- 3 ore fa
Categoria
📺
TVTrascrizione
00:11Buongiorno a tutti, sono Luca Toninato, sono un agronomo, PhD anche se ho fatto il dottorato
00:18di ricerca all'Università di Milano e nella mia attività professionale mi sono sempre occupato
00:24di innovazione o meglio di quello che viene chiamato trasferimento dell'innovazione, nel senso che
00:30l'innovazione viene creata nei centri di ricerca, le università o anche gli istituti privati, viene
00:37creata dalle aziende che creano mezzi tecnici per l'agricoltura, chi fa software, chi fa prodotti
00:44per l'agricoltura, chi fa macchinari per l'agricoltura e poi questa innovazione che viene creata deve
00:49essere trasferita al mondo viticolo, ai produttori, agli agricoltori, ecco spesso c'è un gap di
00:55comunicazione tra l'agricoltore e il mondo della ricerca e io mi sono sempre occupato di fare
01:02questo trasferimento di innovazione, stare un po' nel mezzo tra quella che l'innovazione è fatta
01:07dall'università diciamo e il mondo produttivo, capire quello che c'è di buono e come trasferirlo
01:13verso il mondo produttivo. Oggi ci occupiamo di un'attività che forse si svolgeva qualche
01:20anno fa più che oggi e sono le zonazioni viticole. Cosa sono le zonazioni viticole? Sono
01:25gli studi, come dice il titolo dell'intervento di oggi, lo studio del terroir, quindi dei territori
01:32dove si produce vino. Queste sono alcune parole chiave riguardanti le zonazioni. Tipicità ,
01:40quando parliamo di un vino parliamo sempre la sua tipicità , quindi qualcosa legato al
01:44territorio da cui si origina. Tradizione, innovazione, le due non sono in contraddizione. Diciamo che
01:52la tradizione di oggi probabilmente è stata una innovazione fatta qualche tempo fa, secoli
01:58fa o decenni fa e quindi bisogna sempre innovare per progredire e poi quelle innovazioni che sono
02:06buone diventeranno tradizione nel corso del tempo. E poi ottimizzazione, questo riguarda più la parte
02:12di conduzione dei vigneti, cioè la zonazione come vedremo ci porterà a identificare dei territori
02:18all'interno di un macro territorio e su queste si danno dei consigli di ottimizzazione riguardo
02:26le conduzioni agricole. E poi c'è tutta la parte di comunicazione ovviamente, i risultati di una
02:31zonazione che specificano così bene il vino prodotto in un territorio devono poi essere
02:36comunicati al consumatore o chiunque si interessi di questo settore. Quali sono i protagonisti
02:45della viticoltura? Sicuramente sono i vitigni, sempre di più oggi si parla di vitigno anche
02:53collegato al vino, quindi vitigni autoctoni, vitigni internazionali eccetera. Poi l'ambiente
03:00di coltivazione, quindi con i suoi climi, con i suoi paesaggi, con i suoi suoli e poi c'è un
03:06altro
03:06fattore che forse all'inizio uno può non considerare che è l'uomo. L'uomo ha modificato il territorio,
03:13vediamo ad esempio nella fotografia centrale dei terrazzi, queste in natura non esistono, è l'uomo
03:19che ha creato quell'ambiente e l'ha modificato, è l'uomo che in quel territorio ha deciso come
03:25impiantare la vita in questo caso con le sue tecniche di coltivazione e anche in cantina con
03:30le sue tecniche di vinificazione. Questa è anche una grande differenza ad esempio tra i paesi del
03:37nuovo mondo e i paesi tradizionalmente coltivatori di vino. I primi considerano tra i protagonisti della
03:45viticoltura principalmente i vitigni e l'ambiente, infatti hanno viticolture spesso caratterizzate
03:51forse più dal vitigno che dal territorio e di sicuro non considerano l'uomo, non considerano
03:57le sue tradizioni perché sono appunto di tradizioni nuove o recentemente scoperte. Viceversa
04:03nei paesi di classica coltivazione l'uomo con le sue tradizioni eccetera eccetera è sicuramente
04:09importante. Facciamo un esempio, questo sono alcuni delle denominazioni, forse i due vitigni
04:16rossi più importanti, più conosciuti italiani, vitigni autoctoni, quindi il San Giovese e il
04:21Nebbiolo e alcune delle denominazioni più importanti derivano da questi vitigni. Con il
04:27Nebbiolo si fa il Nebbiolo d'Alba, il Baresco, il Barbaresco, il Barolo, il Gattinare, il Ghemme,
04:33i vini della Valtellina, sono tutti fatti con il Nebbiolo ma sono tutti vini diversi. Se uno assaggia
04:40uno sforzato e assaggia un Nebbiolo d'Alba o un Ghemme suoverà vini diversi perché il
04:46vitigno è lo stesso ma cambiano le condizioni, condizioni ambientali ma anche le pratiche
04:52di coltivazione sviluppatisi in quei luoghi nel corso dei tempi. La stessa cosa succede
04:57con il San Giovese, con il San Giovese ci si fa dal San Giovese di Romagna al Chianti
05:01fino al Brunello, al Nobile di Montepulciano o altri vini. Questa è una definizione di terroire,
05:08quindi inizia a dire che il terroire è uno spazio geografico delimitato, quindi quello
05:14significa non possiamo parlare di un terroire a prescindere, un terroire Italia, un terroire
05:19toscana o quant'altro, deve avere, si può anche parlare di un terroire toscana tutto sommato,
05:25ma comunque la toscana è delimitata geograficamente, quindi deve avere un bordo diciamo su cui ragionare,
05:30su cui fare i miei studi, dove una comunità umana, quindi appunto torna l'uomo, ha costruito
05:38in corso della storia un sapere intellettuale di produzione fondata su interazioni tra l'ambiente
05:44e i fattori umani, tra cui quelli sociotecnici che rivelano appunto una religietà e conferiscono
05:52una tipicità e generano una reputazione per un prodotto originario di questo terroire.
05:57terroire è una parola francese che noi, che però esprime tutto questo, terroire non
06:03è territorio come lo intendiamo in Italia, ma terroire è il territorio su cui degli uomini
06:10hanno una comunità , ha sviluppato un sapere e grazie al sapere ha costituito dei prodotti.
