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  • 2 giorni fa
Trascrizione
00:03Mi domando perché c'è sempre questa inerzia nel cambiare l'architettura strutturale dell'Unione
00:08Europea. Anche perché dopo anni di Maastricht qualche cosa è successo. Dopo qualche anno
00:18la Gran Bretagna se n'è andata. Dice qualcuno rimpiange questa di partita, però se n'è
00:23andata. Pochi giorni fa l'Islanda ha detto di no fondamentalmente all'integrazione completa
00:29con l'Unione Europea. La Norvegia, uno degli stati più ricchi del continente, non ci ha
00:33mai pensato. O meglio, ci ha pensato ma ha detto di no. La Svizzera ne rimane al di fuori, pur
00:38essendo all'interno circondata, fagocitata dall'Unione Europea. La Turchia, che prima ambiva a fregiarsi
00:47della bandiera azzurra con le 12 stelle, oggi naviga per altri mari. Non tutti scalpitano
00:54per integrarsi nell'Unione Europea. Ci sarà un motivo. In questi 30 anni di integrazione
01:00siamo passati da un'erozona che produceva il 30% del PIL mondiale a un'Unione Europea
01:06che ne produce più o meno il 15%. Da un'industria in manifattura che era il vertice mondiale
01:14a un'area che qualcuno definisce di desertificazione industriale. Producevamo le auto più belle
01:23del mondo. Oggi licenziamo chi le progetta e chi le realizza. È vero, oggi siamo il
01:30continente dei diritti, abbiamo la libera circolazione delle persone, delle merci, anche degli immigrati.
01:36Abbiamo l'identità di genere sulle carte di identità. Posso definirmi né maschio
01:40migrazione femmina, ma come altro. È così. Abbiamo l'immigrazione illegale garantita
01:46per statuto. E se dopo 30 anni di crescente integrazione l'Europa ha perso produttività
01:52e competitività, non a caso uno dei suoi colleghi più illustri, il professor Draghi, ha fatto
01:57proprio un rapporto sulla perduta competitività e produttività dell'Unione Europea, non si può
02:05prescrivere la stessa medicina senza spiegare perché non abbia funzionato sino ad oggi.
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