00:00Son Morricone, ma stamano la fama o no? Dante Mortet, artigiano e dunque artista con bottega
00:06a piazza Navona, dall'altra parte del telefono per poco non cade dal motorino. Era un giorno
00:10di novembre di quattro anni fa. Il maestro aveva saputo che facevo sculture di mani,
00:15si era recuperato il telefono e mi aveva contattato. Ero su Ponte Cavour e in quel momento ho incontrato
00:21una persona immensa, dice Dante, oggi commosso per il passato e per il presente. Mortet
00:26immortale alla mano di Morricone in una scultura in bronzo, una mano che il maestro teneva in
00:30mostra a casa sua. Poi io ne feci un'altra copia la notte che vinse l'Oscar, la feci inginocchiato
00:36mentre lo premiavano. Andai a fare il calco a casa sua, mise subito le cose in chiaro,
00:40deve essere la mia mano che scrive la musica. Insomma con la penna, ma quale bacchetta,
00:45ricorda Dante, una famiglia di cesellatori da cinque secoli. E quella mano in effetti viene
00:50alla luce nell'atto più concreto della creazione musicale, quella in cui le note fluiscono
00:54nell'inchiostro e prendono sostanza nello spartito. Insomma, quel lato semplice e potente
00:59in cui il mestiere diventa arte. Io la musica la scrivo, mi diceva il maestro, spiega Dante,
01:05e a suggellare questo mi regalò lo spartito in cui aveva scritto il brano che colse nel
01:09calco. Era il motivo principale dei buono, il brutto e il cattivo.
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