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Trascrizione
00:26La mafia uccide, il silenzio pure.
00:28Abbiamo usato queste parole di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978,
00:35sapete su di lui è stato scritto il film I cento passi, aveva fondato una radio, radio auto,
00:42una radio autofinanziata che denunciava in un clima assoluto di omertà il fenomeno della mafia in Sicilia.
00:49Abbiamo usato queste parole perché Parma ieri non è voluta rimanere in silenzio,
00:54ieri la città si è affollata di oltre 10.000 persone che hanno sfilato per il centro storico
01:00per ricordare il problema della mafia, prima di tutto ricordare le vittime innocenti della mafia,
01:07della camorra, dell'andrangheta, ma soprattutto per ricordare che non si deve rimanere in silenzio
01:11anche nei nostri territori.
01:13La puntata di questa sera di Lettera al Direttore è dedicata proprio al fenomeno mafioso,
01:18che non è lontano, è vicinissimo.
01:19Gli episodi li riassumeremo con anche delle importanti repercussioni giudiziarie,
01:26dell'infiltrazione della malavita organizzata nel nostro territorio.
01:29Sono concrete, sono recenti e passate.
01:32Un filo rosso che lega i territori che noi consideriamo di mafia, in preda, in possesso
01:39alle malavite organizzate, in realtà lega indissolubilmente anche il nostro territorio.
01:45La ricca Emilia Romagna, che troppo spesso diventa preda delle economie illegali.
01:52Di tutto questo parleremo questa sera, partendo però dalla grandissima giornata che Parma ieri
01:58ha vissuto. Una giornata, dicevamo, con 10 mila persone che hanno sfilato, con tanti
02:03protagonisti della lotta alla mafia, ma anche tante persone che sulle europee hanno vissuto
02:09il fenomeno mafioso. Sono figli, mariti, mogli di chi purtroppo ha dovuto dare il proprio
02:18tributo di sangue alla lotta contro la mafia. Per noi la manifestazione di ieri l'ha seguita
02:22Marco Balestrazzi, che ha raccontato nel telegiornale quanto è successo, ma che ha
02:28per questa puntata ha realizzato alcuni contributi. Partiamo dal discorso di Don Luigi Ciotti,
02:35era presente a Foggia dove c'era la manifestazione nazionale, però le sue parole hanno risuonato
02:39anche in piazza Garibaldi. Partiamo dalle sue parole poi da alcuni protagonisti che erano
02:44in prima fila nel coltello di Parma, ovvero i parenti delle vittime di mafia, perché tanti
02:50abitano anche nella nostra città.
02:54Allora ciao, ma attenzione, nessuno è necessario, nessuno è insostituibile, ma nessuno può agire
03:10al posto nostro. Tutti siamo chiamati a scelte più coraggiose. E vi prego di non dimenticare
03:22che coraggio e umiltà non richiedono eroismi, ma generosità e responsabilità. Non ci si può
03:36limitare, a chiedere il cambiamento. Dobbiamo diventare noi stessi il cambiamento. Dobbiamo
03:48uscire tutti di più dall'io per organizzare il noi. Papa Francesco, il giorno delle ceneri,
04:01a prendo la quaresima, tre parole ha usato. Sfiducia, apatia, rassegnazione. Sono tre demoni
04:17che tentano i credenti, non solo i credenti. Allora forza, non lasciamoci travolgere dalla
04:27sfiducia. Io sono qui per fare memoria per Gigi e Paolo. Paolo era mio fratello, ragazzo
04:33di 21 anni. Erano nel nostro quartiere a Pianura, Napoli. Una sera del 10 agosto del 2000 parlavano
04:40delle loro vacanze e all'improvviso sono stati freddati perché, per sbaglio, parcheggiati
04:45sotto al palazzo del boss del quartiere Pietrolago. C'è anche un messaggio da lanciare, una testimonianza
04:52importante per tante persone che sono qui. La testimonianza da lanciare è di fare tanta
04:58memoria, di ascoltare le nostre storie e di non far fare questi sbagli che abbiamo vissuto
05:05noi. Importante testimoniare, importante anche attualizzare il messaggio rispetto alla realtà
05:11come Parma che scopre in ritardo il fenomeno mafioso. Sì, assolutamente. Questo vale in ogni
05:17territorio, in particolare un territorio così nuovo all'attenzione necessaria alla mafia
05:24che si può presentare in forme le più diverse. Io sono calabrese e la dramma della mia famiglia
05:32come familiare viene dalla piana di Gioietauro dove si cresce respirando questo ambiente. A
05:37Parma la percezione che ho avuto è stata di sottovalutazione. Invece è un problema che riguarda
05:42tutti ed è trasversale e la cosa fondamentale è esserci perché quello che fa da fastidio
05:48è l'attenzione, la partecipazione, l'unico mezzo che abbiamo, la cultura, informarsi e
05:54testimoniare anche con piccole cose, però testimoniare partecipando e buttando l'occhio,
06:00leggendo le notizie, partecipando alle udienze perché sono pubbliche ed anche partecipando
06:06a manifestazioni come queste.
06:08Dal punto di vista personale che storia può raccontare a tutte le persone che sono qui in
06:12piazza, che testimonianza è relativamente al suo zio?
