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  • 2 giorni fa
Come rallentare senza sentirsi in colpa. Spesso ci fermiamo, ma continuiamo a correre dentro. Ci sediamo e già pensiamo a ciò che avremmo potuto fare in quei dieci minuti, allora persino il riposo diventa un compito da svolgere bene e il senso di colpa arriva puntuale, come se qualcuno tenesse il conto dei nostri respiri inutilizzati.

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Come rallentare senza sentirsi in colpa
Quando vivevo come monaco theravāda nella foresta di Habarana, in Sri Lanka, mi alzavo prima dell’alba per praticare la meditazione camminata. Nel buio, tra i suoni degli animali, prestavo attenzione a un movimento semplicissimo: alzare il piede, portarlo avanti, posarlo a terra. Poi l’altro. La mente voleva già essere altrove; il corpo, invece, era ancora lì, nel passo che stava compiendo.

Ricordo la scoperta di quella lentezza: il sentiero mi lasciava abitare il punto esatto in cui il piede incontrava la terra.

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Ci sentiamo in debito con tutto
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Oggi è difficile concedersi un passo così. Ci sentiamo in debito con il lavoro, con gli altri, perfino con l’idea di noi che vorremmo diventare. Eppure, la colpa che affiora quando rallentiamo può essere ascoltata come un pensiero, non eseguita come un ordine. Possiamo sentirne la stretta nel petto, riconoscerla e restare fermi ancora un momento.

Nel libro Risveglia la tua mente racconto una pratica che ho imparato nella foresta e che continua nella vita quotidiana: tornare al corpo, alle sensazioni, al respiro. Si può cominciare adesso. Prima di rispondere a un messaggio, posa entrambi i piedi sul pavimento, senti il peso delle mani, lascia che un respiro arrivi fino in fondo, poi scegli che cosa fare.

La vita ci chiede attenzione ad ogni attimo della nostra giornata.

La foresta in cui camminavo all’alba è lontana, ma qualche volta la ritrovo qui, nello spazio fra un passo e il successivo, sotto il quale sento la terra.

 

 

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Trascrizione
00:03come rallentare senza sentirsi in colpa quando è stata l'ultima volta che ti sei fermata senza
00:12pensare a quello che avresti dovuto fare a volte ci concediamo una pausa ma dentro continuiamo a
00:20correre ci sediamo la mente comincia subito a fare l'inventario un messaggio a cui rispondere
00:27un lavoro da finire qualcuno che aspetta qualcosa da noi allora ci rialziamo prima ancora di esserci
00:35davvero riposato conosco quella voce ma ho imparato che possiamo ascoltarla senza seguirla quando vivevo
00:48come monaco teravada nella foresta di abarana in sri lanka uscivo a praticare la meditazione
00:56camminata prima dell'alba il sentiero era ancora buio intorno a me si sentiranno gli animali prestavo
01:06attenzione a un gesto miniscolo sollevare un piede portato avanti posarlo a terra poi l'altro la mente
01:18qualche volta era già arrivata alla fine del sentiero i piedi mi aspettavano all'inizio ti va di provare
01:28proprio adesso se puoi mettiti in piedi senti il peso del corpo che scende attraverso le gambe senti il contatto
01:42dei piedi con il pavimento
01:50fai un passo lentamente
01:53osserva il momento in cui il piede si stacca da te
01:57il breve viaggio nell'aria e poi il contatto che ritorna
02:11forse compare un pensiero non ho tempo per questo puoi accorgerti che è lì sentire cosa succede nel corpo
02:22quando arriva e fare ugualmente un altro passo
02:28non devi camminare così per tutto il giorno bastano pochi istanti per ricordare al corpo e alla mente che sono
02:37nello stesso luogo
02:53il risveglia naturalmente racconto la pratica della consapevolezza che ho imparato nella foresta e che ancora oggi porto nella vita
03:02quotidiana
03:04prima di aprire una porta di rispondere a un messaggio di cominciare qualcosa di nuovo
03:10ma posso sentire i piedi
03:13posso respirare e da lì scegliere il passo successivo
03:20la foresta di Abarana è lontana
03:24eppure a volte ritorna nel gesto più semplice
03:28un piede si posa
03:30la terra lo accoglie
03:31e io sono qui

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