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NovitàTrascrizione
00:07Buonasera, bentrovati con Lettera al Direttore, questa sera anticipiamo tutti perché dedichiamo
00:12la puntata di questa sera alle celebrazioni per il 25 di aprile, Lettera al Direttore il 25 non c'è
00:17quindi abbiamo deciso di dedicare, lo facciamo tutti gli anni quello di ritagliarci uno spazio
00:22per ricordare la guerra di liberazione, lo faremo con un documentario, lo faremo con alcuni ospiti
00:28in studio, concentreremo l'attenzione sul ruolo delle donne nel mondo partigiano ma anche
00:34per parlare delle donne di oggi, a fra poco con Lettera al Direttore.
01:05Buonasera Donne, lotta partigiana 25 aprile, lo faremo questa sera con la massima esponente
01:12di quella stagione ma che è stata al centro della vita democratica della nostra città
01:17sino alla sua morte, parliamo di Laura Mirca Polizzi, parleremo di lei ma non solo, lo faremo
01:22con Margherita Becchetti del Centro Studi Movimenti, buonasera. Ciao, buonasera.
01:27E buonasera e ben ritrovato a Primo Giroldini, regista che la Polizzi la conobbe da vicino
01:32perché sei l'autore del documentario che vedremo fra poco, buonasera.
01:35Sì, buonasera Giuseppe, ciao a tutti.
01:37Allora, questo documentario l'abbiamo già mandato in onda ma non nascondo che le richieste
01:42ci sono, ci chiedono di rivederlo, insomma questo è un bel segno non tanto per il regista
01:48ovviamente questo per dire anche che è un buon prodotto ma per far capire ancora come
01:51questi temi siano centrali e attuali.
01:54Primo.
01:55No, mi fa assolutamente piacere che sia stato richiesto, in effetti dopo un po' di visioni
02:00ebbene ormai lo sai a memoria ovviamente.
02:03Sì, però insomma ribadisco il concetto, insomma mi fa assolutamente piacere ma penso
02:09agli anziani che sono in casa e che non escono e che non hanno avuto modo di vederlo in altra
02:15situazione.
02:16Speriamo anche i giovani, eh?
02:18Sì, ma insomma i giovani spero l'abbiamo visto.
02:21Speriamo che siano in casa.
02:22No, anche perché in concomitanza stasera abbiamo all'astra la proiezione di questo bellissimo
02:27documentario di Rossella Schillaci, Libere, proprio su questo tema, è un documentario
02:33che attinge a materiali dell'archivio di Torino, dell'archivio cinematografico dell'esistenza
02:40di Torino ed è un lavoro ben fatto, insomma tanto per stare in tema, anche se su questo
02:46tema devo dire non solo il cinema ma tutto un paese è arrivato dopo, nel senso che la
02:56storia delle donne partigiane e non partigiane, quelle che comunque hanno collaborato alla
03:02resistenza è una storia che per parecchi anni è stata taciuta, non se ne è parlato
03:07e credo la prima fu proprio Liliana Cavani con questo bellissimo lavoro in occasione del
03:15ventesimo anniversario della liberazione nel 65 che realizzò questo La donna nella resistenza
03:22e per la prima volta queste donne che avevano partecipato come staffette ma non solo, collaborando
03:31in varie forme, si mettevano davanti alla macchina da presa e raccontavano le loro storie, le loro
03:37vicende, perciò una sorta di autorappresentazione anche molto forte, molto dura perché alcune
03:44di esse avevano subito torture, violenze eccetera eccetera, ma tanto credo che sia proprio una pietra
03:50familiare che nei successivi 50 anni…
03:52Faccio una citazione ma non mi ricordo di chi è, ahimè, le donne nella lotta partigiana
03:57nella liberazione sono quasi sempre dei titoli di coda, è una citazione per far capire…
04:02Nonostante i numeri siano piuttosto anti significativi, ma comunque fino a un certo momento sono sempre
04:07state solo nei titoli di coda, non nei titoli di inizio del libro.
04:11Quello straordinario romanzo storia vera del Viganò, la storia di Agnese va a morire,
04:19del quale Montaldo trasse a sua volta un film, non è frequente la presenza, voglio dire
04:27non solo nel cinema, delle donne resistenti, delle donne partigiane, noi una quindicina
04:34d'anni fa abbiamo cominciato questa raccolta con l'Istituto Storico della Resistenza concentrandosi
04:39proprio sulle figure di donne partigiane resistenti della nostra provincia e raccogliemo
04:47credo una quindicina di testimonianze, realizzamo un breve videodocumentario, eravamo donne ribelli
04:55in cui parecchie di loro comunque appaiono, raccontano la loro vicenda, ricordo Nera Perla,
05:01piuttosto di Cecilia Soncini, Mirca chiaramente, in rappresentanza un po' di tutte le forze politiche.
05:09Credo che nell'uomo la scelta resistenziale fosse in un qualche modo anche consapevole,
05:18non in tutti, vuoi per appartenenza politica, vuoi per formazione anche così ideologica,
05:25nella donna la scelta resistenziale secondo me viene perché è una cosa giusta da fare,
05:34indipendentemente dalla loro appartenenza politica, anche perché c'è una forte connotazione
05:41all'interno di quella che sarà poi l'emancipazione femminile.
05:46Quello è un passaggio fondamentale. Sul tema delle donne si continua a parlare, Margherita Becchetti
05:54continua a studiare e l'attualizza anche, ricordiamo la manifestazione che avete fatto
05:57proprio nella giornata di ieri.
05:59Sì, ieri abbiamo inaugurato la città delle donne che è un progetto che unisce diverse idee
06:06perché unisce la tecnologia, l'idea di portare la storia delle donne in strada e la storia
06:11di donne particolari, tra cui anche le partigiane, quindi c'è già un pannello installato
06:18in Vicolo Santa Maria proprio davanti alla casa di Mirca Polizzi per ricordare lei,
06:22sua sorella Lina, che di solito anche lei viene sempre un po' dimenticata e tutte le altre
06:29donne che come diceva Primo hanno partecipato alla lotta partigiana.