06:14La testimonianza è appunto della metterci la faccia, metterci in impegno con le piccole
06:20cose. Mio zio è stato ucciso nell'87, si chiamava Giuseppe Richie che era un professore
06:25di matematica, ma lui diceva che la cosa più importante è rispettare le regole ogni giorno,
06:29anche la più piccola che va dal non buttare la carta per terra, aiutare il compagno a scuola
06:34e soprattutto battersi perché non ci sia sopraffazione e la cultura è veramente l'arma
06:41che abbiamo a disposizione tutti, è fruibile ed è fortissima.
06:46Io sono siciliano, sono palermitano e io parlo degli anni 60. Nel 61 è stato assassinato
06:54mio padre, mio papà, padre di sette figli, una famiglia contadina, per cui allora c'era
07:04anche che non ha voluto accettare nessun compromesso. Quindi quando tu hai, non so, un fazzoletto
07:11di terra e lo vuoi di prepotenza, perché la speculazione edilizia inizia dagli anni 60
07:20è stata ai fini a Palermo. E quindi quando non vuoi cedere quel fazzoletto di terra, allora
07:28ecco, non vuoi cedere ed è stato ammazzato. Quindi ho portato questa testimonianza qui,
07:38ai fini, già Parma è una mia seconda cittadina, per cui sono stato molto accolto.
07:48Queste alcune voci, ma ne abbiamo raccolte delle altre. A partire da Margherita Asta,
07:53che vive a Parma, ma chi è Margherita Asta? Una donna che per colpa della mafia ha perso
08:00la mamma trentenne e ha perso i suoi due fratellini, che avevano solo sei anni. Con l'auto
08:07la mamma di Margherita Asta è passata nel momento sbagliato, mentre stava esplodendo
08:12una bomba di mafia che doveva colpire l'avvocato Palermo. La donna, i figli, i parenti di Margherita
08:21Asta hanno fatto da scudo al magistrato. Loro hanno perso la vita e Margherita Asta ai nostri
08:26microfoni racconta quella vicenda, ma risponde anche, ed è un tema tutto attuale, alle parole
08:32della brigattista Balzarani, che ha detto ci sono i professionisti che fanno ormai le vittime
08:37della mafia. Lei risponde anche su questo tema, che è un tema più che mai attuale.
08:43Parole molto intense che hanno lasciato in silenzio la piazza, parole che hanno anche
08:48un'attualità del giorno perché non si sceglie il ruolo di vittima.
08:52No, io ho 10 anni sicuramente e nella prima fase della mia vita fino all'adolescenza ho preferito
09:01vivere il dolore in modo privato. Poi però mi sono resa conto perché per dare un senso
09:06al dolore provato, alla morte di mia madre e di miei fratelli, era importante farli rimanere
09:12vivi, farne memoria. Però ogni volta è faticoso perché per me ogni volta è come rivivere
09:20quello che ho vissuto, scusate il gioco di parole. E quindi sentire che è un mestiere,
09:27quello di vittima, direi proprio di no perché non l'abbiamo scelto. Io come tutte le altre
09:33familiari delle vittime innocenti di mafia e del terrorismo, come tutte le altre vittime
09:38a prescindere, non si fa distinzione, non abbiamo scelto. Purtroppo sono gli altri che
09:42hanno scelto per noi, hanno spezzato le viste ai nostri cari ma hanno spezzato le nostre
09:48famiglie. Perché quando muore una persona è tutta la famiglia che ne viene privata.
09:55Io sono stata privata dell'affetto di mia madre e dei miei fratelli, avevo 10 anni,
09:59ne aveva mai mal 31 anni, i miei fratelli 6 anni quando sono stati uccisi. Mio padre
10:04fortunatamente poi si è risposato, però nei momenti più tragici io comunque, la mancanza
10:12di mia madre e miei fratelli c'è sempre, quello è un dolore lacinante. Mio padre diceva
10:16che è una ferita che non si rimarginerà mai la nostra. Allora quella ferita può sanguinare
10:21o può rimanere lì, non rimarginata ma rimanere lì. Io ho preferito a non farla sanguinare
10:27ma fare in modo che da quella ferita possa nascere veramente quel cambiamento e quella
10:33voglia di riscatto. E vedere oggi qui tanta gente che non ha vissuto quello che ho vissuto
10:37io però che è qui a chiedere il cambiamento e quindi l'Italia che vuole il cambiamento
10:42c'è, esiste. Allora non abbandoniamoci alla rassegnazione ma alla voglia veramente di fare
10:48altro. Però sempre col sorriso sulla bocca e non con la rabbia perché quella sicuramente
10:53non porterebbe a positivo ma porterebbe soltanto a qualcosa di negativo e nel nostro paese
10:58di negativo ne abbiamo avuto e ne abbiamo tanto.
11:03C'è un'altra parmigiana che ha sulla sua pelle quanto vi stiamo raccontando, ovvero
11:10Maria Irene Ciaccio Montaldo. Già questo cognome vi fa capire di chi stiamo parlando.
11:15L'ha incontrata pochi giorni fa Marco Balestrazi, quella che ha realizzato una lunga intervista
11:21su mafia, sulle infiltrazioni mafiosi nel nostro territorio e sul ricordo anche di suo padre.
11:27Dunque ancora un magistrato assassinato in Sicilia, la vittima, come avete sentito il sostituto
11:32procuratore di Trappani Gian Giacomo Ciaccio Montalto, aveva 42 anni, lascia la moglie
11:37e tre figlie, la più piccola ha 4 anni, la più grande 12.
