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  • 13 anni fa
Lettura di Francesco Cusani.

Serio a volte, quando è vestito in radica di noce, con porte automatiche serrate come fauci di belva feroce; austero quando è ricoperto da freddo acciaio chirurgico per condurre lettighe legate a flebo. Felice invece mentre accompagna bambini colorati di cioccolato e libri, ma in tutti i casi l’ascensore è lì, fermo con la bocca spalancata in attesa di cibo.

Conosce i suoi frequentatori carpendogli l’inconscio…frequentatori al gusto di saporita incertezza, di sogni ovattati o di banalità quotidiane quale esse siano. Dal pian terreno fino alle piangenti fontane condominiali li ha assaggiati tutti, anche nei loro più intimi sintomi nevrotici, però, quelli più saporiti sono gli occasionali: parenti in visita, postini, il garzone del droghiere, poiché con il loro passo incerto nel varcare l’ingresso, solleticano il suo palato arricchendo il “carico di conoscenza” con limite di 375 kg.

Una volta serrate le ferruginose mascelle, inizia lenta la sua digestione, mentre l’ignaro assonnato, credendosi solo, indossa espressioni intime, le stesse di quando incontra lo sguardo indiscreto dello specchio accomodato quasi per sbaglio in bagno, modella con le mani il volto un po’ stressato, controlla l’anemia roteando gli occhi all’impazzata, si tira indispettito le gote per donargli nuovo colore, poi sospira profondamente ed esclama senza remore: - Ma tu guarda come mi sono ridotto!- credendosi libero nella sua privacy…

L’ascensore adesso sazio, sbadiglia, attende nuove prede come fosse pianta carnivora, ed ecco entrare il duetto imbarazzato dei due condomini che all’ultima assemblea si sono insultati per via della moquette rossa oppure quella blu. Uno volta lo sguardo alla presa d’aria cercandovi attraverso un raggio di sole, l’altro invece tenta ostinatamente di levare una minuscola macchiolina nera incastrata tra il terzo

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