06:34Primo ha usato una parola che è contributo, le donne che hanno contributo, le donne che hanno
06:41contribuito alla lotta partigiana, è una parola su cui invito un po' tutti a riflettere
06:47perché di solito quando si parla di donne si parla sempre così, di contributo, anche
06:51se si va sotto i portici del grano a vedere la lapide che è stata dedicata nel 75 alle
06:56donne, si parla sempre di un contributo silenzioso, come se ci fossero gli uomini che fanno la storia
07:01e le donne che contribuiscono, le donne che aiutano. Quando si parla di donne purtroppo è
07:07duro a morire questa abitudine di continuare a parlarne.
07:10Il mio contributo non era inteso in quel senso.
07:11Sì, lo so, però è come una funzione ancillare.
07:15Un po' di pepe ci sta il trasmissione.
07:16No, anche perché comunque insomma avendo incontrato parecchie donne non solo in provincia
07:20di Parma, ma in provincia di Reggio, in Liguria, essendomi occupato di questi temi la parola
07:25contributo non era limitativa, anzi era espansiva, cioè nel senso che le donne hanno dato veramente...
07:34Sono abitudini che abbiamo di parlare in certi termini, che forse dovremmo cominciare a stare
07:39un po' più attenti anche al linguaggio che usiamo.
07:41Che verbo dovremmo usare?
07:43Partecipare o una lotta partigiana.
07:45Precio o la lotta partigiana.
07:46Secondo me ci sta, comunque è una sottigliezza che per l'amor di Dio non voglio far polere.
07:53Ci sta, lavorare sulle parole è molto divertente.
07:56No, ma una partecipazione allora che si può quantificare numericamente, in realtà Parma
08:02è stata partecipativa al ferminile della guerra di Resistenza.
08:05È molto difficile quantificare la presenza delle donne nella lotta partigiana, perché
08:10è stata una presenza qualitativamente diversa rispetto a quella degli uomini.
08:15per una donna nel 1943-44 salire in montagna, uscire di casa, dormire in ambienti promiscui
08:23era un comportamento ritenuto dalla gran parte della società inaccettabile, quindi coloro
08:31che fecero questa scelta furono senza dubbio una minoranza e senza dubbio furono di più
08:36gli uomini che poterono fare questa scelta, perché per una donna significava anche scardinare
08:41dei divieti interiori, scardinare dei codici morali che nella società dell'epoca erano
08:45ancora molto radicali.
08:46Il rendersi liberi era inteso quando diceva rendersi liberi anche sotto questo punto di
08:51vista.
08:52Fu l'inizio, come diceva prima, di un cammino, di un percorso oppure un percorso di emancipazione?
08:58Sì, è stato l'inizio di un percorso di emancipazione che si è fermato presto, che si è fermato
09:03poco dopo la liberazione, nel senso che fin dal fine del 1945-46 poi ha cominciato
09:11a prevalere nella società italiana un modello di donna più rassicurante rispetto invece
09:16alla donna partigiana, la donna trasgressiva, la donna che ha saputo compiere una scelta
09:22libera e molto più trasgressiva di quella maschile per le cose che dicevo prima.
09:26Immediatamente dopo la liberazione tutto si è ricomposto e quindi molte donne sono ritornate
09:32a casa, molte donne non hanno chiesto il riconoscimento partigiano, molte donne sono ritornate
09:37in quell'ambiente domestico in cui erano cresciute di fatto. Cambiare le abitudini
09:43morali di una società dopo 20 anni di regime non è facile, non può accadere in 20 mesi,
09:49in 20 mesi non sono sufficienti per cambiare mentalità profonde, quelle cambieranno nel
09:53tempo, nella nostra società il cambiamento profondo arriva negli anni 70 e negli anni
09:5870 che anche le strutture patriarcali, questi codici morali vengono radicalmente messi in
10:03discussione, ma dalla generazione successiva. Ci sarebbe da capire se l'abbiamo compresi
10:07fino in fondo. Ti fermo, ci fermiamo per la pubblicità e poi dopo ti faccio parlare
10:13subito dopo il break pubblicitario.
10:30Eccoci di nuovo in diretta, avevo stoppato Primo Giroldini, stavi dicendo?
10:35Hai rischiato di sbagliare un altro verbo?
10:38Assolutamente, un altro verbo non l'ho sbagliato, coniugo ancora correttamente, un'altra parola
10:45sulla base di quello che diceva Margherita. Al di là di questo, l'idea comunque, quello
10:52che era il progetto che era degli uomini e che era delle donne, di una nuova società,
10:56di un nuovo mondo, in modo particolare di una nuova Italia, in parte è stato disatteso
11:03nell'immediato dopoguerra e questo non ha riguardato solo le donne, ma ha riguardato
11:08un intero movimento che probabilmente immaginava finita la guerra un'Italia completamente diversa
11:15da quella che poi è diventata. E quello passa sotto il termine di resistenza tradita, nel
11:24senso che qualcuno ha visto il restauro di un mondo che esisteva prima, che era stato
11:29abbattuto e che improvvisamente ritorna a dominare la scena. E questo lo dico in generale,
11:35è verissimo che poi negli anni 70, sulla spinta anche dei movimenti del 68, tutto questo
11:41discorso dell'emancipazione femminile ritorna fuori, è in dubbio. Però io credo che fondamentalmente
11:49quello che la resistenza ha dato a questo Paese, ed è un Paese repubblicano, la Repubblica,
11:55ha fatto sì che venisse promulgata una Costituzione. Ecco, quello che io mi domando, e a te ma anche
12:04a Margherita, è se questo che è stato raggiunto allora, oggi, è ancora, voglio dire, attuale,
12:12è ancora perseguito o se è stato disatteso o se è stato tradito. Ad oggi, perché è inutile
12:19a 70 anni di distanza, farà ancora dei percorsi di rievocazioni storiche, cippi e cose di questo
12:25tipo, che sono assolutamente importanti. Bisogna capire nel 2017 quello che quei ragazzi,
12:31quelle ragazze e quelle donne...
