00:07Ben tornati a Gazzetta Club, l'appuntamento settimanale con interviste approfondimenti
00:13dedicate alle iniziative della Gazzetta di Parma. Parma liberata, guerra, resistenza e democrazia
00:20è il titolo della mostra ospitata al Palazzo del Governatore fino al prossimo 29 giugno,
00:25ideata e curata dall'Istituto Storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma
00:30in collaborazione con lo studio dell'architetto Paolo Gian de Biaggi. Realizzata in occasione
00:36dell'ottantesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo, la mostra abbraccia un arco di
00:42tempo molto ristretto ma cruciale dal 1944 al 1946. Io dal benvenuto a Marco Minardi, direttore
00:51dell'ISREC e curatore della mostra e a Paolo Gian de Biaggi, docente, architetto e curatore
00:57dell'allestimento. Ciao, benvenuti. Grazie, ciao a te. Ciao, grazie. Marco, la mostra tratta un periodo
01:05di tempo molto ristretto che va dal 1944 al 1946. Perché questa scelta? Ma inizialmente l'idea era
01:15di farla dal 1943 al 1945, i mesi della lotta di liberazione. Però abbiamo deciso anche sul piano
01:21storiografico di porre al centro la liberazione, perché è il momento chiave di svolta della nostra
01:28storia nazionale. Quindi siamo partiti dall'estate del 1944, quando l'illusione era che gli alleati
01:37sarebbero arrivati prima della fine, prima dell'inverno e tutta una serie di operazioni
01:43partigiane puntavano a quello. È stata solo un'illusione, gli alleati non sono arrivati
01:49e la guerra a nord della linea gotica è continuata. E quindi poi abbiamo finito nel 1946, quando
01:56di fatto, dopo la liberazione, si inizia a ipotizzare la ricostruzione e la nascita dell'Italia
02:04democratica. Quindi avere al centro il 25 aprile, la liberazione e vedere questa transizione
02:10ci sembrava una cosa interessante da proporre e storiograficamente corretta. Inoltre il progetto
02:19della rete degli istituti, con a capo l'Istituto Nazionale Parri di Milano, ha un progetto triennale
02:26per tutta la rete che è 46-48, cioè la nascita della nostra democrazia e quindi in qualche modo
02:32si inserisce in quel progetto molto più ampio e nazionale.
02:36Paolo, tu hai curato l'allestimento e quindi sei riuscito a rendere visivamente la centralità
02:42del 1945, della liberazione.
02:46Io ovviamente ho dovuto seguire nel miglior modo possibile quelle che erano le intenzioni
02:53dei curatori, perché se no si tradisce la narrazione. E dal momento che abbiamo fatto molti, molti
03:02incontri, perché quando tu pensi e allestisci ti confronti con te stesso e quindi fai prima.
03:09Quando hai a che fare con molte altre persone è importante aderire al pensiero degli altri,
03:14quindi devi entrarci dentro. Fin dall'inizio Marco e gli altri studiosi hanno messo il 25
03:22aprile come uno spartiacque, più o meno, un anno prima e un anno dopo. E su questo abbiamo
03:28incominciato, come anche mio figlio che ha collaborato con me, a pensare a come a renderlo
03:33e quindi abbiamo immaginato di portare le persone in questa piazza il 25 aprile del 45, che poi
03:42non è rappresentato, loro sanno benissimo, sono i giorni attorno a quel 25 aprile, ma che
03:49nell'immaginario rappresenta la liberazione. Di portare le persone in quel giorno, subito,
03:55appena entrati nella mostra, uno viene proiettato in 80 anni fa, visto che l'ottantesimo, e poi
04:02raccontare il primo e il dopo in due spazi dedicati, in modo tale che quel giorno o quel periodo
04:08comunque rappresentassero lo spartiacque.
04:12Marco, qual è l'articolazione tematica che ha la base del percorso espositivo?