11:41Maria Irene, qui al nord la coscienza collettiva, il lavoro per conoscere le storie delle vittime,
11:48della mafia, dei loro familiari è ancora indietro rispetto forse ad altri territori, anche perché
11:55forse si è fatto poco per onorare la figura di suo padre Gian Giacomo Ciaccio Montalto.
12:00Ci può dire chi era suo padre e perché è morto?
12:04Mio padre era sostituto procuratore a Trappani, aveva all'epoca 41 anni, è morto nel 1983,
12:14proprio all'inizio, 25 gennaio, e aveva indagato nella sua breve attività lavorativa su più
12:23settori dal terremoto del Belice, aveva recentemente messo le mani su una importante raffineria di
12:33droga che poi si sarebbe rivelata la più grande in Europa. Peccato che molte delle sue inchieste,
12:43delle sue indagini poi si erano risolte in un buco nell'acqua perché spesso gli imputati
12:48venivano poi rilasciati e assolti.
12:51Questo è un aspetto che faceva soffrire suo padre, era una lontananza dello Stato che in
12:59forma diversa forse ha sentito anche lei negli anni dopo che è scomparso?
13:05Decisamente sì, so della sua frustrazione che riguardava il lavoro, so dell'isolamento
13:10in cui alla fine si era ritrovato, alla fine è morto solo e soli ci siamo ritrovati anche noi.
13:19In prima fila di fronte alla bara del sostituto procuratore Gian Giacomo Ciaccio Montalto, la
13:23moglie Marisa e le due figliolette più grandi, Marene di 8 ed Elena di 12 anni. La piccola
13:29Silvia, appena 4 anni, è rimasta a casa. Le due bambine hanno pianto per tutta la durata
13:34del rito. Accanto a loro tanta gente, moltissimi giovani, la parte di Trapani senza dubbio
13:39maggioritaria che rifiuta la mafia.
13:40Mia madre poi alla fine è stata costretta a scappare, fra l'altro noi eravamo tre bambine
13:46perché io ero la più grande, avevo 12 anni e quindi le minacce erano continuate dopo
13:52la morte di mia madre e lei con tre figlie piccoli poi ha deciso di scappare, ma alla fine
13:59era l'unica possibilità che aveva per difendere la sua famiglia.
14:05Sullo sfondo c'era una figura molto ingombrante, quella di Totorina, che il fatto, il destino
14:11vi ha fatto riavvicinare dal punto di vista fisico nel giorno della sua morte perché è
14:16morto proprio qui a Parma.
14:19Totorina, Mariana Gatte e tutti e due sono stati poi imputati nel processo di mio padre
14:27e condannati e tutti e due sono morti qua a Parma. Totorina qualche mese fa e da qui
14:34poi è nata la notizia che noi eravamo qua a Parma, ma in realtà noi siamo qua da 35
14:39anni, quindi sì, un po' la memoria si è persa di questa storia.
14:44È vero che le vittime della mafia non sono soltanto coloro che sono caduti, ma molte di più?
14:50No, ci sono tante tipologie di vittima, è ovvio che chi cade è la vittima diretta, ma
14:59tutto il contorno, i familiari, tutte le persone che sono intrecciate a questa storia sono vittime,
15:08in altro modo ma sono sempre vittime.
15:12Suo padre fu uno dei primi a lavorare sulle infiltrazioni della mafia Nord, sui rapporti
15:17con le banche, in particolare si stava concentrando, stava per andare a Firenze se non sbaglio.
15:23Diciamo che ha preceduto poi il lavoro anche dello stesso Falcone e Borsellino per certi versi.
15:30Mio padre conosceva bene Falcone perché avevano lavorato insieme, fra l'altro Falcone si occupava
15:35di civile quando era a Trapani con mio padre e tutto il sistema delle indagini bancarie,
15:45Falcone lo imparò poi da mio padre, mio padre fu il primo ad applicare la legge Rognoni
15:50la Torre, il primo a fare le indagini bancarie sui conti sospetti.
15:58Questo tema delle indagini bancarie, dei colletti bianchi del Nord lo ritroviamo poi nelle
16:03cronache attuali, lo stiamo scoprendo pian piano, anche se molti qui ancora non si interessano
16:08o negano la presenza delle mafie al Nord.
16:11Cosa ne pensa di questa situazione che ritrova poi nella città dove è venuta a vivere?
16:17Penso che la mafia è cambiata in questi anni, nel senso che adesso omicidi sono rari e se
16:25ne sente parlare di meno, ma comunque le infiltrazioni mafiose ci sono dappertutto e
16:32il sistema della mafia si è diffuso dappertutto.
16:35Mio padre aveva chiesto di essere trasferito a Firenze, certo sicuramente anche per la frustrazione
16:43che aveva poi trovato nei processi che portava avanti, però un motivo c'era quello che l'ha
16:52spinto a chiedere il trasferimento e anche che Totorin aveva interessi anche qua al Nord,
16:57quindi era una pista che voleva seguire.
17:01Pensa che sia valsa la pena di questo sacrificio?
17:05Me lo chiedo sempre, dopo 35 anni ancora me lo chiedo e il più delle volte mi rispondo
17:13con tanta amarezza di no, perché vedo che le cose non sono cambiate, sono peggiorate, c'è
17:21uno stato assente e quindi mi chiedo il sacrificio di mio padre e di tanti, perché poi alla fine
17:28ce ne sono tanti dimenticati e mio padre è sicuramente uno di quelli e quindi c'è da
17:35chiedersi veramente, ma ne è valsa la pena il sacrificio di una vita per poi vedere l'assenza
17:45più totale.
