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  • 7 minuti fa
"La libertà di espressione non è libertà di umiliare, minacciare o intimidire. E nessuna donna deve sentirsi sola o derisa quando decide di denunciare". È il messaggio lanciato dalla sindaca di Perugia e delegata ANCI alle Pari opportunità, Vittoria Ferdinandi, in un video pubblicato sui propri canali social per denunciare gli attacchi sessisti e i messaggi di odio ricevuti e promuovere una risposta comune delle istituzioni.

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Trascrizione
00:00Puttana, troia, zocco, crepa.
00:04Se scrivi questo ad una donna sui social, non stai facendo una battuta, non sei divertente,
00:10non stai facendo una critica, ma stai esercitando una forma di violenza.
00:15Non possiamo più continuare a far finta che questo sia normale solo perché accade sui social.
00:21Chi fa politica deve accettare anche le critiche più dure, fa parte della democrazia,
00:26ma quando si attacca a una donna per il sospetto fisico, per il suo corpo,
00:31quando si arriva alle battute sessiste e alle minacce, non siamo più nel campo del dissenso politico.
00:37Per questo ho deciso di denunciare gli attacchi più gravi, ma non basta.
00:42Insieme alla sindaca di Firenze, Sara Funaro, abbiamo deciso di trasformare questo odio in qualcosa di concreto,
00:49destinando gli eventuali risarcimenti ad un fondo per garantire assistenza legale gratuita
00:56alle donne vittime di odio e di violenza sui social.
00:59Perché non è giusto che si può difendere solo chi ha gli strumenti per farlo?
01:03Tante, troppe donne ancora non li hanno.
01:06Per questo, come delegata ANCI alle pari opportunità,
01:10voglio lavorare affinché questa iniziativa possa raccogliere
01:13quante più adesioni tra amministratrici e amministratori di ogni orientamento politico.
01:19L'iter è già cominciato, manderò una lettera a mia firma
01:23per fare in modo di stimolare tutti i comuni italiani
01:27ad aderire a questa iniziativa contro l'odio sui social.
01:31Perché la libertà di espressione non è libertà di umiliare,
01:34minacciare o di intimidire.
01:36E nessuna donna deve sentirsi sola o derisa quando sceglie di denunciare.

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