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  • 20 minuti fa
“Negli ultimi 10-15 anni abbiamo a disposizione tutta una classe di farmaci che ci permette di superare approcci invasivi come la splenectomia, ovvero la rimozione della milza”. Così Valerio De Stefano, professore di Ematologia all’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, nel corso del XXIX Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi.

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Trascrizione
00:04La piastrimopenia immune è una malattia rara che fondamentalmente nella narrazione corrente
00:12viene attribuita ai giovani di sesso femminile. In realtà è trasversale, nel senso che anche
00:18persone anziane possono avere la piastrimopenia immune, oltre naturalmente come è noto i giovani
00:24e i bambini. È una patologia che non è banalissima come è stata recepita da molti, in quanto
00:34aumenta all'incirca del 40% il rischio di mortalità e di questo 40% il rischio di mortalità la
00:43metà è legata a emorragie da basse piastrine. Questo sta cambiando in maniera vertiginosa
00:50perché abbiamo a disposizione varie classi di farmaci che possono incrementare il numero
00:56di piastrine e oppure far sì che il paziente venga in qualche maniera curato, guarito, nel
01:06senso che per esempio il gold standard da questo punto di vista è la sprenectomia, cioè rimuovendo
01:14l'organo dove avviene la distruzione del complesso antigeno anticorpo piastrinico. Noi abbiamo
01:22fino al 60% di pazienti liberi da malattia nei successivi dieci anni. Fortunatamente negli ultimi
01:31dieci, quindici anni abbiamo, ripeto, tutta una classe di farmaci che ci permette di superare
01:36questo approccio così invasivo e brutale e che ci può permettere di avere o delle terapie
01:45one shot, cioè vengono fatti delle somministrazioni di anticorpi monoclonali e quindi una manipolazione
01:55immunitaria che poi porta a un riequilibrio del sistema immunitario, oppure dei farmaci che
02:05da una parte mantengono la conta piastrinica in maniera cronica e in maniera stabile e d'altra
02:11parte hanno anch'essi un modesto effetto di tipo immunitario, tant'è vero che all'incirca
02:19il 25% dei pazienti trattati con stimolatori simili alla trombopoietina, i cosiddetti tipi
02:26omimetici, possono discontinuare la terapia. Il punto su cui in particolare abbiamo anche
02:34discusso in questo congresso è che sia la malattia in quanto tale, sia alcuni farmaci
02:42paradossalmente comportano un aumento di rischio trombotico, verosimilmente perché le piastrine
02:52messe in circolo per compensare il deficit sono più attive e quindi comportano questa
02:59predisposizione maggiore alla trombosi, ma in realtà non sappiamo esattamente i meccanismi,
03:05però stiamo imparando a gestire questo rischio e identificando dei farmaci a minore possibilità
03:12di sviluppo di trombosi o a sviluppo di trombosi quasi assente e quindi scegliendo, facendo
03:19un'operazione di medicina personalizzata, scegliendo il farmaco giusto per il paziente
03:24giusto e su questo stiamo andando avanti in maniera molto importante.

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