17:47Accanto a Pertini il ministro Darida, l'onorevole Scalfor, il senatore Cipellini in rappresentanza
17:52della Camera e del Senato, il presidente della Regione e lo giudice dell'Assemblea
17:55Lauricella, dietro il Consiglio Superiore della Magistratura al completo.
18:00Anche oggi pensa che lo Stato potrebbe fare di più nella lotta alla mafia?
18:05Sì, sicuramente, sì, sicuramente.
18:08Ci saranno tante persone in piazza a Parma che sfileranno, molti di loro sono giovani che
18:15forse si approcciano anche a un tema che non hanno ancora approfondito, però sarà una
18:19grande occasione per stare insieme, sicuramente ci sarà un momento molto toccante quando verranno
18:23letti i nomi delle vittime, i innocenti della mafia.
18:26C'è un messaggio che vorrebbe lanciare soprattutto a questi giovani?
18:32Ma il messaggio più grande io l'ho imparato dai miei, che è il seguire sempre la propria
18:38coscienza e fare sempre il proprio dovere.
18:42Ecco, la cosa che mi ha colpito a quell'incontro a Palazzo del Governatore con il prefetto,
18:48il prefetto Panico, quando si sono viste le immagini dei tanti caduti e quelle due righe
18:56sotto che parlavano sempre, senso del dovere, senso del dovere.
19:00Ecco, è questo che ci può dare speranza, il fatto di portare avanti ognuno con coscienza
19:12il proprio lavoro, il fatto con criterio, con questo senso del dovere che non ci deve
19:19mai abbandonare. Ecco, questo è l'esempio che ho avuto da mio padre ed è una cosa che
19:23mia madre mi ha ripetuto fino alla morte e quindi ormai per me è nel DNA, ma penso
19:31che se ognuno di noi facesse veramente le cose come vanno fatte forse questo sarebbe
19:36un paese migliore.
19:38Falcone disse, la mafia come tutti i fenomeni umani ha un inizio e ha una fine, condivide
19:43questa osservazione.
19:46Ma io penso che la mafia adesso sia entrata proprio nel sistema, ci sono tanti modi di
19:55identificare la mafia e il primo è quello più conosciuto, ma la mafia è anche un sistema
20:06di pensiero, è un sistema di pensiero troppo radicato nella società, il fatto di io faccio
20:12questo in cambio di, io ti do questo in cambio di, per cui in questo senso io non vedo possibilità
20:20di cambiamento, fra l'altro questa domanda l'avevano anche fatta mio padre e la sua risposta
20:25era stata assolutamente no, andiamo indietro di 35 anni. Adesso ripeto, forse la speranza
20:32sono i giovani, però io spero nei giovani e non altre speranze.
20:40Questa città, secondo lei, più in generale la terra del nord, ha gli anticorpi per fermare
20:47questo fenomeno o si è già troppo esteso?
20:51Sicuramente si è già troppo esteso, poi se vogliamo essere ottimisti gli anticorpi
20:56speriamo di farceli, però bisogna cambiare tante cose e in primis noi stessi.
21:04Queste sono le tante testimonianze che abbiamo raccolto per farvi ancora una volta di più
21:09comprendere il valore di quanto è successo ieri a Parma, ma il valore di ricordare ancora
21:14una volta le vittime di mafia. Oggi la mafia uccide meno, anche se uccide ancora e lo ha
21:21fatto anche nel nostro territorio, ma colpisce in altro modo. Colpisce nel tessuto imprenditoriale,
21:28colpisce nell'economia, diventa sempre più subdola con i suoi colletti bianchi e sempre
21:33meno con le pistole, ma resta più che mai attuale. Per farvi capire davvero vi ricordiamo
21:39tutti gli episodi che hanno contraddistinto la presenza delle varie malavite organizzate
21:46nel nostro territorio. L'ha fatto Giulio Viviani in questa scheda, non dimenticando che l'ultimo
21:50episodio risale proprio pochi giorni fa.
22:08All'alba del 28 gennaio 2015 l'Emilia si scopre terra di mafia. È la data dello storico blitz
22:13con 117 arresti a segnare la presa di coscienza di un territorio che non si può più definire
22:18terra di conquista perché qui la criminalità ha ormai messo radici e fatto sistema, facilitata
22:23da indifferenza e in alcuni casi negazionismo.
22:27224 rinvii a giudizio, un maxiprocesso a Reggio Emilia hanno smantellato l'andrina emiliana
22:31riferita alla cosca Grande Aracri di Cutro, che faceva affare in maniera autonoma tra Reggio,
22:36Modena e Parma, cercando anche di condizionare la vita amministrativa e politica e di infiltrarsi
22:41nella ricostruzione post-sisma. Tra i sequestri quello di una serie di palazzine e quasi un intero
22:46quartiere di periferia a Sorbolo, a pochi chilometri da lì, Brescello, il primo comune
22:50della regione ad essere sciolto per mafia, nel 2016. Basterebbe forse questo a dare il
22:55senso del fenomeno. Intanto il maxiprocesso ha compiuto due anni. A settembre gli 87 imputati
23:01che hanno scelto il rito abbreviato a Bologna hanno avuto la sentenza d'appello. 56 condanne
23:05per alcuni secoli di carcere e nell'aula bunker di Reggio Emilia si va avanti.