06:18Quindi possiamo con un po' di slogan diciamo così identificare quello che viene chiamato
06:23il terroire materia, quindi quello proprio tecnico diciamo così, dove ci sono degli aspetti
06:28agronomici e tecnologici, dove le potenzialità e le attitudini del luogo vengono messe in evidenza
06:35e quindi c'è una relazione molto diretta tra suolo, clima e risposta della pianta e di conseguenza
06:39tipologia di vino. Poi c'è un terroire spazio dove tutte quelle cose che abbiamo detto prima
06:45derivano da un ambiente geografico, come dicevamo prima, un ambiente geografico circoscritto
06:50e delimitato. Terroire coscienza, l'identità di un paese, la memoria, la tradizione, la cultura
06:57di un popolo e di un territorio. Noi oggi abbiamo in Italia, per fortuna tante denominazioni di origine,
07:06come voi sicuramente sapete, ognuna di queste delimita un territorio, ma ognuna di queste c'è un
07:12sapere che è parte integrante di quella comunità . E poi lo slogan, usiamo i terroire, usiamo le
07:19denominazioni per fare comunicazione. Se il territorio lo vogliamo caratterizzare in un modo
07:32non banale ma serio e curato, quindi non solo con descrizioni empiriche ma con uno studio
07:39scientifico vero e proprio, ecco gli studi che si occupano di studiare i territori sono chiamati
07:45di zonazioni. Nel caso del settore vitivinicolo, zonazioni vitivinicole. Ovviamente il vino tra i
07:53prodotti alimentari è quello che la fa la padrona per quanto riguarda questo tipo di studi, ma in
07:59Francia ci sono state anche delle zonazioni, per fare un esempio, sui formaggi. In questo caso
08:04ovviamente parleremo di zonazioni viticole. Quali sono gli obiettivi di fondo di una zonazione?
08:11Un po' li abbiamo già visti, quindi studiare l'interazione vite-ambiente, si chiama genotipo
08:17per ambiente, dove la vite è la varietà , è il portainnesto e l'ambiente è il microclima,
08:24il clima di quel territorio, ma è anche l'altitudine, l'esposizione, l'orografia di quel territorio.
08:30Questo si fa per studiare l'ambiente, per legare il vino al territorio. Come dicevamo all'inizio,
08:36il Brunello di Montalcino si fa a Montalcino. E poi forse la conseguenza è interessante ovviamente
08:46per un agronomo, quale io sono, che poi opera nelle aziende, è di proporre dei modelli di
08:51coltivazione per innalzare il livello tecnico degli operatori, degli altri agronomi che lavorano
08:56sul territorio, dandogli più conoscenza, migliorare quella qualità innata delle produzioni.
09:02Ovviamente se io consiglio delle tecniche di coltivazione migliorative o di ottimizzazione
09:08un po' come abbiamo detto all'inizio, aumento la qualità e poi per proporre sul mercato
09:12un prodotto originale. In più, per fare una comunicazione seria e corretta, queste informazioni
09:18vengono fornite anche al mondo della comunicazione. E quindi la zona azione viene usata per aumentare
09:27le potenzialità tecniche con i produttori come destinatari, con i prodotti, grazie a quello
09:34che viene chiamato manuale d'uso e quindi dei consigli pratici su come utilizzarlo, e poi
09:39vengono diffusi appunto traverso i tecnici. E poi le potenzialità promozionali, in cui
09:44questa comunicazione su quel territorio vengono fatti da chi? Dagli operatori della promozione
09:51territoriale, a quel punto ci stacchiamo un po' dall'ambito tecnico. Io agronomo avrò
09:56interesse a sapere qualche cosa, ma il sommelier, l'esperto di vino, chi si occupa di comunicazione
10:04del vino, financo le persone all'interno delle aziende, potranno utilizzare queste informazioni
10:10per comunicare meglio il loro prodotto. E quindi la diffusione potrà essere fatta attraverso
10:15le strade dei vini, le noteche, i sommelier. Anche i distributori di quei prodotti possono ottenere
10:20informazioni dal manuale d'uso e dal contesto studiato. Qual è quello che è nato un predupposto
10:30metodologico? È che in un territorio le condizioni ambientali, quindi suolo e clima, quindi tipiche
10:38di quell'ambiente, rispetto alla varietà che viene coltivata, hanno un'importanza fondamentale
10:46rispetto agli altri fattori, tipo con le tecniche culturali. E quindi noi dobbiamo avere un effetto
10:53di modulazione secondaria, cosiddetta l'ottimizzazione, per migliorare l'approccio
10:58verso questi territori. Quindi contano principalmente l'ambiente, il territorio e il vitigno rispetto
11:06alle pratiche culturali. Se ovviamente queste sono pratiche culturali medie della zona, perché
11:10se uno ha un impianto a 10.000 piante all'etero e uno ha un impianto a 2.000 piante
11:16all'etero,
11:17ovviamente le condizioni non sono più confrontabili e forse l'uomo ha intervenuto a spostare,
11:24a indirizzare in un modo più deciso le produzioni di quel territorio. Ma in produzioni medie e
11:31calcolabili possiamo confrontare le zone della sottozona A e della sottozona B, perché avranno
11:36tecniche di coltivazione che, come dicevamo precedentemente, si sono originate nel corso
11:41del tempo, tecniche di coltivazione più o meno simili all'interno di un territorio, che spesso
11:47sono dovute anche ai disciplinari di produzione, che impongono ad esempio una certa fittezza
11:51di impianto, impongono un certo livello di maturazione alla vendemmia, impongono alcuni
11:58vitigni rispetto ad altri nella coltivazione dell'uva. E quindi lo scopo della zonazione
12:05è suddividere un macro territorio in sottozone, chiamate unità vocazionali o unità territoriali,
12:15nel cui ambito le espressioni vegetative, produttive e successivamente il potenziale
12:21neurologico dei vigneti si possano considerare omogenee, quando sono confrontabili appunto
12:27i sistemi culturali. Quindi cosa significa questo? Che se i sistemi culturali sono confrontabili,
12:36come dicevo prima, l'espressione del vino deriva dalle condizioni ambientali. Ecco, in un macro
12:41territorio ci possono essere condizioni ambientali differenti e quindi le espressioni diverse di quel
12:51vino in quel territorio, si fa sempre esempio dei cru, no? Quindi perché quel cru, quella sottozona
12:57all'interno dell'eliminazione ha dei vini diversi, che non significa meglio o peggio, significa
13:03semplicemente diversi rispetto a quell'altra zona? Ecco perché le condizioni ambientali influiscono
13:09sulla qualità delle produzioni e le zonazioni è lo studio per capire quali sono i fattori che
13:15in quel territorio influiscono di più o di meno. La zonazione è, quindi lo studio dell'interazione
13:22di genotipo ambiente, ed è soprattutto una disciplina, uno studio cosiddetto interdisciplinare.
