionisti fascisti che li guidarono al villaggio) del secondo battaglione del 35° reggimento della divisione di Max Simon (che comandava la XVI divisione corazzata «Reichsführer-SS») che portò morte e distruzione nel paese: si contano almeno 560 civili uccisi dai nazisti, la maggior parte donne e bambini.

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Trascrizione
00:00quella mattina quando sono arrivati tedeschi mi ricordo che eravamo fuori in quest'aia io
00:18faccio colazione con una tazza di goccio con latte dentro non sono arrivati tedeschi mi hanno fatto
00:26posare questa su questa cassa panca questa tazza si hanno portato a questo muro di questa casa una
00:34mamma chiese per la sua bimba bimbo non so cos'era e si levarono la pistola del fodero e gli spararono
00:46e lo stesso alla mia mamma nella testa poi con la metragliatrice a pochi metri s'hanno sparato come
00:55netà di altezza io che mi ricordi io però erano vendati il perché erano vendati non lo so erano
01:05tutti tedeschi negli anni si è capito che quello che è successo a sant'anna non fu esattamente una
01:14rappresaglia come per esempio può essere definita quella delle fosse ardatine a roma ci fu un periodo
01:19della seconda guerra mondiale in cui furono chiamate appositamente delle compagnie precisamente
01:25la sedicesima divisione ss qui in toscana tra la zona tra l'arno la linea gotica e la costa
01:32tirrenica per seguire quell'ordine dato da kessling che era il capo delle forze armate di occupazione
01:37in italia tedesche di inasprire la lotta alle bande partigiane e purtroppo si utilizzò una strategia di
01:44tipo terroristico cioè si colpivano le popolazioni civili per rompere i legami tra i civili e partigiani
01:49e quindi far sciogliere e allontanare le formazioni partigiane
01:59nel cascare ciulla mia mamma la gesira non so se aperta una porta dietro di noi tutte e quattro le
02:06sorelle sono andate dentro questo fondo ma dentro questo fondo c'erano i gabbioni e il carbone andato
02:15fuoco alle case che si erano salvati dalle pallottole perché io l'avevo presa sul naso la mia sorella di
02:2210 anni l'aveva presa dietro la testa maria era proprio messa male male e cesira invece l'aveva presa
02:28un braccio e una gamba lei non si è persa d'animo dice c'è da venire via però io ero piccolina la mia
02:36mamma dice che era robusta e io non ce la facevo attraversare la mia mamma mi è toccato passare
02:42sopra cesira visto che anna ha aperto le braccia della mia mamma era sempre viva e l'ha portata con
02:51noi si ha portato a riparo però andando in sotto questa grotta in distanza ci hanno risparato un'altra volta
03:11quel giorno qualsiasi c'erano più persone ce n'era circa il doppio perché erano sfollati erano sfollati
03:17dalla costa versiliese perché avevano cominciato i bombardamenti alleati e quindi rifugiarono dove
03:24istintivamente cercavano la salvezza quindi sulle montagne però le modalità furono le stesse si
03:29lanciano all'interno delle granate le persone poi rimasero stordite e poi entrarono con delle
03:36mitragliatrici dall'ingresso e spararono e a volte anche freddarono le persone dei racconti perché
03:42entrarono proprio volutamente per freddare persone ancora vive salvarsi in quei contesti fu
03:47difficile e si salvarono soprattutto dei bambini cesira dopo che si ha portato la è venuta a vedere
03:57in questo predetto di morti c'era un anziano dice che chiedeva pietà se la poteva aiutare però dice
04:04anche lui era tutto spezzato io con la gamba il braccio che ero ferita e non ce la facevo però
04:10ho sentito un lamento di un bimbo alzato questa mamma e sotto c'era questo bimbo che non aveva nemmeno
04:18un anno si chiama paolo lencioni è stata bruttissima dove campare lì dove fa passare la gioventù a pochi
04:27metri di distanza gli vorrei dire che possibilmente se possino dire in avanti questa memoria per questi
04:37morti che sono morti qua su e per noi che siamo rimasti e si è tripulato ero giù col babbo all'oliveto
04:46perché la mattina la Lilia si sentiva male la mia sorella di dieci anni si sentiva poco bene e allora
04:54sono andata giù col mio babbo alle nove si aspettava laggiù che si portassero da mangiare all'oliveto
05:01invece non è venuto nessuno quando è arrivato giù la mia mamma era già morta e l'ha portata subito in casa
05:08e invece la mia sorella quella di sedici anni che poi dopo è morta quella io mi ricordo di averla vista
05:17che la portavano in casa su una tavola la mia mamma l'avevo lasciata in casa e l'ho ritrovata in casa
05:25in casa però era morta e l'ho entrato nella testa che era morta
05:32io ogni volta che passo di lì vedo sempre la mia sorella lì davanti la porta e la vedo sul letto
05:40ero piccola avevo otto anni e mezzo però io me la vedo sempre lì lì
05:46ha capito è purtroppo che si è fatta una vittaccia noi
05:53c'è una storia sì che più di altre è ferata che però racconta la brutalità con cui si scagliarono
06:02questi soldati su levelina bottari una delle donne che era incinta ma lei quel giorno aveva addirittura
06:07le doglie c'era l'allevatrice e stava in un borgo qui vicino alla chiesa i merli si chiama e lui vide questa donna di spalle seduta ad una casa che in parte aveva preso anche fuoco e si stupì che questa donna fosse seduta lì
06:22poi girando intorno vide addirittura che a Evelina avevano aperto il ventre con un coltello e avevano sparato al feto lasciando sul tavolo e poi la donna in testa
06:30la testa
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