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  • 2 giorni fa
Il campione mondiale e olimpico di salto in alto ci racconta l'importanza delle realtà locali in cui è cresciuto e che lo hanno accompagnato a essere oggi un'eccellenza dell'atletica: "Non dobbiamo mai dimenticare come abbiamo cominciato a fare sport". Ecco la sua tecnica. (di Sara Federico)

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Sport
Trascrizione
00:00Sono con Gianmarco Tamberi che è un piacere di conoscere.
00:02Piacere mio.
00:03Tutti in campo sostiene le realtà locali, quelle che tu conosci molto bene,
00:08perché anche tu hai cominciato il tuo percorso lì e a tal proposito ti chiedo
00:12se c'è un luogo, una figura, una società a cui devi un ringraziamento speciale
00:18oggi alla luce del percorso che hai realizzato e che realizzerai.
00:22Beh sì, sicuramente nell'Atletica Leggera, l'Atletica Osimo è stata quella
00:26dove ho iniziato e che mi ha dato la possibilità poi di partire, di spiegare le ali.
00:32Mi fa anche piacere ringraziare e salutare in particolare la Robo Osimo
00:37che invece è la squadra di basket in cui sono cresciuto perché basket è stato
00:40il mio primo sport il quale ho praticato dai 4 ai 17 anni.
00:45E come è andato poi lo switch tra la palla canestro e l'Atletica?
00:482009 quando avevo 17 anni diciamo che ero molto portato per il salt in alto,
00:53per l'Atletica Leggera, me ne sono accorto facendo le gare studentesche e a mal in cuore
00:58diciamo però con degli obiettivi più grandi ho deciso di lasciare la palla canestra e iniziare
01:03con l'Atletica Leggera.
01:04C'è un mantra che hai imparato proprio lì, in quelle realtà locali e che ti accompagna
01:10anche oggi nelle grandi competizioni e nei momenti difficili?
01:14Allora, adesso che me lo chiedi in realtà mi viene in mente che nella Robo Osimo in particolare
01:19c'era un allenatore che poi è venuto a mancare.
01:21E' un mantra che conosciamo tutti, non mollare mai, lui diceva sempre.
01:25E mi ricordo benissimo che avevo in cameretta la sua foto appesa con questa frase.
01:30Mi ha aiutato molto in particolare con tutti i problemi che ho avuto nello sport.
01:34Senti, invece dal punto di vista dei ritti scarammantici conosciamo la tua barba a metà.
01:41Quella quando nasce?
01:42La nasce nel 2011 alla vigilia di una gara molto importante in cui arrivavo con dei problemi fisici.
01:47Quindi per, diciamo, rompere un po' questa tensione, questa paura di non performare all'altezza
01:53di quello che mi era richiesto, ho deciso di presentarmi in pedana con metà barba.
01:56Quindi un po' come prendere a schiaffi quella pressione che avevo addosso.
02:00E ha funzionato molto bene perché mi sono migliorato in quella gara di 11 centimetri
02:03e quindi poi da lì ovviamente è diventato un rito scaramantico.
02:07Ho visto che hai abbracciato con tanto affetto Riccardo Maino che è qui con noi.
02:12Ecco, lui rappresenta un po' il vivaio di tutti i talenti del mondo dello sport.
02:17Cosa ti colpisce quando vai oggi nelle realtà locali e incontri questi ragazzi,
02:22questi bambini che hanno voglia di sognare, di diventare dei campioni come te?
02:27Ma intanto un saluto a Ricky che è il numero uno indiscusso.
02:30A parte questo, devo dire che la cosa più bella nel vedere i bambini fare sport
02:35è la felicità che giuro fanno.
02:37Lo vedo tutti i giorni perché quando decido gli orari di allenamento
02:40cerco sempre di farli nei momenti in cui ci sono più bambini
02:43perché mi danno allegria, mi danno felicità
02:45e mi danno anche quella forza in più di spingermi ogni giorno oltre i limiti.
02:50Quindi non dobbiamo mai dimenticarci come abbiamo iniziato a fare sport.
02:54San Marco Tamberi, ci vediamo in tutti in campo.
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