13:29Cioè non bastano le competenze agronomiche, quali posso avere io, ma servono delle competenze
13:34pedologiche, qualcuno che studia i suoli, servono delle competenze di climatologia, qualcuno che mi studi
13:41i climi, non tanto il meteo, che significa che tempo farà domani, ma come negli anni
13:46questo meteo si modifica rispetto ai versanti, rispetto alle esposizioni, rispetto alle altitudini
13:53di quel territorio. Ovviamente questo discorso climatico in questi ultimi anni è un po' più
13:59complicato da fare perché una volta si prendevano serie temporali di 30 anni per fare delle indagini
14:05climatiche. Oggi col clima, non tanto il meteo, ma proprio col clima che cambia, con l'invenzione
14:11del passamento di temperatura e tutto quanto noi sappiamo, oggi fare indagini climatiche
14:17vanno forse considerate serie di dati più ristrette. Poi ci servono delle competenze
14:22enologiche. Dallo studio, lo vedremo dopo, si fanno sempre dei vini per assaggiare questi
14:28vini. Non basta sapere che quel vino mi fa tot gradi di alcol potenziale e tot d'aciditÃ
14:34o tot di pH, quindi dati chimici, ma quel vino va poi assaggiato, degustato, le esperienze
14:40olfattive sensoriali sono molto diverse tra un'esposizione est e un'esposizione sud,
14:46per fare un esempio. E poi tutti i dati che prendiamo dal clima, dal suolo, dall'agronomia,
14:52dall'enologia vanno elaborati statisticamente, nel senso che la zonazione è uno studio scientifico,
14:58non è un studio empirico. Quindi abbiamo tanti dati che vanno interpretati e l'interpretazione
15:03dei dati si chiama statistica. Grazie a questo possiamo quindi ripartire, suddividere il territorio
15:09in zona monogenee, le unità vocazionali di cui vi vengono parlate e poi dare dei consigli
15:14sulla coltivazione, consigli che vengono tarati sulle singole unità vocazionali.
15:20E queste sono le fasi operative, gli step di una zonazione. Quindi c'è un'indagine preliminare,
15:26io devo capire dove sono, devo capire quali sono i vitigni coltivati in quella zona,
15:31devo capire quali sono le tecniche di coltivazione, capire un po' le statistiche di quella zona,
15:38quante ettari sono coltivati, l'età dei vigneti, quindi un'indagine preliminare.
15:43Poi va fatta una caratterizzazione pedopasaggistica e climatica, quindi dobbiamo prima di iniziare
15:50a sapere che tipi di suolo ci sono, che tipi di esposizioni ci sono, che tipi di clima c'è,
15:55in modo da identificare le potenziali aree diverse, cioè appunto i vigneti sopra i 200 metri
16:02e sotto i 200 metri, i vigneti sul suolo A, i vigneti sul suolo B. Grazie a questa si fa
16:07un po'
16:08una griglia delle varie condizioni ambientali. Su questa griglia vengono studiati, vengono
16:14selezionati dei vigneti, vigneti con caratteristiche agronomiche di conduzione similari, come dicevamo
16:22all'inizio, e su questi vigneti di riferimento venne fatta quella che viene chiamata la stima
16:29dell'interazione vitigno per ambiente. Cosa significa? Su questi vigneti si va, si raccolgono
16:35dei dati, dati agronomici, dati chimici, si fanno le microvinificazioni, quindi si assaggiano
16:42i vini e poi si elaborano statisticamente i risultati e per arrivare a una delimitazione
16:49del territorio validata dai dati. E quindi questa è la stessa indagine, insomma vista in modo
16:55diverso, quindi caratterizzazione in cui facciamo l'indagine pedologica e climatica, la stima
17:00dell'interazione in cui facciamo l'indagine agronomica, l'indagine neurologica, l'indagine
17:06chimica per arrivare alla delimitazione del territorio e poi infine a realizzare quello
17:11che viene dato il manuale d'uso del territorio, quindi dei consigli di comunicazione. Questo
17:17lo hanno già visto. Delle scelte decisionali. I consigli che si daranno saranno ovviamente
17:27influenzati da quello che possiamo fare e anche un po' da quello che stiamo osservando. Quindi
17:31noi avremo dei problemi di tecnica neologica, di tecnica agronomica, di impianto soprattutto.
17:37Ecco, i consigli che si possono dare, che sono importanti perché sono forse quelli più
17:43difficili da modificare nel corso del tempo. Io posso modificare la tecnica neologica, posso
17:50anche se minura e inferiore, gestire meglio l'avversità , l'irrigazione o quant'altro, ma è difficile
17:56che io riesca a cambiare la direzione dei filari, la forma di allevamento, il portainnesto
18:01e la varietà . E quindi dare i consigli su queste cose è importante. Per darli al meglio
18:07devo studiare il territorio.
18:11Le scale di indagine. Io posso fare, come ho detto, la zonazione è qualcosa su un territorio
18:16definito, però il territorio può essere più o meno ampio. Facciamo un esempio. Il primo
18:20dice una scala di indagine su scala globale. Cosa significa? Che io ho un territorio, in questo
18:26caso l'Unione Europea. Come sapete in Unione Europea noi possiamo alcolizzare, o meglio
18:34non alcolizzare, aggiungere zucchero nei mosti oppure no, in Italia non si può, in altri paesi
18:41si può e questo è fatto su una scala climatica fondamentalmente. Come vediamo nel prima di
18:46così. Quindi tutte quelle zone colorate in giallo sono paesi che per caratteristiche
18:52climatiche o zone per caratteristiche climatiche non è consentita lo zuccheraggio ai vini, nelle
18:57altre si può fare per ragioni climatiche. Oppure zonazioni su scala locale, questa è una
19:02denominazione, o addirittura su scala aziendale. Una piccola azienda, piccole porzioni di territorio
19:08possono essere zonati, come si dice, con specificità diverse. Vediamo alcune zonazioni fatte in Italia,
19:17sono più o meno oggi una cinquantina, una sessantina che sono state fatte, io personalmente
19:22anche ne ho gestito quasi 20 e quindi il numero è importante. Però è un numero che si è un
19:28po'
19:28fermato tra la fine degli anni 2000, diciamo così. Perché? Perché oggi i territori che volevano
19:36fare le zonazioni, l'hanno già fatto. Le zonazioni, considerate uno studio che iniziano negli anni
19:4290, in Francia o in Italia, in Franciacorta o Bolgari sono le due denominazioni che hanno iniziato
19:49per primo, e successivamente si sono diffuse un po' in tutta Italia. Come vedete anche dalla
19:54rappresentazione grafica, insomma, più a nord che a sud, forse per disponibilità economiche,
20:01le zonazioni erano o sono ancora oggi studi abbastanza costosi per le competenze professionali
20:08che vanno coinvolte, e poi forse c'è anche un interesse politico piuttosto che di denominazioni
20:16più spiccato, diciamo, al nord che al sud. Facciamo alcuni esempi, questa è la carta pedologica
20:23dei suoli della DOC Bolgari, quindi ci sono i suoli identificati, oppure questa è la Valpolicella,
20:29una caratteristica meteo, la piovosità della Valpolicella, o i Winkler sono dei gradi di
20:36temperatura, quindi l'andamento delle temperature nel corso dell'anno sempre in Valpolicella.
