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Milano, 12 ott. (askanews) - In occasione della ventiduesima edizione della Giornata del Contemporaneo, promossa da AMACI e dedicata quest'anno alle Geografie della contemporaneità, il PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano ha presentato da sabato 10 ottobre nella Project Room La femme qui marche, progetto di Francesco Clerici realizzato in collaborazione con l'antropologa Khaoula Matri. La video installazione si inserisce perfettamente nel tema perché mostra gli effetti delle politiche contemporanee di controllo delle frontiere che stabiliscono chi abbia il diritto di attraversare un confine e chi invece sia costretto a fermarsi.Francesco Clerici, regista e artista audiovisivo, la cui pratica attraversa documentario, videoarte, film sperimentale e realtà aumentata, ha raccontato ad askanews il progetto: "La femme qui marche ripercorre un po' quello che è stato un lavoro di tre anni insieme all'antropologa tunisina Khaoula Matri, che si è interrogata sugli elementi di violenza del corpo e degli oggetti delle donne migranti, specialmente subsahariane, nel percorso per arrivare in Europa. Noi le abbiamo incontrate in Tunisia, a metà strada, dopo aver fatto il viaggio da dove provenivano in attesa di provare ad arrivare in Europa. Quello su cui ci siamo concentrati è cercare di capire quali fossero gli oggetti e le ferite, in un senso anche metaforico, che i loro corpi e le loro storie portavano con sé per capire l'assurdità di questa situazione di immobilismo che in teoria è l'opposto di quello che dovrebbe essere una migrazione o un viaggio. È un lavoro di antropologia visiva che alla fine ha trovato forma in una installazione video artistica perché di fatto era da una parte un tentativo di trovare una forma a questo immobilismo fisico e dall'altro cercare di immergere lo spettatore in uno stato sospeso. Alcuni testi di Khaoula Matri s'intitola In sospeso, che è la condizione esistenziale di chi lascia il proprio posto per, come dicono loro, cessare di esistere, perché chi parte muore e se arriva è una rinascita in una nuova vita. Ho un incontro in particolare con una ragazza gambiana, che adesso è tornata in Gambia, che ho incontrato da solo di notte con dietro il mare. Lei cercava di convincermi che il mare non era pericoloso. La cosa bella di tutta questa conversazione, che sembra molto drammatica, che invece in un secondo ci siamo trovati a parlare come se ci fossimo sempre conosciuti e di fatto è così. I racconti, la comprensione, l'empatia dovrebbero essere e deve funzionare in questo modo". Attraverso un linguaggio che intreccia fotografia, video, registrazioni sonore e testimonianze, La femme qui marche costruisce una forma di antropologia visiva che sceglie di non mostrare direttamente i corpi e i volti delle donne incontrate: donne che hanno intrapreso un viaggio ma che, nella realtà, vengono continuamente ricondotte a una condizione di immobilità, invisibilità e precarietà. La tensione tra movimento e immobilità si riflette nella costruzione delle immagini, dove paesaggi, oggetti, gesti quotidiani e spazi di passaggio prendono il posto di una rappresentazione diretta delle protagoniste. Sono le voci femminili ad assumere un ruolo centrale. Sono le testimonianze a restituire la complessità delle esperienze.La ricerca antropologica di Khaoula Matri, docente presso il Dipartimento di Antropologia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Sousse e ricercatrice associata presso l'Institut de Recherche sur le Maghreb Contemporain (IRMC) si concentra sulle rappresentazioni del corpo, sulle forme di violenza e sulle esperienze delle popolazioni marginalizzate, con particolare attenzione alle dinamiche del razzismo, della vulnerabilità e alle strategie di resistenza delle comunità migranti. Il lavoro è prodotto da MADAR - Maghreb Action on Displacement and Rights e dall'IRMC - Institut de Recherche sur le Maghreb Contemporain. MADAR è un programma di ricerca interdisciplinare dedicato alle condizioni di vulnerabilità e sfollamento nel Maghreb centrale, che promuove la collaborazione tra ricerca accademica, società civile e pratiche artistiche, valorizzando metodologie partecipative e le voci delle comunità marginalizzate e sottorappresentate. Con sede a Tunisi, l'IRMC è un'Unità degli Istituti Francesi di Ricerca all'Estero (UMIFRE), specializzata nelle scienze umane e sociali e nello studio delle trasformazioni contemporanee del Maghreb e delle sue relazioni con il resto del mondo.La femme qui marche è visibile fino al 25 ottobre 2026.

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Trascrizione
00:00La Femke Marsh, qui alla Project Room del PAC, ripercorre un po' quello che è stato un lavoro di tre
00:05anni
00:05insieme a un'antropologa tunisina, Kaola Matri, che si è interrogata su gli elementi di violenza
00:12del corpo e degli oggetti delle donne migranti, specialmente subsahariane, nel percorso per arrivare in Europa.
00:19Noi le abbiamo incontrate a metà strada, quindi dopo aver fatto il viaggio da dove provenivano in Tunisia,
00:25in attesa di provare ad arrivare in Europa e quello su cui ci siamo concentrati è cercare di capire
00:31quali fossero gli oggetti e le ferite, in un senso anche metaforico, che i loro corpi e le loro storie
00:38portavano con sé
00:38per capire l'assurdità di questa situazione di immobilismo che in teoria è l'opposto di quello che dovrebbe essere
00:44una migrazione o un viaggio. È un lavoro di antropologia visiva che alla fine ha trovato una forma di installazione
00:51video artistica, perché di fatto era un tentativo di trovare una forma a questo immobilismo fisico
00:59e dall'altro di cercare di immergere lo spettatore in uno stato sospeso. Alcuni testi di Kaola si intitola
01:05in sospeso, che è la condizione esistenziale di chi lascia il proprio posto per, come dicono loro,
01:13cessare di esistere, perché chi parte muore e se arriva è una rinascita in una nuova vita.
01:18Ho un incontro in particolare con una ragazza gambiana, che adesso è tornata in Gambia,
01:24che ho incontrato da solo di notte con dietro il mare, con lei che mi cercava di convincere
01:28che il mare non era pericoloso. La cosa bella di tutta questa conversazione, che sembra molto
01:33drammatica, è che in un secondo ci siamo trovati a parlare come se ci fossero sempre conosciuti
01:38e di fatto è così. I racconti, la comprensione e l'empatia dovrebbero essere e deve funzionare
01:44in questo modo.
01:44Per avere la soia, solo per avere la soia. In realtà non lavoravo perché
01:53vogliono lavorare, ma lavoravo perché vogliono lavorare, ma lavoravo perché vogliono
01:57più restare qui.
01:57Grazie.
01:57Grazie.
01:57Grazie.
01:57Grazie.

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