A Roma il fenomeno dei graffiti continua a dilagare, tra obblighi normativi e difficoltà applicative. Se da un lato esiste una legge che impone la pulizia delle facciate, dall’altro manca un dispositivo efficace per renderla operativa, soprattutto sugli edifici privati. Il Regolamento comunale stabilisce che i proprietari debbano mantenere il decoro delle superfici visibili, ma nella pratica non esiste un meccanismo coercitivo immediato. L’Ufficio qualità urbana interviene sui beni pubblici, con lavori affidati ad Ama e una spesa che ha già superato i 465 mila euro, ma sui condomini privati tutto resta affidato all’iniziativa dei proprietari. Le associazioni di categoria sottolineano l’impossibilità di imporre interventi senza un ordine specifico, evidenziando anche il peso economico continuo della pulizia, spesso vanificata da nuovi atti vandalici. Il risultato è una città segnata da scritte persistenti, in un equilibrio fragile tra decoro urbano e limiti giuridici.