Ho ereditato, insieme ai miei cugini, la casa dello zio Alfonso. Lo zio era l’ultimo discendente di una antica famiglia. Ultimo di otto figli è morto novantenne; non si è mai sposato e non lascia figli.
Quando muore un vecchio è una perdita enorme, più che se morisse un giovane. Poiché un vecchio è un cumulo di esperienza, abilità, ricordi… Un vecchio è un libro zeppo di conoscenza, mentre un giovane è come una pagina bianca.
In un pomeriggio di sole entro nella sua casa, come facevo spesso quando lui era vivo, apro le finestre del pianterreno e resto a guardare. La sua radio, che prima era sempre accesa, adesso è spenta. Nel focolare non c’è fuoco, ma solo mucchi di cenere. Nella vetrina scintillano file di bicchierini e bottiglie panciute.
Rapidamente visito anche le altre stanze: nel sottoscala ci sono scaffali con vasi di miele e uva sotto spirito; entro in una camera con padelle in rame e grosse pentole in alluminio; apro un mobile che è pieno di scarpe.
Salgo la scala ripida oltre la porta ad arco. La luce del lucernario sbianca i gradini di tufo. Entro nella camera da letto di zio Alfonso e apro le finestre. La stanza dello zio è la più ordinata e pulita. Sembra che sia appena uscito e che tornerà fra un momento. Sembra impossibile che lui non entrerà più qui! Guardo la bella foto dello zio, sorridente, con i baffi, e penso: dov’è adesso zio Alfonso? Dentro alla cassa, chiuso dentro un loculo.
Tiro i cassetti del comò, apro gli sportelli dell’armadio. Sto toccando le sue cose più care, quelle che per lui rappresentavano i suoi tesori: gli album di francobolli, le raccolte di monete, i dischi, le sue pipe… Lui non immaginava che i suoi tesori sarebbero stati toccati distrattamente da altre persone. Lui non pensava che un giorno avrebbe perso tutto questo.
Tocco le sue
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