12:33Tu chiedi un 25 aprile di riflessione su quei temi.
12:35Sì, sull'oggi, ma penso ai diritti negati, penso al lavoro, penso all'ingiustizia sociale.
12:41Negli ultimi 10 anni di crisi economica questo Paese ha 7-8 milioni di persone che vivono
12:48al di sotto della soglia della povertà. Questi sono i dati preoccupanti, sono i dati
12:53che ci dovrebbero far riflettere su quello che quegli uomini e quelle donne volevano e
12:59pensavano di aver conquistato e che a 70 anni di distanza ancora, secondo me, non abbiamo
13:03conquistato. Cioè il gap, la forbice, chiamatelo come volete, si è ulteriormente allargato.
13:11I ricchi sono più ricchi, i poveri sono ancora più poveri.
13:14Sono i dati, non sono i dati di primo giro di dire, sono i dati statistici.
13:16Allora io dico, ma questo aspetto della giustizia sociale è un tema importantissimo, è un tema
13:23che qualsiasi governo dovrebbe prendere in mano, che qualsiasi Paese dovrebbe prendere
13:28in mano. Non parliamo del discorso della disoccupazione.
13:31Margherita crede che sia d'accordo su questi temi.
13:32Anche sul piano dell'emancipazione femminile io credo che ci sia ancora molto da fare.
13:38Mi sembra quasi che parliate di una curva, cioè ci sono dei picchi per quanto riguarda
13:42l'emancipazione femminile e poi una caduta. Gli anni 70 forse oggi siamo non nel basso
13:49come ai tempi dietro, ma forse qualcosa indietro.
13:52L'8 marzo ha dimostrato un chiaro bisogno da parte di molte donne di questo Paese di riprendere
13:59parola e di riportare all'attenzione della discussione comune alcuni temi, alcuni diritti
14:06che non sono rispettati. In molte città ci sono state migliaia di persone che l'8 marzo
14:11sono scese in piazza in una manifestazione che non aveva nulla di rituale, che non aveva
14:16nulla di celebrativo. Finalmente un 8 marzo che non è più la giornata della mimosa o della
14:22colazione a letto, ma è una giornata di rivendicazione. Il fatto che tante persone
14:27scendano in strada sono il segno di un bisogno che nella società c'è e quando questo bisogno
14:32si fa sentire vuole dire che probabilmente, come dice Primo, le classi dirigenti del nostro
14:37Paese non sono stati capaci di tradurlo in concreti provvedimenti.
14:44Dalla piazza dell'8 marzo alla piazza del 25 aprile, fortunatamente su questo tema Parma
14:49è sempre stata molto sensibile, lo sarà anche quest'anno?
14:54Io me lo auguro, anche perché questo è un anno particolare, è il primo anno in cui
15:00c'è un candidato di Casa Pound che si presenta alle elezioni del nostro comune, questa è
15:04una cosa difficile da credere.
15:08In una città come Parma io credo che sia una cosa molto grave, perché Parma ha sempre
15:14avuto, almeno ha sempre vantato radici antifasciste molto solide, l'antifascismo è una cultura
15:21che sta alla base del nostro ordinamento democratico, dell'ordinamento repubblicano.
15:25Secondo voi ci sarà qualche parmigiano che verificherà quale candidato sindaco è presente
15:29alla manifestazione? Potrebbe essere un segnale oppure no, uno può anche non essere presente
15:34alla manifestazione? Io immagino che i candidati, adesso il candidato di Casa Pound non lo conosco,
15:42ma penso che gli altri candidati, da Pizzarotti a Scarpa, Alfieri, tutti quelli che si sono
15:48presentati, sono 11 se non ricordo male, io credo che in piazza, proprio per riaffermare
15:54i valori di cui si parlava prima…
15:58Non è scontata, perché si discute sempre sui valori condivisi del 25 aprile, spesso quando
16:09ne parliamo negli altri periodi dell'anno si dà sempre una connotazione di parte, no,
16:16i valori del 25 aprile sono valori di tutti.
16:18Ma è un problema che però il nostro paese ha, perché tu parli della liberazione in Francia
16:24piuttosto che in un altro paese europeo, è un valore assolutamente condiviso dalla destra,
16:29dalla sinistra e dal centro di altri paesi, in modo particolare in Francia. Nel nostro
16:34paese questo non è stato, non è stato e non è ancora, cioè il 25 aprile non è la liberazione
16:41di questo paese inteso come festa da parte di tutti e questo è un dato oggettivo, probabilmente
16:47è una riflessione che anche la sinistra dovrebbe fare, perché la condivisione del 25 aprile
16:54in questo paese non c'è, perché non è un dato l'antifascismo per tutti.
17:00Secondo me lo studio della guerra di liberazione o della guerra civile e gli approfondimenti
17:09ci sono stati tanti scheletri per anni negli armadi tenuti chiusi, non sono stati aperti,
17:14episodi anche poco chiari che sono stati rimossi, sono stati accantonati. Io non lo so,
17:22gli ex ragazzi di Salò, se ancora ce n'è qualcuno in vita, condivide quello che è la
17:29festa della liberazione. Questo secondo me è un passaggio che in questo paese non è
17:35mai stato compiuto, anche tra le varie cose. Si legge in questi giorni che il corteo di Roma
17:41avrà una componente non desiderata da parte dell'Ampi e da parte del Partito Democratico.
17:48A Milano succede che la colonna ebraica gli anni scorsi viene osteggiata da altre componenti,
17:55perciò non c'è una condivisione di questa festa, non c'è a 70 anni di distanza una lettura
18:04dei fatti storici al di sopra di quelle che erano le parti.