20:41I dati raccolti sui vigneti poi vengono elaborati, ad esempio questo è un grafico che mi fa vedere
20:47il Brix, il grado zuccherino all'interno dei mosti rispetto al pH, e già vedete dalla disposizione,
20:54queste sono dati della Franciacorta, dalla disposizione di questi puntini, i puntini di
21:00alcune zone si differenziano da quelle di altre zone, proprio per questo rapporto tra aciditÃ
21:05o pH, oppure la stessa cosa avviene sul complessità , lo speziato, i profili sensoriali dei vini.
21:13Vedete che i vini di queste unità identificate hanno caratteristiche espressive notevolmente
21:20diverse. Per arrivare ai profili sensoriali, i vini della zona A rispetto ai vini della zona B
21:28sono completamente diversi, come se arrivassero da due territori diversi, eppure sono vini prodotti
21:35in una denominazione, in un territorio più ampio, sono vini prodotti con la stessa varietà ,
21:41con le stesse tecniche di coltivazione e con le stesse tecniche enologiche, eppure sono completamente
21:46diversi. Quindi una volta arrivati statisticamente a definire la zona A e la zona B, tutte quelle
21:55unità di suolo che vedevamo prima, erano oltre 70 le unità di suolo presenti nella zona
22:00Bolgheri, sono state raggruppate in quelle che vi raccontate appunto unità vocazionali,
22:06che sono queste identificate. Su ognuna di queste, più o meno ampia, a seconda delle caratteristiche
22:13pedologiche e pedoclimatici della zona, ha delle caratteristiche, quindi andiamo dalla
22:19zona di Ornellaia, insomma nomi anche famosi, o di Sassicaia, con dei sedimenti molto antichi,
22:27con differenza ad esempio sul calcare o sulla profondità dei suoli stessi, a zone invece
22:35dove ci sono non sedimenti, ma ci sono argille o depositi, oppure zone più collinari.
22:42Questa è la caratterizzazione pedoclimatica, pedologica della zona. Grazie a questo io posso
22:49dare successivamente dei consigli sulle scelte di gestione, quindi sui vigneti attuali, come
22:55gestisco la pianta, faccio meno di radamento, dei grappoli o dei germogli, faccio le sfogliature,
23:02oppure di gestione del suolo, come gestisco l'irrigazione, l'innervimento, le concimazioni.
23:08E grazie a questo posso dare dei consigli, quindi posto che questa è una sottozona che
23:14viene fuori dall'elaborazione statistica, io posso identificarla, quindi il paesaggio
23:19in questo caso sono versanti ondulati, non particolarmente in altitudine, i suoli sono
23:26sabbioso sciolti, eccetera. Questi sono i risultati della zonazione, quindi quali sono le caratteristiche
23:33qualitative dei mosti e dei vini. In questo caso erano state studiate tre varietà , Cabernet,
23:38Merlot e Sangiovese, quindi per ognuna di queste si riporta come andavano le vinificazioni e gli studi
23:46sui vigneti di questa sottozona, e anche le caratteristiche sensoriali dei vini. Grazie a questo,
23:54con le conoscenze che uno ha, può dare dei consigli su come gestire il suolo, gestire la pianta
24:01o gestire i nuovi impianti, dicevamo precedentemente. Questa è una parte molto importante perché
24:06ovviamente nel tempo è più difficile da cambiare. E quindi, ad esempio, questa è la Valpolicella,
24:14prima mi ha visto dei grafici medio, sono state identificate alcune unità , sei unitÃ
24:19vocazionali, ognuna di queste aveva delle caratteristiche dell'uva, dei vigneti, eccetera,
24:26eccetera, le note sensoriali dei vini. Quando faccio invece una zonazione aziendale, quindi
24:31su scala più piccola, il problema non è identificare la vocazionalità di un territorio,
24:37io ho quel vigneto, forse la zonazione aziendale serve di più per affrontare in modo diverso
24:43eventuali problematiche che abbiamo nei vigneti, oppure per identificare dei cru aziendali.
24:48Quindi vanno rimossi i fattori limitanti, grazie a uno studio dei suoli io posso capire quali
24:52sono i suoli, se questi suoli hanno un problema e se questi problemi possono essere limitati
24:57o rimossi. Posso adeguare i vigneti che ho agli obiettivi enologici, dire se devi fare il
25:05vino cru dell'azienda, il vino più importante dell'azienda, vai a prendere l'uva nel vigneto
25:10A e nel vigneto B ma non nel vigneto C. Posso identificare il parcello omogenee appunto
25:17per avere maturazioni anche più idonee, più coerenti e vinificare queste uve tutte assieme
25:24e quindi fornire all'enologo dei criteri oggettivi per gestire le fermentazioni e gli uvaggi.
25:31Questa è un'altra zonazione aziendale su un'azienda importante, il Castello Banfi e Montalcino,
25:37dove c'erano tutte queste unità di paesaggio e alla fine grazie allo studio che è stato fatto
25:42diamo dei consigli proprio specifici sulle varietà da coltivare nei prossimi anni in funzione
25:50della zona, che tipo di portainnesti utilizzare nei nuovi impianti, che tipo di densità di impianto
25:58fornire, quindi è una rappresentazione, diciamo posso fare delle tabelle come abbiamo visto prima,
26:04sono rappresentazioni di come graficamente, di come seguire i consigli che possiamo dare.
