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  • 13 anni fa
Ho chiesto asilo mentale
al luogo privo di ombre
dove la luce splende diversa
e il suono non ha vocali.

Prendo il tempo
lo sfoglio,
separo un secondo dall’altro
apprezzo le emozioni recluse,
trascurando l’orologio di panna
che dal muro monta le ore.

La vista ascolta l’immagine muoversi,
sembianze di grandezze vergini
ovattano cenni di gloria.

Vivida screziatura
dalla gola di un’umiltà carnivora,
allegre cadenze cromatiche
piovono dalla realtà offesa,
nuovi affreschi sulla volta delle ricorrenze.

Alberi rosa, clorofilla nera,
il buio collassa sul letto orfano
affetti collaterali solleticano il gusto del vero,
respiro immobilità trovando ristoro
nel continuo tumulto delle correnti mute.
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