Recitazione di Giorgia Padovani.
“il suo volo è messaggi d’oro”
Scritta, perché Baudelaire mi fece rimanere con l’acquolina
della visione dell’albatros.
L’albatros elogia nelle sue evasioni,
le sofferenze fatte d’arcobaleno degli individui soli,
il suo volo è messaggi d’oro, proiezione di una preghiera,
il suo volo è simile al movimento delle nuvole,
la bellezza del suo volo è un desiderio realizzato,
è fonte d’ispirazione delle più squisite farneticazioni,
forse le sue uova sono stelle cadenti non bruciate
e disintegrate al suolo,
le sue ali sono patriarchi della scienza occulta,
ha ali abbastanza grandi da riscrivere,
con la sua piuma caduta, tutte le storie d’amore del mondo,
legato al cielo in tale meraviglioso modo.
L’albatros non volerebbe come se avesse messo
le briglie al vento se non eruttassero distaccati i vulcani,
il suo volo è una missione ignota, niente di casuale
ma adatto all’uomo più del vino,
fuggirebbe il mondo se non ci fossero addii così lontani
che il freddo dell’oceano piange sconvolto,
non volerebbe senza amori stravolgenti,
vola nella solitudine di chi vede le sofferenze
delle stelle a causa del mondo,
il suo volo distacca il presente e il futuro,
è simbolo della perfezione del senso della vita.
Il suo migrare è rarità perché come solo la luna,
distanze enormi colma nello sconfinato, come un pellegrino,
come un innamorato, come chi rincorre la verità,
vola su chi ha mancanza dell’imponenza dei sogni,
vola per l’altrove, bianco come un pezzo di cielo,
con le punte della coda e delle ali nere
come a voler attirare la nostra tristezza,
per portarla con sé a farla morire di vertigini.
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