26:13Fa bisogno idrico, quindi capire se serve o non serve, ad esempio utilizzare degli impianti di irrigazione
26:19dove per me essere disciplinari. Gestione del suolo, quindi anche in conseguenza del fabbisogno idrico,
26:26io posso decidere se fare un inerbimento temporale, parziale, solo un inerbimento temporale,
26:33ma solo autunno-primaverile, eccetera. Che tipo di concimazione dare? Esistono dei vigneti,
26:41ad esempio dove si dice di fare solo la concimazione dell'istituzione, che hanno già una buona capacitÃ
26:46di sostanza organica del suolo, quindi serve intervenire solo eventualmente con una concimazione minerale
26:52e non con una concimazione cosiddetta di restituzione, o meglio concimazione organica.
27:03Ora vi ho fatto degli esempi più vari, ora provo a illustrarvi quello che è stato fatto in un periodo
27:10di circa dieci anni in provincia di Arezzo, un'esperienza finita ormai nel 2010 più o meno,
27:19che è nata dall'azonazione viticola, fatta nei tre anni, 99, 2000 e 2001, in provincia di Arezzo.
27:26Ma da cui la zonazione è stato, diciamo, un po' il centro di aggregazione
27:36rispetto a una serie di attività che abbiamo fatto anche successivamente.
27:43Quindi, anche qua abbiamo fatto un po' di studio preliminare, come si diceva,
27:48quindi più o meno abbiamo preso i dati del censimento Istat, dell'agricoltura a quei tempi del 2000,
27:53e abbiamo analizzato le superfici, quindi rispetto ai comuni quali erano le superfici vittate,
27:59e c'è più o meno 7000 ettari in provincia di Arezzo, divise più o meno ugualmente tra aree rivendicate,
28:09vigneti rivendicati a DOC o a DOCG rispetto a no.
28:13In provincia di Arezzo c'è il Chianti, c'è la DOC Cortona e quant'altro.
28:20E questa è la composizione varietale, la maggior parte, come tipicamente è in Toscana,
28:25era a base di Sangiovese, ancora oggi lo è, poi Strebbiano, e seguono le altre varietà .
28:33Differenze varietà tra DOC e non DOC, quindi oltre di quei 7000 ettari che dicevamo,
28:39oltre 4000 erano a base di Sangiovese.
28:43Quindi bianco e rosso, ovviamente, tipicamente in Toscana si coltivano più bianchi rispetto ai rossi,
28:49e questo è un altro dato molto importante, la composizione dei vigneti in provincia di Arezzo.
28:57Avevano ai tempi più di 30 anni di Etral, 32%, tra i 20 e i 30 anni 46%.
29:04Capite che quasi il tre quarti dei vigneti, intorno agli anni 2000, dei vigneti di Arezzo,
29:11avevano un'età in cui forse negli anni successivi sarebbero stati nuovamente impiantati.
29:18Ecco, fare uno studio di zonazione in un momento in cui ci si ipotizzano dei forti investimenti in nuovi impianti
29:27negli anni successivi
29:28può essere utile perché, come dicevamo, diamo dei consigli su cosa impiantare e come impiantarlo per i prossimi anni.
29:36Quindi abbiamo studiato la provincia di Arezzo per quanto riguarda il clima,
29:41studiando le precipitazioni, le temperature medie annue, le somme termiche, i giorni di stress idrico,
29:48tutte caratterizzazioni climatiche.
29:51Poi abbiamo studiato i suoli, la differenza tra queste mappe, questo è il totale della provincia
29:58e queste sono le aree d'occa all'interno della provincia, ma insomma è una sottozona della provincia di Arezzo.
30:05Quindi abbiamo studiato le litologie, le tessiture, eccetera, eccetera,
30:10con uno studio pedologico fatto apposta su un territorio molto ampio.
30:15Studiamo l'orografia, quindi come vanno le altitudini o le esposizioni.
30:22Abbiamo fatto in provincia di Arezzo, abbiamo posizionato quasi 50 vigneti guida nel corso del triennio
30:32su cui abbiamo studiato le curve di maturazione, in cui ad esempio in questo caso qua si possono distinguere
30:40dei vigneti tra media precocità di maturazione nel corso degli anni, questi sono i giorni,
30:48diciamo l'ultimo mese, l'ultimo mese e mezzo di maturazione, come stanno andando gli zuccheri nel corso del tempo,
30:56da quando l'uva, l'invaiatura è quel fenomeno che succede nei grappoli d'uva quando l'uva cambia colore,
31:02prima sono tutti verdi i grappoli, poi a un certo punto diventano o rossi o gialli.
31:07Da quel momento lì la bacca inizia ad accumulare zuccheri e quindi riesce successivamente a trasformarlo in alcol
31:14in seguito alla vinificazione.
31:17Però ad esempio si identificano dei vigneti tra precocità media, tardiva, piuttosto che vigneti precoci,
31:24che quindi raggiungono molto prima delle gradazioni zuccherine importanti,
31:29e poi grazie alle statistiche possiamo capire quali sono i fattori che influiscono su questa precocità .
31:35In questo caso qua vediamo che i due fattori più importanti sono il drenaggio,
31:39quindi una caratteristica dei suoli, e l'altitudine dei vigneti.
31:43Oppure sempre con gli stessi dati possiamo vedere appunto come funziona rispetto al drenaggio interno
31:53che sono le caratteristiche, quindi chi ha buon drenaggio avrà anche un indice di accumulo di zuccheri maggiore
31:59rispetto a chi ha drenaggi lenti o molto rapidi.
32:03Significa il rapporto con l'acqua, che il rapporto con cui le radici riescono ad acquisire l'acqua
32:10influenza il grado di maturazione.
32:14Oppure l'altitudine, abbiamo detto che è un'altra cosa, quindi i vigneti che sono sopra i 250 hanno una
32:22maturazione
32:22che tutto sommato fino a un certo punto è uguale a quelle del minore di 250,
32:27ma poi vedete che nell'ultima fase c'è una divarificazione,
32:31e quindi i vigneti in altitudine riuscivano ad accumulare più zuccheri rispetto a quelli al di sotto a una certa
32:39altitudine.
32:40La boccia è qualcosa di molto correlato al drenaggio di cui parlavamo prima,
32:44ma è la capacità non tanto di quel terreno di allontanare l'acqua in eccesso, ma di trattenerla.
32:51E quindi anche qua si hanno differenze tra i diversi vigneti.