23:10Se Emilia ha scoperchiato il vaso di Pandora, la genesi dell'infiltrazione è tutt'altro
23:14che recente. L'ascesa del boss Nicolino Grandaracri, detto Manuzza, si deve all'omicidio di Antonio
23:19Dragone, capo della cosca di Cutro, spedito nel 1982 in soggiorno obbligato a Quattro
23:24Castella, provincia di Reggio. È a lui che si fa risalire l'inizio dell'arrivo in massa
23:29dal paesino calabrese che conta più emigrati che residenti. E sarà la guerra di mafia successiva
23:34all'uccisione, ad incoronare la famiglia Grandaracri. Nelle indagini sul delitto Dragone entra anche
23:40la testimonianza del primo pentito di Indrangheta, la mosca bianca Angelo Salvatore Cortese, collaboratore
23:45di giustizia dal 2008 arrestato a Zibello. La mafia al nord fa affari, non spara, si dice
23:51spesso, eppure a ben guardare anche omicidi non classificati come mafiosi sono maturati
23:55in quel mondo di mezzo. È il caso del delitto carceo avvenuto nel 1999 a Salso Maggiore.
24:01In carcere per omicidio volontario finì solo Domenico Mangone, ma dalle intercettazioni si
24:05delineava una guerra per la spartizione del territorio strettamente legata alla cosca
24:09cutrese. E poi c'è l'omicidio di Raffaele Guarino. Nel 2010 a Medesano non fu contestata
24:15per Mario Illuminato l'aggravante mafiosa, ma i giudici della Corte d'Appello non esitarono
24:19a definire la vicenda intrisa di connotati camorristici. I due si contendevano il monopolio
24:25locale dell'usura a danno di piccoli imprenditori della zona. Nel capitolo dedicato alla camorra
24:30fa irruzione anche l'inchiesta che lega il nome del boss Michele Zagaria arrestato nel
24:342011 nel Casertano dopo 16 anni di latitanza all'immobiliarista di Parma Aldo Bazzini
24:40che curava gli interessi del clan in due regioni strategiche del nord, Emilia Romagna e Lombardia,
24:45dove i casalesi reinvestivano soprattutto nel mattone milioni di euro frutto di estorsione
24:49e narcotraffico. Nell'ambito della vicenda emerse anche quel pranzo a Roma senza rilievi
24:55penali in cui si incontrarono Pasquale Zagaria, fratello di Capastorta, Bazzini e l'ex assessore
25:00Giovanni Paolo Bernini. Criminalità che fa affari sul territorio, lambisce politica e
25:05imprenditoria. In ordine temporale l'ultima maxi operazione contro l'andrangheta che ha
25:10scosso la città è quella dell'inchiesta stige della DDA di Catanzaro che ha visto colpire
25:14la cosca farao Marincola e finire in manette 169 persone. Quattro gli arresti a Parma, l'imprenditore
25:20Franco Gigliotti, 49 anni, titolare della GF Nuove Tecnologie di Via Montesporno, Aldo Marincola,
25:26Vittorio Farao e Fabio Potenza. Tutti sono accusati di associazione mafiosa ma sia Gigliotti
25:31che Potenza devono anche rispondere all'intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso.
25:36È l'andrangheta che si fa impresa e che qui pensa di aver trovato casa.
25:44Alla scheda di Giulia Viviani aggiungo solo un dato. Pensate che la mafia è così sotto
25:49casa, o meglio è dentro la nostra casa, che in provincia di Parma sono stati confiscati
25:56la bellezza di 178 immobili. Questo per farvi capire come ormai la malavita organizzata,
26:03l'andrangheta in particolare, ma anche la camorra investano più che mai nel nostro territorio.
26:08Il nostro è un territorio ricco, con tante opportunità e purtroppo sempre di più la
26:14malavita organizzata ritiene che possa essere questo un terreno fertile per i propri affari.
26:19non più solo la droga ma ovviamente economia, edilizia, la finanza, tutti i temi, l'imprenditorialità,
26:28tutti i temi che devono far capire ancora di più come dobbiamo tenere le antenne ben dritte
26:34e soprattutto, come diceva Peppino Impastato, non bisogna mai rimanere in silenzio perché
26:39il silenzio potrebbe uccidere, potrebbe aiutare più la mafia di quanto fanno anche le forze
26:45dell'ordine. Un po' di pubblicità, poi torniamo con Lettera al Direttore.
27:05Ben ritrovati con Lettera al Direttore, torniamo alla manifestazione di ieri perché non erano
27:10solo presenti i protagonisti di questa storia tragica italiana che continua ad esserci, ovvero
27:16quella della presenza della malavite organizzata della mafia, della camorra, dell'andrangheta
27:20e della Sacra Corona Unita, di cui spesso si parla molto meno ma che è pur sempre presente
27:26non solo in Puglia ma in tutta Italia. Tornando su quel corteo, dicevamo il corteo che è sfilato
27:31ieri per le vie della città, sentiamo adesso le istituzioni che hanno deciso di essere presenti,
27:39un grande contributo è stato dato dall'amministrazione comunale e provinciale e questo lo hanno riconosciuto
27:43anche i coordinatori e i rappresentanti di Libera, questa associazione meritevole che più che mai
27:49tiene viva l'attenzione sul fenomeno mafioso. Andiamo a sentire ancora voci dal corteo di ieri a Parma.
27:57Dietro a questo fiume di persone c'è il lavoro di tanti mesi, oltre che una regione che inizia a
28:03essere
28:03è scossa dalle inchieste sulla mafia.
