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  • 2 giorni fa
«ABBIGLIAMENTO» è una definizione generica, è ciò che mettiamo addosso. «Moda» è creatività, è l’intuizione che precede la costruzione di un abito. Il corpo vestito diventa linguaggio che non comunica solo un’estetica ma anche il nostro ruolo sociale. È il tramite tra noi e gli altri, è un mezzo che «ha sempre agito sul corpo lavorando con la forma e il volume per modificarne l’aspetto» come scrive Michele Ciavarella nell’articolo sulla mostra Costume Art che inaugura il prossimo 10 maggio al Met (pag. 140).
Ma la moda è capace di creare pressioni e imporre modelli che possono condurre a una sorta di emulazione forzata: siamo davvero disposti a essere «trasformati»? Guardando i social si direbbe di sì. La ragione è da cercare all’interno di un sistema orientato sul potere del marketing che premia la vetrina a scapito della credibilità, scombussolando il concetto stesso di moda che, invece, dovrebbe definire l’identità della persona, non stravolgerla. Si tratta di scegliere tra essere sé stessi e l’essere guardati. Nulla di male, quindi, galleggiare nella vaghezza di una parola, «abbigliamento», che non ha la pretesa di trasfigurare bensì di vestire. Almeno fino a quando la moda cesserà di escludere.

 

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Trascrizione
00:00Anche durante la Design Week la moda ha polarizzato l'attenzione, mettendo in evidenza la sua capacità
00:05di contaminare settori diversi, perché effettivamente la moda non è solo espressione creativa legata
00:11all'abbigliamento. Non bisogna però dimenticare che il suo obiettivo primario è quello di realizzare
00:16vestiti. Invece molto spesso il giornalismo di moda si fa portavoce di complesse riflessioni
00:23dei designer, che a volte sono vere e proprie i rebus. Rileggendo vecchie recensioni degli anni
00:2980 e 90 si riscopre il piacere di una scrittura diretta, che non risparmiava critiche anche
00:35piuttosto aspre, in tempi nei quali i designer sfilavano e parlavano di vestiti e non di
00:41presunte opere d'arte e spiegavano l'idea e la costruzione dei vestiti appunto senza divagazioni
00:47filosofiche. Ai tempi effettivamente il fashion system era più lineare, i mezzi di informazione
00:53non erano i social, erano i giornali e una recensione aveva il potere di portare al successo
00:59una collezione o addirittura di distruggerla. Per quanto mi riguarda c'è del rimpianto per
01:05un'epoca nella quale gli stilisti parlavano chiaro e di conseguenza il giornalismo di moda
01:10non era narrativa astratta, bensì cronaca e critica costruttive. I fotografici del prossimo
01:17numero illustrano classico e easy wear con un linguaggio visivo per l'appunto naturale, chiaro e leggibile,
01:23mentre in copertina abbiamo un talent che dopo aver lavorato con il Sorrentino si è fatto notare
01:29in un biopic molto interessante e chi è lo scoprirete qui domani. Ciao, grazie e buona lettura.
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