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Trascrizione
00:04C'è lo stallo tra Stati Uniti e Iran, le tensioni nello stretto di Ormuz e quindi anche tutto questo
00:10porta delle repercussioni sui mercati che vi raccontiamo ogni giorno.
00:14E dunque approfondiamo il tutto con Fabrizio Coticchia, professore Università di Genova. Grazie di essere qui con noi.
00:21Grazie a voi, buongiorno.
00:22E allora partiamo proprio dalla situazione in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran con la diplomazia che sembra ferma
00:30in questo momento, una situazione ancora molto tesa nello stretto di Ormuz che poi come dicevamo si riflette chiaramente anche
00:36sul rialzo del petrolio e sui mercati in generale.
00:40E ecco, quanto è concreto il rischio che il conflitto dal suo punto di vista entri in una fase ancora
00:45più lunga e ancora più difficile rispetto a quella che stiamo vivendo?
00:50Sì, il rischio c'è. Come ha evidenziato bene lei, siamo in una fase di stallo, al netto diciamo delle
00:55dichiarazioni del Presidente Trump di ieri sera rispetto all'accelerazione della guerra economica, di un escalation almeno fortunatamente dal punto
01:04di vista economico.
01:05Quello che vediamo adesso è una fase di stallo nel quale gli attori valutano i costi di riprendere in maniera
01:13massiccia le armi come maggiori rispetto ai costi relativi a questa situazione diciamo di incertezza e di stallo, costi che
01:20come ha evidenziato sono evidenti.
01:22E' chiaro che questo è collegato alla mancanza di chiarezza strategica sin dall'inizio da parte di Washington rispetto agli
01:31obiettivi del conflitto, per l'Iran lo scopo principale era quello di sopravvivere, per vincere era necessario resistere.
01:41Quindi è una fase molto molto complessa rispetto alla quale dobbiamo anche osservare le dinamiche interne, cioè gli attori non
01:48sono delle unità omogenee, dobbiamo capire, e questo è molto complesso, cosa succede chiaramente anche all'interno del regime iraniano,
01:56quali sono le preferenze degli attori e ovviamente anche in relazione al ciclo elettorale degli Stati Uniti in particolare a
02:03novembre.
02:04Ecco si parla sempre di questo stretto di Ormuz, ma cosa significa controllarlo anche dal punto di vista militare? C
02:12'è anche Trump, lo abbiamo visto in uno dei suoi post su Truff, che lo ha dichiarato ormai territorio degli
02:17Stati Uniti d'America?
02:20Sì, mettendo da parte i post, i meme dell'amministrazione Trump, dello stesso presidente che ben illustra una dimensione proprio
02:29totalmente erratica della politica estera americana, sicuramente il controllo dello stretto ha una rilevanza economica e strategica molto molto elevata.
02:40Non dimentichiamoci che lo stretto era aperto prima della guerra e se prima abbiamo ragionato dal punto di vista razionale
02:48di costi e benefici, costi che sono evidenti, in particolare per quanto riguarda la dimensione energetica,
02:54e ce ne stiamo rendendo conto che qui in Europa c'è anche una dimensione simbolica e reputazionale.
03:01Chi poi effettivamente controllerà lo stretto potrà risultare come anche vincitore di questo tipo di contesa, un Iran che era
03:09assolutamente isolato nei mesi precedenti al conflitto,
03:14e anche in preda a fortissime tensioni interne, ci riguardiamo la grave violazione dei diritti umani, massacri in Iran,
03:22e la situazione al momento è diversa, anche a livello di status e di reputazione, nonostante i pesantissimi costi e
03:30danni subiti dal conflitto,
03:32l'Iran è una situazione diversa rispetto a quella precedente all'inizio delle osterità.
03:37Ecco, gli Stati Uniti sono impegnati su più fronti, sono ancora in grado di sostenere un impegno del genere da
03:45più punti di vista?
03:48Sì, ci sono due aspetti secondo me da mettere in evidenza.
03:51Il primo è l'aspetto politico.
03:52Ieri, in questi giorni, è uscito un sondaggio che ha fatto scalpore dal Pew Research Institute,
03:59che evidenzia come in quasi tutti i paesi testati da questo sondaggio a livello globale,
04:07la Cina ha una visione raccoglie, una visione maggiormente positiva degli Stati Uniti.
04:11Questo è un cambiamento, diciamo così, molto significativo dal 2003 e testimonia il crollo del soft power americano,
04:19legato direttamente alle scelte dell'amministrazione Trump, alla deriva autoritaria,
04:24alla distruzione di elementi soft power come USAID e anche all'interazione molto complicata con gli alleati.
04:33Quindi a livello di soft power e di alleanze stiamo vivendo, dal punto di vista occidentale, una fase molto critica.
04:38Dal punto di vista militare, gli Stati Uniti l'hanno dimostrato in Venezuela e in parte l'hanno dimostrato anche
04:42in Iran
04:44e sono ancora la potenza egemonica.
04:47Un conto però è l'egemonia, un conto è il dominio, un tipo di approccio diverso perseguito dall'amministrazione.
04:53Quindi sì, sono ancora in grado, ma anche la stessa guerra in Iran illustra, diciamo così, elementi di difficoltà.