04:17Qui abbiamo discusso un po' prima di incontrare l'architetto Jean de Biage e sappiamo di averlo
04:24messo in difficoltà presentandoci in 10 persone, però volevamo costruire un gruppo collettivo,
04:32un lavoro collettivo sui temi e sulla periodizzazione. Quindi abbiamo scelto ovviamente alcune tematiche
04:41che raccontano la periodizzazione, 45 e 46, cercando di mettere in evidenza alcuni temi
04:49legati alla partecipazione dei sacerdoti, alla presenza alleata, alla composizione delle formazioni
04:57partigiane che per la metà o quasi non erano di Parmo o del Parmese. Questo ovviamente non
05:04solo con un occhio alla mostra ma anche un occhio al catalogo libero e cioè a testi che in qualche
05:12modo più agevoli per uno storico, un comfort zone migliore che andare in una mostra e provare a raccontare
05:21tutto in una mostra e quindi abbiamo dovuto ottenere questo doppio binario. Eravamo in 10 che poi lì si ritrova
05:30nel catalogo che è uscito con brevi saggi divulgativi che affrontano i vari temi e a questo volume
05:36ricerca e poi anche all'allestimento dei contenuti della mostra hanno partecipato Domenico Vitale,
05:42Roberta Mira, Mare Cara Conti, Rocco Melegari, Alessandra Mastrodonato, Simona Sallustri, Teresa Malice
05:50e Giulia Cioci e ovviamente anche io. Paolo è stato complesso allestire una mostra dedicata
05:58a un argomento così particolare? Abbastanza ma sempre un processo complesso perché è una forte
06:08sintesi di tanti tanti contenuti. La mostra è sempre un'estrema sintesi quindi rischi di essere un
06:16superficiale o di scordarti delle parti. Come abbiamo avuto modo di dire diversi incontri
06:22anche collegati alla mostra non sono stati due anni qualsiasi, quei due anni sono stati due
06:28anni che hanno avuto secondo me giorni, settimane, mesi più lunghi del resto, dei decenni vicini
06:36prima o dopo, cioè sono due anni veramente molto molto intensi e quindi arrivare alla
06:43sintesi in poche stanze di quei due anni sì non è stato semplicissimo, però insieme
06:48tra curatori e noi, ripeto, cercando di arrivare agli elementi più significanti del significato
06:56che si voleva dare a quegli eventi credo ci siamo riusciti insomma.
07:02E quali sono gli elementi significanti che hai utilizzato per rendere la comunicazione
07:07visiva più efficace?
07:09Questi sono un po' i trucchi del mestiere dello scenogroco dell'architetto.
07:15Devi arrivare a emozionare le persone attraverso quei significati che i curatori ti portano
07:23e enfatizzarli, sottolinearli, abbiamo ricostruito una stanza della tortura che penso sia abbastanza
07:32emozionante, oppure la sala d'ingresso piuttosto che le cabine elettorali in questa rappresentazione
07:39o la gigantografia della Costituzione che solo per essere fatta così grande l'abbiamo
07:53in quella dimensione. Ecco, devi puntare su queste cose perché noi ci poniamo sempre una domanda
07:59perché una persona deve venire a una mostra? Quando oggi ha mille modi, no?
08:05Internet, computer, cellulare, le televisioni, i giornali possono raccontare.
08:12Se devo alzarmi da casa una domenica, un sabato, un pomeriggio, a reale la mostra io devo avere
08:18delle motivazioni in più e quindi è un po' il percorso contrario al digitale, cioè il reale.
08:26Una divisa, un paracadute, una sedia, una bilancia, insomma sono cose che vedi dal vero
08:37e probabilmente non le vedrai più. Quindi o vai a vederli in quei 15, 20 giorni,
08:43due mesi che siano, o non le vedrai mai più. E questo porta anche le persone a parlarne
08:49ad altri e a innescare un processo per il quale diventa un'occasione un po' unica.
08:56Questo.
08:57Marco, nel percorso della mostra viene proiettato un video dedicato al processo
09:02alla Brigata Nera. Di che cosa si tratta?
09:04Ma con Paolo e il gruppo abbiamo affrontato cosa inserire nella mostra, che ovviamente
09:11chi allestisce la mostra ha in qualche modo il progetto e propone un progetto.
09:18Ma tutti e due eravamo d'accordo che narrare quei giorni utilizzando altri strumenti,
09:25altri media, come appunto un video documentario, poteva arricchire la mostra.
09:29La scelta è caduta su quel processo così estemporaneo per certi versi,
09:35nessuno se l'aspettava così come è avvenuto, ai militi della Brigata Nera che dall'estate del
09:4144 fino alla liberazione avevano così colpito la città e soprattutto quell'anima antifascista
09:49con violenza. Oggi sono passati 80 anni, quella memoria non c'è più, ma per tanti anni è rimasta
09:56nella memoria dei Parmigiani l'operato della Brigata Nera.
10:00Affrontare il tema di quel processo consente anche di... abbiamo voluto provare a trasmettere i sentimenti
10:08che c'erano dietro quell'evento, cioè dopo 20 mesi di occupazione tedesca, la violenza, la guerra,
10:18quel momento era un momento di auto-rappresentazione, di auto-narrazione della popolazione
10:23di fronte a quelli che consideravano gli agozzini.
10:26E' solo che era una situazione molto drammatica, ma che ci consente di capire che c'è stato
10:34anche un dopo quel 25 aprile ancora legato alla guerra e che non si passa da una guerra civile
10:41alla pace e alla democrazia senza dover in qualche modo affrontare, fare i conti ognuno con quello che ha vissuto.
10:49E' un piccolo documentario realizzato secondo me molto bene dai miei colleghi dell'istituto
10:56Amedeo Cavalca è la regia e Carlo Ugolotti il testo e la parte storiografica.
11:02Bene, io ringrazio Marco Minardi e Paolo Giandi Biaggi, vi do appuntamento alla settimana prossima
11:07con nuove interviste approfondimenti di Gazzetta Club.
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