32:55E quindi alla fine possiamo vedere con i dati chimici alla vendemmia,
32:59noi abbiamo visto fino adesso le cure di maturazione, quindi l'ultimo mese come si accumulavano gli zuccheri,
33:05e questo è il momento della vendemmia, prima della trasformazione in vini.
33:10E quindi anche qua con l'analisi statistica riusciamo a dire ad esempio che i fattori che hanno più influenza
33:18sullo zucchero è la tessitura, vedete questi tre pallini,
33:22questa è un'indicazione oppure due pallini o un pallino o NS.
33:28Cosa significa questa rappresentazione grafica?
33:31Nell'analisi statistica di quella che viene chiamata analisi della varianza,
33:34che è la principale analisi statistica per identificare una serie di dati,
33:40ecco, quando io ho tre pallini significa che l'ipotesi che ho fatto,
33:45e l'ipotesi che ho fatto è che la tessitura ha influenza sull'accumulo zuccherino o sull'acidità o sul
33:50pH,
33:51ecco, l'ipotesi che ho fatto è vera al 99,99%,
33:57quindi vuol dire che praticamente è una certezza che la tessitura ha influenza sugli zuccheri.
34:04Due pallini sono il 99%, un pallino è il 90% di possibilità di dire una cosa vera.
34:10NS vuol dire che sono al di sotto del 90%,
34:13quindi non è vero che non ha influenza, ma statisticamente non è così rilevante,
34:18non è una vera e propria certezza.
34:19E quindi dai grafici sotto possiamo vedere, ad esempio, che la tessitura,
34:24quindi il parametro che funziona sugli zuccheri,
34:27ha, ad esempio, sui terreni limosofini,
34:34questi non consentono un buon accumulo zuccherino,
34:37viceversa i limosogrossolani, che quindi hanno una capacità di drenaggio,
34:43per tornare a quello che parlavamo prima, elevata,
34:47hanno anche un'elevata capacità di accumulare lo zucchero.
34:51E poi ci sono altre rappresentazioni,
34:53quindi rispetto ai risultati vendemmiali,
34:56rispetto agli zuccheri sempre sulle classi di AVC, di altitudine,
35:00oppure l'acidità , è sempre importante,
35:03quindi i vigneti posti sopra i 250 metri
35:07avevano più zuccheri e più alcol,
35:09e più, scusate, più zuccheri, quindi più alcol,
35:12ma anche più acidità , quindi erano vini più equilibrati,
35:16daranno origine a vini più equilibrati,
35:18con mosti più equilibrati di conseguenza,
35:20oppure tessitura è sull'acidità appunto che sugli zuccheri.
35:24Oppure, nel grafico a destra,
35:27noi vediamo un'altra elaborazione statistica,
35:30questa si chiama analisi, la PCA,
35:35analisi dei fattori principali,
35:36in cui i fattori produttivi che abbiamo rilevati in campo,
35:42quindi i zuccheri, il pH, il numero di germogli,
35:45eccetera, eccetera, l'acidità , la fertilità delle gemme,
35:50sono stati messi in relazione alle diversi gradi di precocità dei vigneti,
35:54cioè medio, precoce e tardivo.
35:55Ecco, la vicinanza del pallino verde ai pallini rossi
35:59dice che i precoci sono più vicini agli zuccheri dei tardivi e dei medi,
36:03e quindi sono caratterizzati in questo senso,
36:05mentre invece i tardivi avevano più germogli, più grappoli,
36:08quindi avevano più uve, faticavano un po' di più a portarla a maturazione.
36:13colore delle uve, la stessa rappresentazione grafica,
36:17i profili sensoriali, quindi avevano veramente grandi differenze
36:21questi tipi di vini rispetto alla precocità o quant'altro.
36:24oppure questo riassunto dei profili sensoriali rispetto ai vari fattori,
36:31come ogni sentore, dal floreale al vegetale alla frutta,
36:34aveva influenza, o meglio, si esprimeva di più in condizioni di precocità ,
36:39di drenaggi differenti.
36:40Alla fine questo cosa ha portato?
36:43Ha portato a identificare le unità territoriali o unità vocazionali sul territorio,
36:49queste rappresentate nella mappa,
36:53quindi la riclassificazione di tutti i fattori che avevamo prima in unità territoriali
36:58ha fatto in modo che anche statisticamente si è visto che questa suddivisione proposta
37:04avesse un'influenza statistica molto importante per zuccheri, acidità e pH
37:09è i fattori principali sull'analisi dei mosti dei vini e delle uve.
37:14Il risultato di tutto questo è stato pubblicato su quello che viene chiamato
37:17il manuale d'uso del territorio,
37:22le risultanze sono state pubblicate,
37:25quindi dalle unità territoriali,
37:29quindi identificare le caratteristiche dei suoli, le caratteristiche climatiche
37:34e poi siamo arrivati fino a identificare per i consigli di gestione successivo del vigneto
37:42anche delle ulteriori sottozone che in questo caso abbiamo chiamato appunto unità vocazionali,
37:47ma sono delle sottozone di altre sottozone, delle unità territoriali.
37:52Per poi dare dei consigli, quindi visto che i suoli sono così,
37:56dare dei consigli e l'andamento ancora della sperimentazione ha portato a queste caratteristiche,
38:03ci sono dati dei consigli al manuale d'uso del territorio riguardo alla concimazione,
38:08riguardo alla gestione del suolo e riguardo al consiglio varietale e al consiglio dei porteinnesti.
38:16Quindi visto queste che sono le caratteristiche delle varietà ,
38:20possiamo dare dei consigli di impianto per i prossimi anni.
38:23Quindi nel basso Casentino, che è una zona al nord della provincia di Arezzo,
38:30molto declive, è abbastanza in altitudine,
38:40si sono dati questi consigli di coltivazione ovviamente rispetto al Sangiovese,
38:46perché il Sangiovese è la varietà tipica di coltivazione.
38:49oppure dare consigli sui porteinnesti, anche qui quindi avendo queste caratteristiche dei porteinnesti,
38:55davamo dei consigli per delle produzioni.
38:59E tutto questo è stato poi riassunto in delle schede tipiche di ogni zona per appunto per il tecnico.
39:07Queste sono schede che finiscono in mano al tecnico,
39:09che quando vorrà fare un nuovo impianto potrà accedere a queste schede e dare delle sue indicazioni.
39:16Finita la zona azione, la politica della provincia di Arezzo ha potuto usare i dati della zona azione
39:27per proporre delle modifiche al sistema delle DOC.