05:00Il consumo del materiale bellico in maniera consistente, in particolare per le difese anteriore,
05:06quindi dei dati molto elevati di consumo e anche ha suscitato grande clamore la richiesta a parte dell'amministrazione
05:15di orientare delle porte aeree dall'Indo-Pacifico, l'area centrale, strategicamente per gli Stati Uniti,
05:24diverso il Medio Oriente.
05:26Quindi c'è un rischio di quello che gli esperti chiamano di overstretching,
05:30di espansione eccessiva degli impegni e i dati relativi al consumo del materiale bellico
05:37lo dimostrano in maniera molto chiara al netto della difficoltà di adattarsi a un tipo di conflitto diverso.
05:45Quello che vediamo in particolare per quanto riguarda l'utilizzo dei droni in Ucraina
05:48e quindi modificare approcci, mezzi e strutture per questo tipo di conflitti.
05:55E l'Europa resterà ancora a guardare, ancora ad aspettatrice.
05:59Tra l'altro, secondo anche delle fonti iraniane riportate dal Financial Times,
06:03ci potrebbe essere addirittura che l'Iran possa colpire delle basi americane,
06:10delle risorse americane nel vecchio continente.
06:12E se gli Stati Uniti chiedessero agli alleati di assumersi una quota maggiore della propria sicurezza,
06:18quanto è pronta realmente oggi l'Europa?
06:22Sì, dobbiamo distinguere dall'impegno in Iran.
06:29Abbiamo visto fortunatamente una prudenza europea, un coinvolgimento diretto da parte di tutti gli Stati.
06:35Spesso l'Unione Europea e i Paesi membri sono molto divisi al proprio interno su alcuni temi,
06:41ma sia sulla Groenlandia sia su questo tema sono stati abbastanza uniti.
06:46Al tempo stesso però è abbastanza evidente che l'Europa ha nettamente incrementato le proprie risorse
06:53per quanto riguarda la difesa.
06:55Stiamo vivendo un periodo di remilitarizzazione, un aumento delle spese dal 2021,
07:00l'anno precedente della guerra in Ucraina, del 70%, del 150% per l'acquisizione di nuovi strumenti militari.
07:07Quindi l'Europa sicuramente sia a livello di Unione Europea, con Readiness 2030, sia a livello di Nato,
07:13ha fatto molto per recuperare determinate capacità e avviare un processo di militarizzazione,
07:20certo con forti diversità al proprio interno, pensiamo alla differenza fra Germania, Polonia e Paesi come Italia e Spagna.
07:27Certo ci sono vari dubbi rispetto alla capacità dell'Europa di assumersi da sola responsabilità
07:34per quanto riguarda un conflitto tradizionale, che è un po' anche il focus evidenziato da Exet
07:40prima dell'incontro ad Ankara della Nato, Stati Uniti che forniscono deterrenza nucleare,
07:45ma capacità di deterrenza tradizionale riguarda l'Europa.
07:52E poi c'è chiaramente un problema in relazione alla disponibilità di avere dei uomini,
07:58cioè al tema della coscrizione, e alla relazione con la società,
08:02spesso diciamo così critica rispetto a questo incremento di spese per la difesa,
08:07ovviamente con la questione legata all'unità politica dell'Unione Europea,
08:13sempre che aleggia come naturalmente ostacolo principale rispetto alla possibilità
08:18di sostituire effettivamente gli Stati Uniti come attore che fornisce la maggiore garanzia di sicurezza in Europa.
08:25Ecco, la difesa è stato anche uno dei grandi temi di borsa di tutto questo periodo,
08:30l'abbiamo visto salire tantissimo. Ecco, come guardare ora al settore?
08:35Ma sì, abbiamo visto, ne abbiamo parlato anche qui varie volte, incrementi notevolissimi,
08:40in particolare di aziende. Abbiamo parlato spesso anche di Leonardo in questi anni,
08:44penso al caso forse più emblematico, quello di Rain Metal in Germania,
08:49gli incrementi che queste aziende hanno visto in questi anni.
08:55Queste aziende non erano abituati a livello tale di domanda negli ultimi anni,
09:00non è facile per l'industria e la difesa modificare la propria struttura anche a livello di size,
09:06di capacità per adattarsi a questo tipo di domanda.
09:10Sicuramente nei prossimi anni c'è un percorso di crescita, in particolare nel settore dell'Electronic Warfare,
09:16nel settore dei droni, guardiamo anche agli accordi siglati, non solo a livello di Unione Europea,
09:21ma anche a livello di Nato, dopo Ancra, su progetti, diciamo così, multinazionali.
09:28Quindi sicuramente le commesse sono notevolissime, sicuramente però al tempo stesso
09:33è un settore caratterizzato da grande incertezza strategica, perché appunto le commesse vengono dagli stati
09:39e derivano da fattori esterni, dalla presenza e dal peggioramento anche di conflitti.
09:46Quindi bisogna stare attenti anche in relazione a questi eventi esterni
09:51e valutare con grande attenzione la decisione da parte delle aziende
09:55di fare un salto in avanti proprio per accogliere in maniera sostanziale questo tipo di domande
10:04e quindi cercare di osservare con grande attenzione anche all'interno del listino
10:09le varie caratteristiche dei vari attori, diciamo, industriali all'interno dell'Europa
10:15chiaramente non come un attore omogeneo.
10:18Chiarissimo, allora grazie Fabrizio Coticchia, professore presso l'Università di Genova.
10:22Alla prossima occasione.
10:24Grazie a voi.
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