28:05Sì, c'è un lavoro di tantissimi mesi ma di tanti anni. Libera nasce nel 1995 e quindi sono tantissimi
28:12anni
28:13che noi facciamo attività all'interno delle scuole ma non solo, con i sindacati all'interno delle fabbriche,
28:18nel mondo del lavoro e quindi questo vuol dire che il messaggio che abbiamo cercato di promuovere,
28:24quello di assumere ognuno di noi, di mettere la propria faccia rispetto a questi temi,
28:29sta dando dei grandi risultati. Oggi la Questura dice che siamo più di 9 mila, forse siamo anche qualcosa
28:34in più e questo è un grande risultato dovuto al lavoro splendido che è stato fatto in questo comune,
28:40in questa provincia ma in tutta la regione. Pensate che oggi sono arrivati a Parma oltre 70 pulma
28:48che provengono da tutte le province della regione, sono arrivati dei treni speciali, quindi vuol dire
28:53che tutta la regione ha dato un grande contributo. Oggi, giornata dalla memoria dell'impegno,
29:00memoria, si ricordano le vittime innocenti di mafia e nel ricordare vuol dire assumere un doppio impegno.
29:07Un primo impegno è cercare di far ottenere verità e giustizia ai familiari delle vittime.
29:12Pensate che oltre il 70% dei familiari non sa ancora o chi è stato ad uccidere il proprio familiare,
29:21chi è stato il mandante e in alcuni casi nemmeno perché è stato ucciso e questo è un fatto gravissimo
29:28in una Repubblica che si dice democratica. Questo è il primo impegno. Il secondo impegno è quello
29:34che vedete qua oggi, fare in modo che tutti, ognuno a partire dalle proprie competenze,
29:40dal proprio ruolo, decida ad assumere un impegno ed essersi per cercare di modificare questa società.
29:46Possiamo dire che Parma si è svegliata?
29:47Sì, dicevo anche prima. Abbiamo iniziato dicendo Parma dorme, la parte sana di Parma ha reagito
29:56e questa è la risposta a tutti i problemi che abbiamo avuto. Processo Emilia, Operazione Stigia
30:04e Parma dimostra di non starci. È una reazione sana che ci rende felici anche se ci dà poi
30:11la responsabilità dell'andare avanti da domani in poi.
30:17È una nuova frontiera con la quale la regione si sta confrontando, la mafia, pensando soltanto
30:22anche al processo Emilia. Siete in prima linea. È una guerra che andrà combattuta per tanti anni questa?
30:28Sì, ahimè, temo proprio di sì. Non è una guerra che si vince all'istante, fra l'altro
30:33è una guerra che lo Stato combatte da tanti anni con la mafia, anche con luci e ombre.
30:37Noi stiamo facendo quello che è il nostro dovere. Noi dobbiamo dotarci di norme, di leggi
30:43che aiutino gli organismi competenti a contrastare al meglio. Abbiamo anche voluto fare una cosa
30:49importante e significativa. Noi abbiamo investito 1.200.000 euro. Non stava a noi come regione
30:55a farlo. Stava al Ministero di Grazia e Giustizia, ma non avendolo fatto loro l'abbiamo fatto
30:59noi affinché i processi per Emilia si celebrassero sul nostro territorio, perché fossero a monito
31:04quotidiano anche per i cittadini emiliano-romagnoli di quello che è una realtà, una realtà che
31:09dobbiamo combattere. Non dobbiamo rimuovere, non dobbiamo far finta di nulla. Forse abbiamo
31:13fatto troppo a lungo finta di nulla. Adesso bisogna davvero con un corale impegno batterci
31:20affinché se non si sconfigge almeno si contrasti al meglio questo cancro che rischia di corrodere
31:26i nostri territori. Nella mappa dei beni confiscati del lavoro anche per le amministrazioni c'è
31:31anche Parma e la lista dei beni aumenta anno dopo anno. Come si sta lavorando su questo
31:36fronte? Di recente abbiamo acquisito un appartamento e un garage che erano beni confiscati che abbiamo
31:42già acquisito a patrimonio comunale, quindi al più presto potremo utilizzare per scopi diversi
31:46potendolo comunicare alla cittadinanza. Le tantissime presenze di oggi sono anche i semi
31:52che avete piantato con il lavoro, con le amministrazioni, con avviso pubblico in tutti questi mesi,
31:57in queste settimane? Sì, per noi come amministratori è fondamentale sia la nostra attività ordinaria
32:02all'interno delle attività dei comuni, ma anche fare grande attività nelle scuole. E questo anche ieri,
32:09anche nei giorni scorsi, in comune a Parma, nella commissione consigliare, abbiamo ribadito
32:14che è fondamentale l'attività con i ragazzi. La presenza qua oggi dei ragazzi per noi è davvero
32:19un seme di speranza e di futuro.
