Casi di cronaca nera italiani: efferati omicidi che sconvolgono le nostre coscienze, raccontati con ricostruzioni realistiche, che seguono protagonisti, investigatori e vittime. Si va così alla scoperta del lato oscuro della nostra nazione.
DELITTO DI PARMA: Con il titolo "La spogliarellista fatale", la serie documentaria Delitti ha raccontato uno dei casi di cronaca nera più famosi, mediatici e controversi dell'Italia degli anni Ottanta: l'omicidio di Carlo Mazza e la vicenda giudiziaria di Katharina Miroslawa. La notte tra il 9 e il 10 febbraio 1986, a Parma, viene trovato il cadavere di Carlo Mazza, un ricco e noto industriale siderurgico locale di 52 anni. L'uomo si trova all'interno della sua auto, una lussuosa Autobianchi Y10, coperto da una fitta nevicata. Inizialmente si pensa a un malore, ma l'autopsia rivela una realtà ben diversa: Mazza è stato giustiziato con due colpi di pistola calibro 6,35 alla testa. Gli inquirenti escludono subito la pista della rapina, poiché il portafoglio della vittima è intatto. Le indagini si concentrano rapidamente sulla sua tumultuosa vita privata. Carlo Mazza era un uomo facoltoso, sposato, ma con la fama di playboy. La sua vita era cambiata radicalmente dopo l'incontro in un night club con una giovanissima ballerina e spogliarellista di origine polacca, la ventitreenne Katharina Miroslawa. Mazza si era follemente innamorato di lei, iniziando a mantenerla, a riempirla di regali costosi e arrivando a stipulare una ricca polizza sulla vita da un miliardo di lire a favore della donna. Ben presto, però, emerge la figura di Witold Mezglewski, marito della Miroslawa e suo complice. L'accusa ipotizza che la ballerina e il marito avessero pianificato l'omicidio dell'industriale proprio per intascare il miliardo della polizza assicurativa, servendosi dell'aiuto del fratello di Katharina, Zbigniew, e di un altro connazionale, Elzbieta. Il caso diventa un vero e proprio feuilleton mediatico, ribattezzato dai giornali dell'epoca come il giallo della "spogliarellista fatale". Nel 1992, la Corte di Cassazione rende definitiva la condanna a 21 anni e 6 mesi di reclusione per Katharina Miroslawa, indicata come l'istigatrice morale del delitto, e a 24 anni per il marito Witold, considerato l'esecutore materiale. Prima che la condanna diventi esecutiva, Katharina Miroslawa fa perdere le sue tracce, dando inizio a una lunghissima latitanza internazionale durata ben 8 anni. Verrà catturata soltanto nel 2000 a Vienna, per poi essere estradata in Italia e rinchiusa nel carcere della Giudecca a Venezia.
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