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  • 14 minuti fa
"Quello che non si deve fare è essere didascalici, perché diventa immediatamente un pippone didascalico e da professore che poi non interessa il pubblico finale". Luca Enoch, sceneggiatore di fumetti, spiega la sfida affrontata con “Il Quinto”, trasformando un testo già scritto in una sequenza di immagini e dialoghi. Comunicare ai giovani, sottolinea, significa tradurre spiegazioni e concetti complessi in un linguaggio che possa essere fruito con immediatezza. Il fumetto diventa così uno strumento per sensibilizzare sul papillomavirus umano senza rinunciare alla forza della narrazione e senza trasformare l’informazione in una lezione.

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Trascrizione
00:02Lo che non si deve fare è essere didascalici, perché diventa immediatamente un pippone didascalico
00:11e da professore che poi non interessa il pubblico finare.
00:18Mi sono stato salvato da questa grave incombenza perché ho veramente fatto il puro lavoro di sceneggiatura.
00:25Io ho avuto un soggetto, ho avuto dei dialoghi e ho dovuto tradurre questa prosa, che era già tutta scritta,
00:31quindi il soggetto era già stato scritto e deciso, in un linguaggio fumettistico, in sequenza di immagini.
00:38Quindi ho fatto proprio il lavoro di sceneggiatore puro che poi è stato completato dal disegnatore.
00:42Quindi da questo punto di vista il comunicare ai giovani, comunicare a chi si accosta al mondo del fumetto,
00:53vuol dire tradurre paroloni, tradurre spiegazioni, tradurre concetti non facili in immagini che possano essere fruite
01:05senza, verrebbe da dire, una contraddizione, senza troppo impegno.

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