00:01Non oso immaginare, in questo momento stiamo vivendo delle ore davvero drammatiche perché
00:07siamo arrivati a 15 mila e molti mila persone ancora sotto le macerie delle case, la strisce
00:16di casa distrutta, la metà delle case distrutte, il 50% sono mila e una vera e propria pulizia
00:26etnica in corso, nel senso che migliaia di persone, centinaia di migliaia si stanno spostando
00:31verso l'alco di Erafat e sappiamo che una delle idee, fino all'inizio, è stata da parte
00:41del governo italiano quella di prendere la popolazione palestinese e spostarla dai Sinai, quindi
00:47sono ore drammatiche perché, come riguarda, ricordano l'altra grande espulsione storica
00:54di palestinese dopo del 1948. Come molti virtuali, giornalisti, accademici e persone normali ricordano,
01:06c'è quasi in massima una continuità tra quello che è successo nel 1948 e quello che sta succedendo
01:12in queste ore. In questo momento la priorità è che aver non cessato il fuoco è salvare le
01:16politiche, quindi la prospettiva che abbiamo di conti in questo momento è una prospettiva
01:22che non lascia spazio all'immaginazione, nel senso che di fronte a quello che molti
01:29gli accademici, gli studi di genocidio e di diritto internazionale hanno avuto un genocidio,
01:37non ci sono scenari, cioè a fronte all'immaginamento di una popolazione gli scenari sono
01:42che stiamo pensando. Se questo è, diciamo, come sta venendo fuori, quando ho gli accademici,
01:52se questo è lo scenario a fronte al genocidio e alla polizia etnica di una popolazione di
02:04un milione e trecento persone, non riesco a proporre una visione, cioè tutte le visioni
02:12su cui come studiose abbiamo lavorato, noi come per uguali, in questi anni, quindi le proposte
02:21di stato binazionale, dove tutti i cittadini possano valere uguali diritti, ugualianza, siano
02:28oggi impensabili.