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  • 1 settimana fa
Trascrizione
00:00Troppe parole inglesi, termini legali giuridici o ormai arcaici, frasi e periodi lunghissimi,
00:06elenchi farraginosi. Le polizie assicurative in Italia sono scritte in un linguaggio che
00:10va bene forse per gli addetti ai lavori, ma che spaventa e confonde i consumatori di un
00:14paese che sconta peraltro un grado di istruzione generale non eccelso e un vocabolario delle
00:19giovani generazioni che si è impoverito. E non è un caso quindi che in Italia ci si
00:23assicura poco con effetti negativi sull'economia e la società. L'analisi impietosa arriva
00:28da uno studio commissionato dall'Ivas, Istituto di Vigilanza delle Assicurazioni, che fornisce
00:32peraltro una serie di suggerimenti e consigli che alcune compagnie stanno già adottando.
00:37Con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, la LPC Research, con un gruppo di esperti e
00:42docenti universitari, ha analizzato 30 contratti infortuni di 30 imprese di assicurazione che
00:47rappresentano complessivamente circa l'80% in termini di raccolta premi del ramo. Come
00:52ha spiegato durante la presentazione del rapporto il componente del Consiglio dell'Ivas, Riccardo
00:57Cesari, nonostante alcuni passi in avanti, il linguaggio, che ancora tende a dominare
01:01nella contrattualistica assicurativa, viene incontro all'esigenza di certezza e alla cultura
01:06tecnica di chi quei contratti scrive, mettendo le coperture sottostanti, ma non di chi li acquista,
01:12privo, in molti casi, degli strumenti conoscitivi per poterne comprenderli appieno.
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