Aldo Cazzullo per il Festival della Bellezza ha raccontato a Villa Medici a Roma «Il genio italiano», intuizioni e gesta di prodigiosi personaggi che hanno dato forma al mondo. L’appuntamento è stato realizzato in collaborazione con Villa Medici - Accademia di Francia a Roma. Il Festival della Bellezza va in scena fino a ottobre in 27 luoghi d’arte simbolo della tradizione culturale italiana dal VI secolo a.C. al ‘900. Tema dell’edizione è »La Meraviglia». Prossimi appuntamenti al Castello Sforzesco di Milano dal 23 al 26 giugno.Tra gli eventi della stagione il concerto di Patti Smith a Piazza San Marco a Venezia il 7 luglio e Paolo Sorrentino al Tempio di Hera a Selinunte il 25 agosto.
00:00Voglio raccontarvi la storia del personaggio che secondo me meglio esprime, proprio il genio italiano, lo spirito di questo popolo che è un popolo che non si accontenta mai, non siamo un posto qualsiasi, un paese qualsiasi non lo saremo mai, siamo il posto in cui è stato pensato il mondo e la maniera di raffigurarlo.
00:17Se pensate al campanile di Giotto a Firenze, è un'opera di architettura, è un campanile, ma è un'opera di pittura perché è dipinto ed è un'opera di scultura perché è scolpito e se andate agli uffizi vedete le madonne sedute su troni che hanno le stesse decorazioni dei campanili, segno che si facevano così anche i mobili.
00:33L'Italia è sempre stata il software del mondo, il luogo in cui si pensavano gli stili, si pensava al mondo e la maniera di raffigurarlo, il gotico giottesco, il rinascimento, il manierismo, il barocco, il neoclassicismo, il futurismo.
00:49E quindi no, non saremo mai un paese qualsiasi e per me essere italiani non è una sfortuna, come a volte sento dire.
00:55E' una fortuna, vuol dire abitare un paese veramente unico al mondo e non c'è posto migliore di Roma e di questo posto, Villa Medici per dirlo, ma è anche una responsabilità essere italiani, vuol dire essere all'altezza di un patrimonio unico al mondo, di bellezza e di cultura e anche di valori morali che le nostre madri e i nostri padri ci hanno lasciato.
01:14E se dovessi scegliere un personaggio letterario che meglio esprime questo spirito italiano di ricerca, di conquista, di fantasia, di espressione, di scoperta, io sceglierei l'Ulisse di Dante.
01:25Dante immagina che Ulisse sia finito all'inferno, tra i consiglieri fraudolenti.
01:31Ma immagina anche che Ulisse non sia tornato a Itaca dopo la guerra.
01:36Né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, nel debito amore lo qual dovea Penelope far lieta,
01:44vincere potere dentro me l'ardore, che oebbi divenire del mondo esperto e degli vifi umani e del valore, ma misi me per l'alto mare aperto.
01:53Sol con un legno e con una compagna piccola, dalla qual non fui diserto.
02:00L'un lito vidi e l'altro infin la Spagna, fin nel Morrocco e l'isola dei Sardi e le altre che quel mare intorno bagna.
02:08Io e compagni eravamo vecchi e tardi, quando venimmo a quella foce stretta dove Ercole segnò li suoi riguardi a ciò che l'uomo più oltre non si metta.
02:19Dalla mandestra mi lasciai Sibilia, dall'altra già mi avea lasciata setta.
02:23O frati, disse, che per centomiglia perigli siete giunti all'Occidente, a questa tanto piccola vigilia dei nostri sensi che è del rimanente,
02:35non vogliate negare l'esperienza di retro al sol del mondo senza gente.
02:41Considerate la vostra semenza, fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza.
02:50Di miei compagni feci io sia aguti con quell'orazione piccola al cammino che appena poscia le avrei ritenuti.
02:58E volta nostra poppa del mattino, dei remi facemmo ali al folle volo, sempre acquistando dal lato mancino.
03:06Tutte le stelle già dell'altro polo vedea la notte e il nostro tanto basso che non sorgea fuori dal mar in suolo.
03:15Cinque volte era acceso e tante casso.
03:18Lo lume era di sotto della luna, poiché entrata eravamo nell'alto passo, quando non apparve una montagna, bruna per la distanza,
03:28e parvemi alta tanto quanto veduta non avea alcuna.
03:32Noi ci allegrammo!
03:35E tosto tornò in pianto, che della nuova terra un turbo nacque e percosse del legno il primo canto.
03:42Tre volte il fegirar con tutte l'acque, alla quarta levar la poppa in suso e la prora i rengiù,
03:52com'altrui piacque, infinché il mar fu sopra noi richiuso.
03:58Grazie!
04:00Grazie! Viva Roma! Viva Villa Medici! Viva il Festival della Bellezza! Grazie!
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