18:08Appunto, è la storica chiedo, è un periodo che potrebbe permettersi di fare un superamento
18:13oppure no? 70 anni in una storia sono ancora troppo poche.
18:16Un conto è la storia, un conto è la storiografia e un conto è l'uso che la politica fa
18:20della storia,
18:21sono questioni molto differenti, sono terreni molto differenti. La politica usa il passato
18:27e usa la storia ovviamente per le necessità del presente, quindi finché la politica continuerà
18:32a usare questa storia per promuovere identità contrapposte…
18:37È ancora un argomento valido per fare, per tirare acqua al proprio pomolino.
18:41Sì, è ancora un argomento valido io credo, anche perché è la base del paese in cui viviamo,
18:49del mondo in cui viviamo, la Costituzione è animata dalla cultura antifascista,
18:55l'antifascismo impregna profondamente la cultura democratica di questo paese,
19:01ma l'antifascismo è una cultura che ha vinto una guerra civile e quindi una guerra civile
19:07non può che lasciare dietro di sé lacerazioni e divisioni, in più queste divisioni sono state
19:12negli anni continuamente strumentalizzate e usate dalle varie forze politiche che si contendevano
19:20l'egemonia.
19:21Ma anche da parte di qualche storico, da parte di qualche giornalista, insomma sono state
19:26le operazioni… Ma io voglio dire, allora, non è in discussione il valore della guerra
19:31di liberazione e della resistenza, valore assoluto, questi uomini, queste donne hanno
19:36contribuito, ripeto questo termine, hanno contribuito, grazie anche agli alleati angloamericani,
19:42a liberare questo paese, se non ci fossero stati i partigiani e le partigiane, sicuramente
19:48il contributo italiano sarebbe stato poco significativo, il tavolo di chi ha vinto la guerra, l'Italia
19:56dove era, questi ragazzi e queste ragazze c'erano, ci sono stati, io ricordo il discorso
20:01di De Gasperi a Parigi immediatamente dopo la fine della guerra, proprio a rivendicare
20:06il ruolo della resistenza italiana, questo è un passaggio fondamentale.
20:11Quello che è accaduto in questo paese, proprio perché è stata anche una guerra civile, probabilmente
20:15alcuni episodi in alcuni territori, in alcune situazioni, addirittura nell'ambito di una
20:21stessa famiglia, abbiamo avuto giovani che andavano con la Repubblica Sociale e giovani
20:26che andavano in montagna con i partigiani, nella stessa famiglia, fratelli e tutto quello
20:31che è accaduto in prossimità della fine della guerra e durante la guerra, sicuramente
20:37non è stato sempre letto e risolto come andava fatto, andava fatto con un'estrema chiarezza
20:44di questi fatti e di quello che è avvenuto.
20:46Ma non è neanche mai stata fatta un'analisi chiara di quello che il fascismo ha rappresentato
20:51per il nostro paese, ci sono paesi come la Germania che hanno fatto conti con i propri
20:56passati in modo molto più chiaro rispetto all'Italia.
21:00E' quello che in Italia non è stato fatto, qui hanno messo fascicoli, carte dentro degli
21:05armadi, li hanno chiusi e per 10, 20, 30, 40 anni, ma una responsabilità c'è anche
21:11nei partiti della sinistra, in questo, non solo, perché se tutto fosse stato detto e
21:16chiarito nell'arco di 10, 15 anni, sicuramente oggi vivremmo in un paese completamente diverso
21:23in cui il valore della guerra di liberazione, della resistenza e dell'antifascismo sarebbe
21:28un valore condiviso da tutti.
21:30Ho capito chiaramente che noi continueremo a fare questa trasmissione, il dibattito sarà
21:34sempre aperto, credo anche nei prossimi anni sarà difficile trovare una soluzione, al di là
21:38di quella che può essere la soluzione, la chiarezza e tutto, ma credo che il dibattito
21:42resta un punto debole, una ferita aperta nel dibattito non politico, sociale di Parma
21:50e della nostra…
21:51E la politica strumentalizza, come diceva Margherita.
21:54Allora, tra poco vedremo il documentario realizzato da Primo Giroldini sulla vita, sulla
21:59storia di Mirca Polizzi, la sua testimonianza che quindi è fondamentale, un documento storiografico
22:05per Parma, per la nostra storia molto importante. Io ringrazio Margherita Becchietti del Centro
22:11Studi Movimenti che è stata con noi e ringrazio anche Primo Giroldini per questa introduzione
22:16breve, ma su questo tema ci torneremo.
22:17Non abbiamo parlato di Mirca, però credo che Mirca abbia bisogno.
22:20La vedranno adesso, quindi assolutamente. Grazie di essere stato con noi, pubblicità
22:23e guardatevi davvero questo documentario importante, questo racconto della storia, della storia
22:30di tutti noi. Buona serata.
23:08Grazie.
23:10Grazie.
23:16Grazie.
23:20Grazie.
23:32Grazie.
24:15In Piazzale Loreto c'era un'area da presa della Bastiglia, dal Palazzo d'Inverno.
24:20Poco prima dell'alba qualcuno aveva buttato per terra un mucchio di cadaveri tra cui Benito
24:27Mussolini e Claretta Petacci, uccisi a Giolino di Mezzegra la sera del 28 aprile.
24:33Dicono che c'è Mussolini che è stato ucciso, lui e il Gerarche, che sono a Piazzale Loreto
24:39dove erano stati uccisi i nostri patrioti. Allora con queste compagne ci incamminiamo tutto
24:45lungo corso Buonesaires, ma c'era tanto pieno, tanto pieno, che ci abbiamo messo una giornata
24:52quasi per arrivare a Piazzale Loreto. Io li ho visti per terra insomma, dove naturalmente
24:58la gente faceva tutto quello che si può fare in quei momenti. Cosa ho provato perché
25:05c'è che tutti me lo chiedono? Niente, quasi niente. Ho capito solo una cosa, in quel momento
25:12detto è finita. È finita davvero.
