00:00Perché è innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà nei rapporti
00:05tra Europa e Stati Uniti. Ma è altrettanto innegabile che l'attuale amministrazione americana
00:11ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti,
00:17tanto repubblicane quanto democratiche. Distogliere progressivamente lo sguardo dall'Europa per
00:24dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l'Indo-Pacifico come
00:29quadrante geostrategico prioritario. Una traiettoria chiara che le leadership europee del recente
00:37passato hanno lungamente e a mio avviso colpevolmente preferito non cogliere, comprese quelle che
00:44governavano in Italia e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement
00:49quando formavano un nuovo governo. La storia insomma bussa e l'Europa è chiamata a non fallire
00:58questo banco di prova e per farlo deve sapere adeguare la sua strategia a un mondo che cambia
01:03la velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche
01:09e ai dogmi ideologici. È in questa ottica che va visto il nostro impegno incessante a
01:14Bruxelles per il sossegno alla competitività, per la semplificazione burocratica, per una
01:20transizione verde che sia realistica e non ideologica, per un'autonomia strategica bilanciata
01:25che riduca gradualmente le nostre dipendenze e per una capacità di difesa che non ci faccia
01:32dipendere dai nostri alleati americani, come invece evidentemente propongono coloro che
01:39si scagliano contro maggiori investimenti sulla sicurezza, per rendere l'Europa più forte,
01:45più efficace, più rapida, più pragmatica, più concentrata sui problemi dei cittadini e
01:50sulle sfide reali che il mondo intorno a noi pone. Questa è la nostra parte di responsabilità,
01:56ovvero, prima di aspettarci qualcosa dagli altri, proviamo a occuparci davvero di noi stessi.
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