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Trascrizione
00:00Nessuna conseguenza, nessun danno, scosse avvertite quasi esclusivamente dai
00:04sismografi a 25 chilometri di profondità, tutte di magnitudo compresa tra 2.1 e 2.2
00:11nel territorio di Neviano-Arduini. È la prosecuzione dello sciamme sismico che
00:15continua a interessare da mesi soprattutto la zona pedemontana del
00:19Parmense. Ma intanto, proprio da Parma, ecco due studi realizzati dalla nostra
00:23università e pubblicati su Scientific Report e sul Journal of Geophysical
00:28Research su quella che resta la principale sfida in materia di terremoti, cioè la
00:33possibilità di prevederli. Il primo autore di entrambi è Giampiero Iaffaldano,
00:38docente di Geofisica della Terra Solida. La novità sta principalmente nel dimostrare
00:43che esistono segnali associati ai terremoti rilevabili da GPS molto prima e molto
00:48lontano e che quindi potrebbero essere potenzialmente sfruttati per mitigare
00:53il rischio sismico. Per dirla in soldoni, spiega Iaffaldano, solitamente si
00:58cercano segnali precursori nei mesi o nei giorni precedenti grandi terremoti e
01:02nelle immediate vicinanze di faglie notoriamente attive.
01:05Questi studi dimostrano però che il ciclo sismico, cioè il lento accumulo di
01:09energia seguito dal terremoto, è in grado di modificare il moto di intere
01:14placche tettoniche che viene misurato negli anni attraverso reti di stazioni
01:18GPS dislocate a centinaia o addirittura a migliaia di chilometri di distanza da
01:23quello che sarà in seguito l'epicentro. Questo implica che ci sono segnali
01:27potenzialmente precursori anche anni prima e a grandi distanze dai grandi
01:31terremoti, conclude Iaffaldano. Per quanto complesso, lo studio opere così a una
01:36prospettiva assolutamente nuova nelle valutazioni di rischio sismico.
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