25:38Sono nata al 30 settembre 1924, in questa casa di Borgo Santa Maria, nel cuore dell'oltretorrente.
25:46L'anno dopo nacque Primo, detto Manetto, e nel 1926 mia sorella Lina. Ho un ricordo
25:55bellissimo della mia famiglia.
25:57Era un uomo straordinario mio padre, eclettico direi. Amava il teatro e anche recitare, aveva
26:09fatto parte di una compagnia così così. Ma soprattutto la sua grande passione erano i libri. Addirittura
26:17papà aveva una biblioteca, che tengo ancora una targhetta, prestava i libri insomma, biblioteca
26:25circolante. Il papà ci ha sempre comperato tanti libri. Anzi la mamma faceva notare che avevamo
26:33bisogno di scarpe, che non era giusto comperare la scala d'oro, che allora l'avevano solo i ricchi.
26:40Invece il papà, non so se faceva bene o male, comunque più che le scarpe ci prendeva libri.
26:47C'erano dei libri proibiti dal regime, ma che il papà teneva dietro i gialli. Ad esempio
26:53gli autori francesi, Victor Hugo, oddio i miserabili, che adesso mi vien da ridere, ma allora era
27:00un libro importante. La madre di Gorky, London, la zanna bianca, Martin Eden, che mi è rimasta
27:11nel cuore. Oddio, in mezzo poi invece la mamma diceva, ma dai, ma leggi Liala. Allora Liala, la De Lì,
27:22della Salani, dell'edizione Salani. Mi piacevano anche quelli perché parlavano d'amore, non ero mica
27:29una bigotta, intendiamoci bene. Quindi, ma tutta questa lettura varia, che mi faceva anche volare,
27:39volare anche sull'amore, sui sogni. Sono stata una persona che ha sognato molto, molto, molto,
27:47molto, molto, molto.
28:27Questo era il carcere di San Francesco, dove accompagnavo la nonna a visitare lo zio Remo,
28:33incarcerato per motivi politici. Ero ancora una bambina. Parlo di questo zio perché è stato
28:41molto importante nella mia vita. A un certo momento lo zio Remo scomparre dalla casa. Aveva
28:49distribuito dei volantini contro il dittatore, contro Mussolini e era stato imprigionato. Pur dal
29:00carcere ha avuto una grande importanza nella mia formazione, ma forse anche quella dei miei
29:07fratelli. Quindi questo zio, anziché essere un delinquente in carcere, era un eroe. Era un
29:15eroe. Il papà e la mamma, insomma, gli zii e altri hanno fatto forse in modo che fosse così.
29:22Sì, che fosse così. Perché dopo non molto tempo lo zio fu di nuovo arrestato e condannato
29:30a 12 anni. In casa nostra veniva pochissima gente, cioè veniva un certo Benoldi che abitava
29:37nell'oltre torrente che era del soccorso rosso e veniva a portare dei soldini alla nonna e per
29:46aiutarla a vivere, ma soprattutto per fare i pacchi che si mandavano in carcere. Con il
29:53nome dello zio però erano destinati a tutti gli antifascisti. D'altronde era costume, faceva
30:01parte della morale del carcerato politico, almeno dei comunisti, a dividere tutto il pacco
30:07con tutti. Ma lì poi i soldi erano del soccorso rosso e quindi era giusto che fosse così.
30:21Ah, devo dire che io non ero antifascista e non ero una politicante. Beh, antifascista
30:27sì perché i sentimenti erano quelli. Addirittura quando andavo a scuola ero fascista, a Cristo,
30:33mi ricordo che col papà e la mamma, ma soprattutto col papà, avevo delle grandi discussioni sulla
30:39guerra d'Africa. Io ero entusiasta che noi andassimo a portare la civiltà ai neri, era
30:46molto bello, per me era una cosa... Allora il papà che con pazienza mi spiegava che i neri
30:53sono uguali ai bianchi, che non andavamo... insomma lui mi diceva tutte le verità, ma non era
30:58che mi avesse poi molto convinta. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambassisti.
31:09Io l'ho saputo per strada dai famosi altoparlanti in cui Mussolini aveva annunciato questa entrata
31:18in guerra. E ripeto, non mi ha impressionato molto la cosa. Ero curiosa cosa sarà, cosa
31:25succederà, cosa avverrà. Ma quella sera, riuniti intorno a tavola per cena, si parlava di quello
31:33che era accaduto e mio padre piangeva. E aveva avuto ragione il papà a piangere alla notizia.
31:43Ero stata un'incosciente io, perché non mi ero reso conto, insomma.
31:50Immediatamente si piomba in una vita quasi invivibile. E poi c'è la tragedia della fame.
31:58Abbiamo il tesseramento. In casa mia siamo tre ragazzi, il papà era una buona forchetta.
32:04e la mamma comincia a razionare il pane, a razionare i viveri, insomma. E c'è la fame.
32:16Non ci sono soldi per attingere al mercato nero. I bombardamenti, una cosa tremenda.
32:22Si andavano nei rifugi. Io ricordo che non volevo andarci nei rifugi.
32:26Ma poi, insomma, il papà mi convinceva e allora si andavano.
32:31Il fascismo era caduto. Si pensava che tutto fosse finito. Il peggio doveva ancora venire.
32:40È caduto Mussolini. Non c'è più il fascismo, non c'è più il fascismo.
32:46E niente, ci abbracciamo. Così poi si corre tutti in piazza.
32:50Nel 43 sono già una ragazza, insomma, una signorina.
32:56E allora vado alla testa del corteo con questi antifascisti.
33:01Andiamo davanti al carcere a urlare che vogliamo fuori gli antifascisti, ma non ce li danno quella sera lì.
