00:00Mio nonno mi ha insegnato che la guerra non porta mai niente di buono.
00:05Mio nonno si chiamava Luigi Arbizzani, nome di battaglia Ottone, non sappiamo perché.
00:11Ha partecipato alla resistenza prima nelle formazioni SAP, squadre di azione patriottica di San Giorgio di Piano
00:18e poi nel battaglione Tampellini della brigata Garibaldi Paolo, sempre a nord di Bologna.
00:26Ha ricevuto la croce al merito di guerra per la sua attività partigiana.
00:33Dopo la liberazione si è dedicato a raccogliere documenti, a fare ricerca storica e a ricostruire quello che era stata la resistenza.
00:44Ma si è anche occupato di storia del lavoro e dell'ecidio di Montessone, ad esempio.
00:50Me lo ricordo, era la metà degli anni 90 e la Nato aveva deciso di bombardare Belgrado
00:56per risolvere quel complicato rompicapo che sono state le guerre balcaniche.
01:04A me, che ero neanche ventenne e ascoltavo il telegiornale e leggevo i giornaloni,
01:10sembrava una soluzione logica, ma lui mi disse
01:13«No, bisogna trattare, trattare, trattare».
01:17C'era un racconto che il nonno mi faceva spesso da bambino, non avrebbe neanche potuto evitarlo,
01:23perché aveva questo braccio rimasto storto, la mano piegata in una posizione innaturale
01:28e quello lo notava anche un bambino.
01:30E allora quando gli chiedevo mi raccontava «Cos'è successo?».
01:34E' successo che il giorno dopo la liberazione di Bologna,
01:38è stata il 21 aprile 1945,
01:40ecco il 22 aprile lui era con i suoi compagni del battaglione a nord di San Giorgio di Piano,
01:47stava scacciando gli ultimi tedeschi che erano rimasti asserragliati in un gustico
01:51e non volevano saperne di andarsene.
01:54Per cercare di salvare un amico si era esposto al fuoco nemico,
01:58una raffiga di mitra gli aveva preso tutto l'avambraccio sinistro,
02:02quindi aveva radio e una completamente fracassate
02:05e stava perdendo sangue, stava per morire.
02:10Per fortuna un suo compagno è riuscito ad afferrarlo e a trascinarlo in un fosso
02:14e così ha salvato con la sua vita probabilmente anche la mia.
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