32:22Oggi siamo qua con il Libera e con le altre associazioni per dire no alle mafie. La nostra
32:26regione è piena di mafie, non si può più parlare di infiltrazioni perché adesso si parla
32:30veramente di un sistema completamente infiltrato in maniera totale e noi siamo qua per dire
32:37che i giovani ci sono, gli studenti ci sono, dobbiamo fare un lavoro culturale sugli studenti
32:41nelle scuole e noi siamo qua per dire questo. Avete scritto silenzio uguale mafie, è questo
32:46il vostro messaggio? Sì. Siete tanti? Sì, siamo del Giordani, siamo più o meno più
32:53di... Siamo tutte le quarte e le quinte. Tutte le quarte e le quinte. Che messaggio avete
32:58da lanciare oltre appunto a quello che avete scritto sullo striscione? Beh, che le mafie
33:02non servono assolutamente a niente, lo Stato ce lo può fare benissimo da solo e noi ragazzi
33:07siamo contro assolutamente a queste cose. State lavorando su questi temi a scuola con
33:11degli incontri? Sì, noi ogni anno è sempre... questo tema viene sempre tirato fuori e anche
33:18non per forza durante la giornata delle mafie. Volevamo presentarci ponendo in primo piano
33:24quel silenzio che ha avvolto per anni il dibattito sulla mafia, soprattutto nella nostra regione
33:31e nelle regioni del nord Italia e portare la nostra presenza, la presenza di tutti gli
33:35studenti universitari con noi, almeno si spera. In questi anni abbiamo imparato a scoprire
33:39che viviamo in una città, in una regione di mafia. Sì, spesso al nord viene trascurato
33:45questo aspetto, si pensa che non tocchi le regioni del nord, regioni che spesso vengono
33:50dipinte soltanto come regioni economicamente più favorite, più sviluppate, quando in realtà
33:56questo non è vero e ci interesserebbe portare questo dibattito anche al nord.
34:04In primo piano contro le infiltrazioni mafiose ci sono non solamente le forze dell'ordine
34:10ma anche la prefettura, che è un ruolo molto importante. Non dimentichiamo che quando è
34:16stato sciolto il Consiglio Comunale di Brescello, il donore di mafia, ne ha parlato nella scheda
34:20Giulia Viviani, un ruolo importante lo fanno le prefetture che devono muovere questi passaggi
34:25tecnici burocratici. Quindi la prefettura ha un ruolo importante. Di questo ha parlato
34:30nei giorni scorsi Alberto Urgolotto con il nostro prefetto. Sentiamo.
34:35Lei ha l'impressione che ci sia così poca sensibilizzazione su questo tema a Parma,
34:44nello specifico, ma anche più in generale. Le persone conoscono poco di questo tema e forse
34:51pensano che non ci sia il problema.
34:55Io credo che ci sia sicuramente un'attenzione rispetto a questi temi, sia da parte della
35:03cosiddetta società civile ma anche dalle persone. Quello che non viene colto sono gli effetti,
35:12è l'impatto che questa attività che viene svolta sotto traccia, cioè in Emilia Romagna e in provincia
35:20di Parma, a differenza che in passato, non ci sono stati episodi gravi, diciamo di violenza
35:30mafiosa. E questo può far pensare che tutto sommato la criminalità organizzata con i guanti
35:38bianchi, con i colletti bianchi, tutto sommato può coesistere. Gli effetti invece che produce
35:45l'infiltrazione mafiosa è veramente molto grave. La sua pervasività condiziona cose che davamo
35:56per scontate, cioè un'imprenditoria che ha portato a bellissimi risultati per l'Emilia
36:04Romagna può essere gravemente condizionata dalla presenza di questi operatori che fanno
36:09andare fuori mercato aziende sane, condizionano le relazioni tra gli imprenditori che si basano
36:17sulla fiducia fondamentalmente. Ecco perché tutto l'apparato normativo sta cercando di dare
36:23degli strumenti conoscitivi, per esempio c'è, e noi pure la Prefettura è coinvolta in questo
36:29procedimento, per esempio c'è il rating di legalità, cioè è una certificazione che avviene su base
36:38volontaria, quindi su richiesta delle imprese che intendono beneficiare attraverso questa certificazione
36:46di condizioni più favorevoli nelle relazioni col sistema finanziario, col sistema bancario,
36:55con i contributi che anche lo Stato dà per lo sviluppo delle imprese, per la modernizzazione
37:01eccetera. Ecco io credo che questo vada in qualche modo sempre sottolineato e ribadito.
37:07La criminalità organizzata modifica in profondità relazioni a cui siamo abituati, viceversa che sono
37:14ispirati al civismo, sono ispirati appunto alla libera concorrenza, al rispetto delle regole e questo
37:20poi si allarga a tutto il territorio, cioè nel momento in cui si accetta che tanto va bene fare
37:26in certi modi, questo produce un decadimento della civiltà, quindi anche del senso civico
37:34che è alla base della convivenza.
37:37Domani si insedia il nuovo Parlamento, partiranno le nuove commissioni e ancora però in carica,
37:41stiamo parlando della Presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi, in occasione di tanti
37:46appuntamenti nel nostro territorio legati proprio alla ricorrenza del ricordo delle vittime
37:54di mafia, prima della grande manifestazione ieri ci sono stati tanti appuntamenti, ad uno
37:59ha partecipato, anzi a più di uno ha partecipato Rosi Bindi, l'ha incontrata Giulia Viviani,
38:06parla nel specifico ovviamente del fenomeno mafioso e soprattutto ancora una volta perché lo vogliamo
38:11sottolineare questa sera più e più volte del fenomeno mafioso in Emilia-Romagna.