33:11E poi, come ricordo, è molto vago.
33:17Vado alla mattina, ci sono le donne, gli uomini che vanno alla sede del fascio, è noto.
33:24Buttano giù le fotografie, la statua, tutta la piazza.
33:29E io invece vado con le donne in via Petrarca nella sede dei fasci femminili.
33:36E anche lì dalla finestra buttiamo giù tutto.
33:39È il primo mio atto antifascista, diciamo così, insomma.
33:45Sono trassinata, e non sono una trassinatrice io in quel momento.
33:49Sono trassinata dalle donne, forse quelle che hanno fatto il sciopero.
33:54Io non ricordo chi c'era.
33:56Sta di fatto che era naturale che io fossi lì.
33:59E ci sono, ci sono, con una grande gioia.
34:03Dopo il 25 luglio 1943, la mia casa era diventata punto di incontro per gli antifascisti.
34:10I contatti li tenevano lo zio Gigi e lo zio Remo, uscito dal carcere.
34:15Fu in una di quelle riunioni che incontrai per la prima volta Lucia Sarsi, legata ai fratelli Cervi.
34:21I Cervi si trovavano in contrasto con il partito comunista di Reggio.
34:27E quindi venivano e accettavano le direttive del partito comunista di Parma, che era su un'altra linea.
34:35E avevano contatti con Goreri e con Porcari in modo particolare.
34:40Allora parlo con lo zio Remo e dico, zio, perché non posso anche io fare qualche cosa?
34:48Lo zio mi dice, senti Lalla, ci siamo già in famiglia due, ci siamo anche troppi, tu restane fuori.
34:56Dice, però hai ragione di una cosa, ti darò lezione di marxismo, di leninismo, ti farò conoscere il partito comunista.
35:08Quando saprai bene le cose, ne parleremo.
35:12E da quel momento, incominciamo tutte le ore libere, andiamo sul terrazzo io e lui, oppure ci troviamo nel portone
35:21giù, oppure in giardino pubblico.
35:22E mi inizia i sacri testi, fra cui l'economia politica di Lapidus, lui ci tiene molto che io impari
35:34il plus valore, il concetto dello sfruttamento,
35:38cioè non il socialismo, il comunismo per così, ma mi insegna proprio, io bevo e le cose, però non sono
35:46molto contenta.
35:46E allora ne parlo anche con Gigi, con Porcari.
35:51Porcari dice, si, lo zio Remo faccia la teoria, io faccio la pratica.
35:56E mi comincia a dare piccole robe, vai dal tale, vai dall'altro.
36:00Poi un giorno mi porta sul torrente Parma, dove adesso c'è via navetta, insomma, approssa poco queste zone.
36:10E tira fuori una rivoltella e mi insegna a smontarla, a rimontarla.
36:18E tira fuori una ruote.
36:23E tira fuori una rata, insomma, approssa poco queste zone,
36:39e tira fuori una ruote come si chiude, ui.
36:47I tedeschi entravano dalla porta di Santa Croce, forse erano già anche entrati nella
36:55notte, ma lì entravano con i prigionieri soldati dell'hangar, quelli dell'aviazione,
37:02e c'era tutta la gente dell'oltre torrente, in modo particolare le donne perché gli uomini
37:10non dovevano presentarsi, era pericoloso, donne e bambini, lungo via d'Azzelio chiudevamo
37:20i borghi, io ero nel mio borgo, in vicolo Santa Maria, tutta questa vita vicenda, e passavano
37:28questi nostri ragazzi in divisa ancora da viatori, con i tedeschi, con i mitra, e questi a testa
37:39chine, allora io non l'ho fatto quel gesto lì, ma tante donne li hanno presi, poi chiudevano
37:47a muro e ne hanno salvati, scusate, ne hanno salvati una parte, non tutti, non tutti, questa
37:58è un'immagine che campassi mille anni, me la ricorderò sempre perché erano così giovani,
38:04erano così belli, e questi erano feroci da vedere, veramente armati fino ai denti,
38:12con le mitraglie, con i mitra, la piazza è abbastanza piena, non gremitissima, ma molto
38:32attorno al monumento a Garibaldi, e tutta la gente applaude questi antifascisti.
38:38improvvisamente uno scoppio, forse si trattava solo di una gomma di bicicletta, però il botto
38:44che provocò fu simile ad un colpo di pistola, di fronte al fuggifuggi generale ebbi il coraggio
38:50di salire ai pochi gradini del monumento a Garibaldi, cominciai a gridare con quanta
38:55voce avevo in gola le stesse cose che lo zio Gigi mi diceva da sempre, allora avvenne una
39:00cosa straordinaria, la gente che si stava allontanando ritornò indietro, per ascoltarmi.
39:07Il partito ha l'ordine di dar vita a un gruppo di donne, da cui poi nascono i gruppi di
39:13difesa delle donne, e lì fanno parte, oltre alla Iole e alla Zaccarini, che io avevo già
39:19conosciuta, la Nita Paris, che io non conoscevo, una ragazza molto in gamba, erano tutte e tre
39:27operaie calzoturiere, e trovo un giorno mia sorella, era entrata anche lei nella clandestinità
39:36e io non lo sapevo, mia sorella aveva due anni meno di me, per cui se io all'epoca ne
39:42avevo
39:4318 e mezzo, lei ne aveva 16 e mezzo. E ci distribuiamo i compiti e facciamo anche un'attività
39:51di proselitismo verso le donne e cominciamo quindi a organizzare anche le donne. Facciamo
39:58le riunioni soprattutto in casa mia e comincia la mia attività. Assumiamo i nomi di battaglia
40:07nel nostro gruppo, io sono Erman e come lavoro politico io sono il braccio destro, lo dico
40:15con orgoglio di Bruno Longhi nella Gipro, divento proprio la sua collaboratrice diretta.