39:31E quindi la DOC Cortona, che poi è stata ulteriormente rivista,
39:35oppure la DOC Valdichiana hanno avuto delle modifiche,
39:38oppure è stata costituita una nuova DOC che si chiama Pietraviva nel 2005,
39:42proprio utilizzando i dati della zona azione.
39:46Oppure abbiamo fatto, successivamente abbiamo identificato queste zone,
39:50abbiamo identificato dei vigneti all'interno del territorio, nelle diverse unità identificate,
39:56e abbiamo fatto per tre anni una sperimentazione per vedere di non coltivare solo il Sangiovese,
40:01ma anche altre varietà .
40:02I vigneti erano vigneti sperimentali, aperti al pubblico,
40:06su cui sono stati fatti tanti eventi, per aumentare la conoscenza sul territorio.
40:14Oppure ancora è stato fatto dal 2003 al 2009,
40:20è stato istituito dalla provincia un servizio di monitoraggio delle maturazioni del territorio,
40:27per in modo che tutti i dati venissero diffusi sul territorio,
40:31senza che gli agricoltori, quelli che non potevano,
40:34potevano accedere a questo tipo e vedere,
40:37ok, io ho il Sangiovese in questa zona,
40:39più o meno l'ambientazione e più o meno l'ambiente e il clima di quell'anno
40:44possono andare, il meteo meglio di quell'anno,
40:46mi danno questo tipo di indicazioni.
40:49Oppure ancora sulla zona azione, dal punto di vista comunicativo,
40:55sono stati fatti tanti eventi, tanti convegni, incontri tecnici,
40:58è stato istituito un panel di degustazione in provincia di Arezzo,
41:01che poi è servito alla Camera di Commercio per avere,
41:07quando ancora c'erano le Camere di Commercio,
41:08che avevano i comitati per la validazione delle denominazioni e quant'altro.
41:12E quindi la zona azione è servita a aumentare,
41:16diciamo, a identificare da prima e poi aumentare quella che è la qualità innata dei vini.
41:24Questa qualità è misurabile, abbiamo visto,
41:27ma invece la qualità percepita del vino può essere diversa,
41:31quindi tutti questi strumenti aiutano ad aumentare la qualità percepita del vino.
41:36E quindi tutta questa roba qui, diciamo che abbiamo una qualità innata,
41:41possiamo aumentare questa qualità innata acquisendola grazie alla conoscenza,
41:46misurarla e aumentare la qualità del vino percepita.
41:51Poi c'è un'altra parte che andrò molto veloce.
41:55Una persona abbastanza importante, che è Albert Einstein,
41:58diceva che la nostra conoscenza, se paragonata alla realtà ,
42:03è prima attiva e infantile, eppure è il bene più grande di cui disponiamo.
42:06Quindi comunque dobbiamo conoscere le cose.
42:07Forse non riusciremo a sviscerare il 100% di un argomento,
42:11ma più dati abbiamo, meglio è.
42:16Dall'altra parte dice anche la stessa persona che l'immaginazione è più importante della conoscenza.
42:21Quindi quando noi parliamo di tutta questa parte che è la qualità misurabile,
42:27non andiamo a solleticare quella che è l'immaginazione,
42:30che vi porta poi a percepire un certo tipo di vino.
42:34Quindi tutta la parte legata alla zonazione e anche i progetti successivi che vi ho detto,
42:39servivano in modo scientifico, diciamo, ad aumentare la qualità misurabile.
42:46Abbiamo provato anche a fare uno studio dei paesaggi,
42:49più per sviluppare gli aspetti emozionali,
42:52in modo da innalzare comunque la percezione della qualità del vino della provincia.
42:56E quindi, senza dilungarmi poi eccessivamente,
43:01abbiamo identificato quelli che possono essere degli iconemi.
43:06Gli iconemi, poi ci sarà una definizione,
43:09sono degli elementi del paesaggio specifici di quel territorio.
43:13Quindi è un elemento di natura antropica,
43:16è l'uomo che in qualche modo fa l'iconema,
43:18che si presenta in frequenza ed è noto al suo territorio.
43:22Pensiamo, non so, ai mulini a vento in Olanda,
43:26sono un iconema di quel tipo di territorio.
43:29In Italia, in provincia d'Arezzo,
43:33degli iconemi possono essere i vigneti che caratterizzano quel territorio,
43:37piuttosto che possono essere le pievi, le chiese o quant'altro.
43:41E quindi legano quello che noi,
43:44quella marca paesistica,
43:46quindi qualcosa che noi identifichiamo come caratteristico di quel territorio.
43:57Questo è uno dei più grandi naturalisti italiani
44:00che per primo ha dato una definizione di iconema.
44:03E l'iconema può essere un elemento base della comunicazione.
44:07E quindi abbiamo fatto tutto uno studio su,
44:11avevamo già dalla zonazione tutte le caratteristiche del paesaggio,
44:16abbiamo fatto delle indagini sui vigneti
44:21per identificare dal punto di vista visivo
44:25se un vigneto era bello o brutto,
44:27non buono o cattivo,
44:28ma bello e brutto proprio.
44:30E però abbiamo anche detto
44:31questo vigneto è visitabile oppure no?
44:34Quindi prima abbiamo fatto un'indagine sulle strade,
44:37sui percorsi tematici,
44:39sui vigneti che incontravamo lungo questi percorsi
44:42abbiamo fatto degli studi,
44:44abbiamo stabilito dei punteggi banalmente
44:46e poi abbiamo fatto proprio dei percorsi,
44:48chiamiamo proprio così,
44:49le strade del vino,
44:50ma erano più strade per andare a far visitare al turista
44:54dei bei percorsi da visitare.
44:57E quindi abbiamo fatto tutto uno studio sul territorio,
45:00quindi dei layer tematici cosiddetti,
45:03quindi ci sono dei punteggi di naturalità ,
45:06punteggi dal punto di vista della biodiversità ,
45:10delle caratteristiche paesistiche architettoniche.
45:13Alla fine di tutto questo abbiamo fatto un punteggio,
45:15una somma di tutti quegli impugnimenti prima,
45:18un punteggio di valore paesistico.
45:21Le zone in verde avevano un punteggio più basso
45:24e le zone in rosso avevano dei punteggi più alti.
45:27Quindi se devo portare un turista a qualche parte
45:28tendo a portarli nelle zone con più alto valore.