38:15In questi giorni si stanno susseguendo una serie di incontri in preparazione della giornata
38:22del 21 marzo, abbiamo parlato del sostegno che lo Stato dà alle famiglie delle vittime,
38:27a chi denuncia pizzo e tentativi di usura, oggi parliamo in maniera più ampia del codice
38:34antimafia e soprattutto dei beni confiscati, cosa è stato migliorato e cosa c'è ancora
38:39da fare? Si è voluto dare al sistema maggiore efficienza perché siamo stati molto bravi
38:45nel sequestrare, nel confiscare e molto meno bravi nell'utilizzare questi beni e soprattutto
38:54anche per i tempi, quindi abbiamo istituito con questa legge delle sezioni specializzate
38:59presso le corti d'appello che si interesseranno solo di questo, magistrati non solo con una
39:06competenza penalistica ma anche economica perché si tratta comunque di accompagnare
39:13la gestione dei beni, sono state messe delle regole di trasparenza nella nomina degli amministratori
39:19nella loro azione, è stata rilanciata l'Agenzia Nazionale per i beni confiscati, è stato reso
39:24molto più garantista tutto il procedimento anche per essere inattaccati di fronte all'Europa
39:30e consideriamo che in questo modo il sistema potrà essere più efficiente e questi beni
39:34non verranno solo tolti alle mafie ma verranno anche riutilizzati dalla comunità per dare
39:38lavoro, per dare sviluppo, per creare una coscienza civile sempre più consapevole che la mafia
39:45è un male da combattere con tutte le nostre forze.
39:47Qual è la cosa di cui è più orgogliosa di questi anni alla guida della Commissione e qual è
39:53invece la cosa che le è rimasta da fare?
39:58Diciamo che possiamo come Commissione essere contenti perché credo che abbiamo contribuito
40:05ad aumentare un po' di consapevolezza sul cambiamento delle mafie, credo che siamo anche
40:11insieme alle altre istituzioni riuscite a mettere un punto fermo su che cosa sono le mafie oggi
40:16e su come vanno combattute. Sono in particolare molto orgogliosa del lavoro fatto con le università
40:23italiane, con le ricerche che abbiamo fatto, le istituzioni di un dottorato che ha visto
40:30coinvolte molte università italiane con sede a Milano, una coscienza che abbiamo visto
40:39crescere in qualche modo. Le cose da fare sono ancora molte, sono moltissime perché come
40:46siamo riusciti a far approvare il codice antimafia non era ancora matura la possibilità
40:52di approvare una legge che riformasse lo scioglimento dei comuni e il loro commissariamento, così
40:58come il settore dei giochi va assolutamente aggredito, ma lì abbiamo fatto la nostra parte
41:03e vorremmo che il governo fosse su questo più determinato. E poi soprattutto credo che
41:09l'inizio di diplomazia antimafia che abbiamo iniziato in Europa e negli altri paesi debba
41:17proseguire. Ultima cosa, la stagione delle stragi ha ancora bisogno di verità. Noi lasciamo
41:26in eredità alla prossima commissione quantomeno la raccolta di tutto il materiale che può essere
41:34utile. Le vicende giudiziarie non creeranno problemi di conflitto tra magistratura e commissione,
41:44come non c'è mai stata in questi anni. E quindi mi auguro che la prossima commissione
41:49possa dire una parola in più di chiarezza e fare un po' più di luce su quella terribile
41:55stagione nella quale abbiamo vinto. Ma è nostra consapevolezza che le stragi non sono state
42:01opera solo della mafia e le altre responsabilità vanno accertate.
42:05Ultima cosa, la mafia nasce al sud ma sappiamo essersi infiltrata benissimo anche al nord. Il
42:13sud è stato lasciato un po' solo, per cui questa infiltrazione è stata in qualche modo
42:19anche consentita.
42:20No, questa è stata anche programmata in qualche modo da parte delle mafie. Sì, una delle ragioni
42:28del consenso alle mafie è la questione meridionale non risolta. E da certi punti di vista è anche
42:33il modo sbagliato con il quale abbiamo affrontato la cosiddetta questione settentrionale.
42:38Perché non possiamo non interrogarci sul fatto che il consenso delle mafie al nord non viene
42:46dalla popolazione, viene dalle classi dirigenti, viene dagli operatori economici. Evidentemente
42:52se si va a cercare la mafia per fare impresa c'è da formare classi dirigenti di imprenditori,
43:01ma c'è anche da chiedersi di che cosa ha bisogno l'impresa italiana perché non ricorra
43:07all'aiuto del denaro mafioso.
43:09La mafia uccide il silenzio pure. Siamo partiti con queste parole, le ricordiamo al termine
43:14di questa puntata particolare di Lettera al Direttore, tutta dedicata al fenomeno della
43:19mafia, più che mai attuale, concreto, presente anche a Parma e nella nostra provincia.
43:25Abbiamo sentito i tanti contributi della manifestazione di ieri, ma anche diversi approfondimenti.
43:31Vi abbiamo ricordato i vari fenomeni che sono stati registrati dalla magistratura, dalle
43:38forze dell'ordine, ma lo diciamo e abbiamo timore a dirlo che non saranno gli ultimi che
43:43vedranno presente Parma nella cronaca delle infiltrazioni mafiose. Abbiamo sentito il prefetto,
43:50ultima la Presidente della Commissione Antimafia, Rosi Bindi. Un tema che continueremo a seguire
43:55nel nostro telegiornale, ma era giusto riassumerlo in questi giorni, che hanno visto più che
43:59mai viva la partecipazione dei cittadini e come diceva Peppino Impastato, l'importante
44:04è che tutti noi non rimaniamo in silenzio sul fenomeno mafioso.
44:08Grazie di averci seguito, buona serata, alla prossima settimana.
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