40:24Continuai a lavorare come commessa nel negozio di scarpe di Campanini, venmi denunciata da
40:30una collega di lavoro, per fortuna all'arrivo dei fascisti non ero in casa, arrestarono mia
40:37sorella Lina e lo zio Gigi, ma anch'io ero bruciata. Sono stata nascosta alcuni giorni, poi
40:45sono stata inviata a Piacenza con una falsa identità. Dopo poco tempo, con un altro
40:51nome, fui trasferita a Reggio Emilia.
40:59Ma a Reggio c'era una vera organizzazione, non era come qui che c'era qualche donna,
41:05c'erano, ma noi non eravamo riuscite ancora a creare un'organizzazione. Là c'era un'organizzazione,
41:10solo che erano contadine e io dovevo vivere fra l'altro fra i contadini e lì conosco
41:17un mondo nuovo, meraviglioso. Il mio compito che mi affidano i compagni con i quali entro
41:24in contatto, che mi fossero i dirigenti, infatti poi li erano, ancora il lavoro delle donne
41:32della Giprop, perché questa era una voce che ricorreva, che ero della Giprop. E soprattutto
41:38era in noi l'entusiasmo di quello che avveniva in montagna. Lì venivano le relazioni di Eros,
41:48che era il commissario politico della montagna. Lì ho imparato a conoscere i comandanti,
41:55Miro, Luigi, allora erano pochi, Luigi è poi quello che ho sposato. Le azioni che facevano,
42:02era una cosa che mi dava una grande carica, che poi io andavo dalle donne, non dicevo quello
42:08che non dovevo dire, ma avevo dentro una carica tale, poi non avevo più lavoro, cioè era
42:14dalla mattina alla sera, io facevo solo quel lavoro. Quando arrivo a Reggio dico, ah perbacco
42:20qui mi chiamo Mirca, perché Mirco era troppo bello, là Bruna perché mi avevo un misloro,
42:25ma chi non c'è Mirca?
42:27vuole chinare la testa, con noi prenda la strada dei monti.
42:36Silenziosa sui ami di Tino, su spinosi ricini castagne, una squadra nel buio mattino,
43:09Nacque in me il desiderio di partecipare attivamente alla resistenza armata, chiesi più volte al partito
43:17di mandarmi in montagna, ma non ne volevano sapere. Allora presi la decisione di andarmene
43:25per raggiungere i partigiani sui monti.
43:28Comincio a vedere i veri partigiani, quelli armati, e gira una voce, arriva Luigi, arriva
43:37Luigi, e io chiedo, ma chi è sto Luigi? Ma tu non conosci Luigi? Io no. Poi c'è la
43:44riunione dei comandanti, dove io sono invitata. Eros è lui che la presiede, sta per cominciare,
43:52sto Luigi, che io non gli davo una lira, un momento, prima di fare la riunione, cosa fa
43:59questa donna qui? Allora Eros gli dice, adesso saprai cosa fa questa donna, state calmi che lo
44:07saprete. Dagli incarichi Luigi comandava il distaccamento, comanderà il battaglione e comanderà
44:15il presidio di Villa Minozzo, prenderà possesso del presidio. E il commissario dice, io ritengo
44:23opportuno, adesso che siamo numerosi, che ci sia un vice commissario e il mio vice sarà
44:29la compagna Mirka. Le cose con mio marito sono cominciate così. E vabbè, poi assistiamo
44:38ai lanci e quello è il momento più bello. Ed è anche il momento in cui nasce il rapporto
44:44fra me e mio marito, perché lì durante l'attesa dei lanci americani alle Attiche, ognuno tira
44:51fuori i suoi ricordi. Sono i momenti di malinconia, dove pensiamo ciascuno alla nostra famiglia,
44:58così, così, così, e dove si canta. E la canzone che più viene cantata è Mamma.
45:14Nel mese di giugno subimmo un rastrellamento pesantissimo.
45:19Ho paura, ho una grande paura. E dico ai ragazzi, ragazzi ammazzatemi, non datemi viva in mano
45:26a loro. Io avevo il terrore. Perché? Dico quello. Perché? Quello che è di guardia, dice
45:33ragazza, vedi il capello. Yenki, andrà a riveri. E ci mettiamo a cantare comunque. Io dico
45:41che devono spararmi, però poi cantiamo. Passiamo il secchia con tutte le pallottole come nei film
45:52attorno. Ma ci salviamo tutti. Quando siamo arrivati è come se fosse arrivato Gesù Cristo.
45:58Perché ci avevano dato morti. Avevano detto che non c'eravamo più. E soprattutto era Luigi
46:06che preneva. È arrivato Luigi, è arrivato all'America. E lui ha detto, dobbiamo andare in
46:14Val d'Asta. E poi di lì vedremo se ci seguono. Perché ci voltavamo e vedevamo i paesi
46:21che bruciavano. E mentre la siamo Villa Minozzo, la gente ci gridava, come dirci dei
46:30vigliacchi. E diceva, ci abbandonate qui. Noi dicevamo che non potevamo fare niente.
46:39E non abbiamo fatto niente. Siamo arrivati a Val d'Asta e siamo voltati. Villa Minozzo
46:46bruciava. Era stata bruciata.
47:00Il rastrellamento finisse e inizia la ricostruzione dei distaccamenti del battaglione.
47:09torno in pianura ed era tutto come avevo l'assiato più o meno. È come se quei mesi,
47:16pochi mesi che ho passato in montagna, non fossero trascorsi. Forse c'era un po' più
47:21di scritte. Ma il comitato provinciale era naturalmente formato dalle stesse compagne e io ho ripreso
47:31il mio posto di responsabilità fra le donne. Arricchita, arricchita però dall'esperienza
47:38fatta in montagna. Questa cosa ce l'ho nel cuore. So che anche i miei compagni partigiani
47:45non sempre gradita questa mia passione che ho per la causa delle donne partigiane e non
47:51partigiane. Perché guardate che molte di queste donne poi non hanno avuto neanche il riconoscimento.