45:32Però è anche vero che non in tutti i territori
45:34ci riesco a arrivare,
45:35devo sapere dove sono le strade.
45:38Quindi qua in blu, ad esempio,
45:39in questa zona che era la zona della Val d'Arno superiore,
45:44così chiamata, abbiamo studiato le strade,
45:46abbiamo cercato di capire quali potevano essere le strade
45:49che avevano maggiore o minore panoramicità ,
45:52quindi che ti permettevano di vedere più cose,
45:55quindi fare dei percorsi panoramici.
45:57E su questi identificare i vigneti
45:59dove casomai far soffermare il turista.
46:02Ovviamente se io devo vedere un vigneto con i pari della luce
46:06o un vigneto con dietro una pieve o una villa,
46:10istintivamente mi piacerà di più il vigneto
46:15senza l'interferenza di questi pari della luce.
46:18Sono stati fatti studi, anche ad esempio nel Prosecco,
46:22che se tu associ la vista di questi vigneti a un vino
46:29in modo anonimo,
46:30ecco i vini più buoni saranno sempre identificati
46:33come provenienti da vigneti belli.
46:37E quindi alla fine abbiamo identificato quattro percorsi
46:40dove si riuscivano a vedere tante cose,
46:42non solo vigneti ma anche altri conemi,
46:44e su questi percorsi abbiamo identificato alcuni vigneti
46:47da far vedere, abbiamo identificato con dei cartelli
46:50per far soffermare il turista stesso.
46:54In chiusura,
46:56quindi è, si dice,
47:01credibile e corretto
47:03per un'azienda, un'organizzazione,
47:05un territorio in generale,
47:07usare il territorio per fare comunicazione.
47:11perché è importante,
47:13lo sappiamo tutti,
47:14che il vino non è un prodotto solo industriale,
47:19il vino è un prodotto che deriva,
47:20come dicevamo proprio all'inizio di questa lezione,
47:24deriva da una cultura,
47:25deriva da un popolo,
47:27però per parlare coerentemente di zonazione
47:31devo avere dei dati reali,
47:33che siano in qualche modo verificabili,
47:34non basati solo sull'empirismo,
47:36sulla conoscenza, sulla esperienza.
47:39E per fare di conseguenza
47:42anche della promozione e comunicazione,
47:44questa deve essere fondata su basi e dati reali,
47:47è corretta e deve essere seria e credibile
47:49e quindi risultare anche efficace.
47:51Ecco, lo studio per fare questo
47:52si chiama zonazione.
47:54Facciamo un esempio.
47:55Questa è una mappa
47:57delle unità vocazionali
48:00della Franciacorta.
48:05Quindi ogni colorino rappresenta
48:07un'unità funzionale,
48:09un'unità vocazionale.
48:12Un'azienda
48:14ha deciso
48:16di produrre
48:17dei vini
48:18in cinque di queste sei unità vocazionali.
48:21Dove aveva dei vigneti,
48:22però li ha tenuti sempre separati
48:24e ha prodotto dei vigneti
48:25in ognuno di questi territori.
48:29Per poi fare la comunicazione
48:31sei terre e sei vini.
48:32Questa è una comunicazione
48:33corretta ed efficace
48:35perché deriva da basi
48:36di dati reali
48:38e verificabili.
48:42Quindi lo scopo,
48:43diciamo, finale qual è?
48:45È che se io ho una
48:49qualitÃ
48:51del territorio,
48:52una qualità innata del territorio,
48:54lo studiamo,
48:55lo studio del terroir,
48:56quindi
48:56la qualità innata
48:58deriva dal terroir,
49:00lo studio del terroir
49:01viene fatto attraverso
49:02la zonazione viticola,
49:07tutti gli operatori
49:09della filiera viticola,
49:10quelli che vengono
49:11chiamati stakeholder,
49:12tutti gli operatori
49:14che abitano
49:15e producono
49:16in quel territorio
49:16e in qualche modo
49:17hanno a che fare
49:18con quella filiera,
49:19possono,
49:20dovrebbero,
49:21diciamo,
49:22farsi carico
49:23carico
49:23o conosce
49:24i risultati
49:25di una zonazione,
49:26grazie a questa
49:27aiutare
49:28il terroir
49:29e a aumentare
49:32la percezione
49:33di questa qualità .
49:34Quindi se quella
49:35base di questa parola
49:36qualità ,
49:37tra la qualità innata
49:38e la qualità percepita,
49:39io posso avere
49:40una qualità innata
49:41incredibile
49:41ma il consumatore
49:42ne percepisce
49:43solo una frazione,
49:45grazie alla zonazione
49:46e alle informazioni
49:47che vengono fuori
49:48da questa,
49:48io posso aumentare,
49:50diciamo,
49:50la mia base di conoscenza.
49:54questi sono
49:55i miei contatti,
49:58io oggi
49:58sono vicepresidente
50:00di Enogis,
50:00una societÃ
50:01di software
50:02che produce
50:03mezzi
50:04per studiare
50:04i territori,
50:05tra l'altro,
50:06se avete domande,
50:08informazioni
50:08potete appunto
50:09contattare liberamente.
50:11Per chiudere,
50:13penso che,
50:15lo dicevo all'inizio,
50:16gli studi di zonazione
50:18oggi non si fanno
50:20più tanto,
50:21i motivi sono diversi,
50:23i costi,
50:24i tempi
50:25per fare uno studio
50:26di zonazione
50:26servono almeno tre anni
50:28più un anno
50:29di elaborazione dei dati,
50:31servono tante risorse
50:32economiche
50:33di coinvolgimento
50:34delle persone
50:35e forse
50:36c'è anche
50:37meno interesse,
50:38ma
50:38lo vedremo anche
50:40nelle prossime lezioni.
50:42Oggi
50:42la scienza
50:43e la tecnologia,
50:44l'innovazione
50:45in generale
50:46prodotta,
50:46ci fornisce
50:48strumenti
50:49diversi
50:50per fare
50:50lo stesso
50:50tipo di lavoro.
50:52Con i satelliti
50:54possiamo studiare
50:55il territorio,
50:56con i software
50:58possiamo ipotizzare
50:59degli scenari,
51:00con i software
51:02gestionari
51:02delle cantine
51:03possiamo recuperare
51:04dati vecchi
51:04che non sono stati
51:05utilizzati
51:06e grazie a questo
51:07caratterizzare
51:08e sviluppare
51:09i territori
51:10di produzione.
51:11Vi ringrazio
51:13e buona giornata.