47:57Invece ogni giorno le famose staffette che portavano la stampa, i documenti, gli ordini,
48:04loro rischiavano perché portavano nelle borse sotto l'uva, sotto le uova, sotto le galine,
48:13negli manici della bicicletta sotto il selino. Inventavano loro i posti dove nascondere.
48:21E ponavamo però anche le rivendicazioni nostre di donne. Il grande problema del diritto
48:27di voto che ci fu accordato dal governo Bonomi, se non erro, il primo gennaio del 1945, in piena
48:35occupazione. Cioè il governo libero riconosce i voti mentre noi combattiamo ancora qui in Altitali.
48:57Volevo tornare a Parma per avere notizie della mia famiglia. Vengo a Parma e mio papà faceva
49:06il falegname in Borgo San Girolamo. Allora io mi recco lì e chiedo, Ernesto, dov'è Ernesto?
49:15Questi mi guardano duri e mi dicono, basta, non gliene avete già fatta abbastanza quella
49:22famiglia? Cosa volete ancora? Mi avevano preso per una spia fascista. Ok, io resto e dico,
49:29ma non mi riconoscete? Sono la Lalla. Mi abbracciano, piangono, io piango disperata.
49:36Ma cosa è successo? Dice, non è tua madre che hanno arrestato, anche tuo padre e anche
49:43la Lina. Il papà è stato mandato a Mauthausen, la mamma e la sorella Ravensbruck è nel campo
49:49delle donne. Voi potete immaginarvi cosa io provo in quel momento. Poi dico, dove vado
49:55oltretutto? Cosa faccio qui? Tornare indietro senza aver più notizie? No. Vado a vedere la
50:03casa. Non c'era più niente. Tutti i libri, una gran parte erano stati portati via. Quelli
50:11che c'erano erano sparsi per terra ma avevano i fascisti tenuti aperti, poi me l'ha detto
50:17la nonna, l'acqua per molti giorni aveva raggiunto, non so, 20-30 centimetri. Comunque
50:24c'era la carta tutta rovinata. Gli armadi erano completamente vuoti. Non c'era più niente,
50:34neanche un fazzoletto. I materassi erano stati aperti, forse per cercare roba. Quindi i crine,
50:44perché allora c'erano i materassi di crine in casa mia. Non c'era più niente, insomma. Io cercavo
50:50qualcosa da portare via, non c'era niente. In quel momento rinuncio, crollo, scoppio a piangere e ai
51:03compagni con i quali entro in contatto, o sono già lì, adesso non ricordo questo, dico basta compagni,
51:11io non ce la faccio più, mi vado a costituire. I compagni si spaventano. Ma cosa dovevo fare?
51:19Ero l'unica della mia famiglia che mi ero salvata. Mi sentivo una colpa immensa, una colpa che poi ho
51:26sentito per anni, per anni dopo, anche dopo la liberazione. E i compagni si spaventano, è chiaro,
51:34perché se io mi vado a costituire io non vado per far la spia, questo è logico, però sotto le
51:40torture
51:40cosa avrei fatto. Manetto mi ha sempre detto, Lalla se ti prendevano te, ti fucilavano ma prima
51:47ti facevano a pezzi. Da di fatto che per alcuni giorni io fermo ogni attività bloccata. Certamente
51:55hanno servito quei giorni anche per farmi riflettere. Supero questa crisi, vengo trasferita a Milano.
52:04Vi confesso che sono andata via volentieri, ecco, perché non mi sentivo più, assolutamente
52:10sicura. Ho detto, sapevano che quando rido chiudo gli occhi, io me ne ero mai accorta. E vado via,
52:18io con la Zelina partiamo da Bagnolo, da Bagnolo in piano, una mattina appena che cesse il coprifuoco
52:27in bicicletta tutte e due per Milano. A Milano io ricordo molto bene che ero nel quarto e quinto settore,
52:35cioè Porta Romana e Porta Nuova. Io opero in quella zona. E lì è tutto diverso. Lì ci sono i
52:42contatti
52:43con le operaie. Ci si avvia all'insurrezione, la chiamavano, l'insurrezione. Allora l'ordine,
52:51intanto ci viene dato un bracciale bianco con l'ordine di tenerlo con noi. E in qualunque momento
52:58noi sentissimo sparare, ragazzi, con la pelle d'oca, se lo dovevamo mettere vuol dire che era
53:06l'insurrezione e la liberazione d'Italia. Però per me la liberazione non è stata bella. È stata uno
53:15dei giorni peggiori della mia vita. Non sapevo niente di Luigi, niente della mia famiglia,
53:20niente. Davanti a tutta la folla che esultava, io non ce l'ho fatta a esultare.
53:37Tornai a casa. Ritrovai il mio compagno, non la mia famiglia. Nei mesi successivi fecero
53:45ritorno dalla Germania mia madre, mio fratello e mia sorella. Mio padre non tornò. Seppi più
53:53tardi che era morta Mauthausen, nell'aprile del 1945, pochi giorni prima della liberazione
54:00del campo. Il dopoguerra non fu facile. Bisognava ricominciare a vivere. Fu una scelta naturale il
54:09mio impegno nel Partito Comunista e nell'Udi, al fianco delle donne, per realizzare ciò che noi
54:15resistenti avevamo sognato e per cui avevamo combattuto. La libertà, la democrazia e la
54:23giustizia sociale.
54:53Siamo pronti. Chi non vuole chinare la testa, con noi prenda la strada dei monti.
55:06Silenziosa sugli aghi di pino, su spinosi ricci di castagne, una squadra nel buio mattino,
55:17discendeva l'oscura montagna. La speranza è la nostra compagna, assaltar caposaldi i nemici,
55:30conquistandoci l'armi in battaglia, scalzi e lasci eppure felici.
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