Vai al lettorePassa al contenuto principale
  • 1 giorno fa
«Lascia che tutto ti accada: la bellezza e il terrore. Continua semplicemente ad andare avanti. Nessun sentimento è definitivo». Rainer Maria Rilke non aveva mai sentito parlare del cinema indiano, eppure il regista Neeraj Ghaywan ha trovato in questi versi la chiave di tutto. E sono diventati la filosofia che attraversa ogni scena di Homebound - Storia di un'amicizia in India. Il film che l'India ha scelto come proprio candidato alla categoria miglior film internazionale agli Oscar 2026. In sala con Wanted dal 26 marzo, Homebound arriva in Italia dopo aver fatto parte della selezione ufficiale a Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard. E con Martin Scorsese nel ruolo di produttore esecutivo. Qui vi mostriamo in anteprima esclusiva una clip di un momento importante del film, quando uno dei protagonisti, Chandan, viene messo di fronte alle sue scelte di vita.
La trama di Homebound - Storia di un'amicizia in India
In un piccolo villaggio dell'India settentrionale, due amici d'infanzia, Chandan e Mohammed, inseguono lo stesso sogno: entrare in polizia, conquistare quella dignità sociale che la vita ha sempre negato loro. Sembra un obiettivo semplice, quasi raggiungibile. Ma il mondo adulto ha una sua durezza silenziosa. E quando bussa alla porta non chiede permesso, mettendo a rischio anche il legame più solido.
Un film sull’amore che resiste nonostante tutto
Il cast è guidato da tre giovani star di Bollywood che si stanno facendo conoscere in patria: Ishaan Khatter, Vishal Jethwa e Janhvi Kapoor. Un film costruito, nelle parole del suo regista, sui dettagli più piccoli e più veri: «i momenti di quiete, gli sguardi condivisi, il conforto non detto. Un'amicizia non basata sulla pietà, ma su un legame di forza, di esperienze condivise, di comprensione tacita». In mezzo alle difficoltà, «c'è bellezza. C'è gioia. C'è amore».

«In questo mondo di complessità e sofferenza travolgenti, dimentichiamo che dietro ogni numero c'è un essere umano, con sogni, desideri e legami con gli altri» dice Ghaywan. Homebound non è un film sul dolore. O almeno non solo. È un film su «come l'amore resista nonostante le difficoltà», su come due persone possano «ancora ridere, sognare e sostenersi a vicenda anche quando il mondo che le circonda minaccia di schiacciare il loro spirito».
Chi è Neeraj Ghaywan: una voce Dalit nel cinema mondiale
Dieci anni separano Homebound dall’esordio cinematografico dietro la macchina da presa di Neeraj Ghaywan: Masaan. Che era stato presentato a Cannes 2015 nella stessa sezione di Homebound, Un Certain Regard, e che aveva vinto il Premio Fipresci e il Promising Future Award, girando poi per oltre 30 festival internazionali. Un esordio folgorante, seguito da un lungo silenzio. «Voglio raccontare storie che mi commuovono nel profondo», spiega Ghaywan. «E forse ci vuole tempo, per trovare quelle giuste».

Homebound nasce da una storia letta quasi per caso su un giornale. «Mi ha spezzato il cuore. Non era solo per la perdita che descriveva, ma per l'immagine di un uomo che viveva nella gioia semplice, ignaro della tempesta che stava per sconvolgere il suo mondo. In quel momento ho visto qualcosa di profondamente umano». Qualcosa che lo riguardava da vicino.

Ghaywan proviene da una comunità Dalit, storicamente ai margini del sistema delle caste indiano, e per gran parte della sua vita ha nascosto questa identità, «fingendo di appartenere a una casta superiore, ossessionato dalla paura di essere smascherato». È da quell'esperienza di cancellazione e silenzio che nasce il suo cinema. L'identità, la voce negata, il posto nel mondo: temi che tornano in ogni suo lavoro e che in Homebound trovano la forma più personale e compiuta. «Ci sono milioni di persone a cui storicamente è stata negata la voce, la visibilità, il loro posto nel mondo. La mia speranza è che attraverso questa storia si sentano visti».
Perché Martin Scorsese ha prodotto Homebound
Che Martin Scorsese figuri tra i produttori esecutivi di Homebound non è un dettaglio ornamentale. Il più importante regista vivente aveva già notato Ghaywan dieci anni fa. «Ho visto il primo film di Neeraj, Masaan, nel 2015 e mi è piaciuto molto». Quando la coproduttrice Mélita Toscan du Plantier gli ha inviato il progetto del secondo film, non c'è stato bisogno di molti sforzi per convincerlo a far parte del team produttivo. «Mi sono piaciuti la storia e la cultura ed ero disposto ad aiutare», dice.

Il giudizio sul risultato è diretto e senza fronzoli, come ci si aspetta da Scorsese: «Neeraj ha realizzato un film di grande fattura che rappresenta un contributo significativo al cinema indiano. Sono felice che il film sia stato selezionato ufficialmente per la sezione Un Certain Regard a Cannes 2025».

[amica-related]

Categoria

🗞
Novità
Trascrizione
00:03presto arriverà la lettera di assunzione
00:08per questo hai lasciato l'università
00:12beh, adesso ho un lavoro
00:18allora per chi ti sei iscritto?
00:30Chandan, non è che lo hai fatto soltanto per me, vero?
00:37no, Suda
00:39non è affatto così
00:47senti
00:50andare all'università prima aveva senso, ora non più
00:53lo capisci?
00:55questo lavoro alla polizia mi serve per aiutare la mia famiglia
01:00no, tu hai scelto la strada più facile
01:04riflettici bene, con una laurea potresti fare carriera anche lì e diventare sovrintendente
01:08tuo padre non ha fatto l'università e fa l'impiantista
01:12già, fa l'impiantista
01:15e ti sembra un lavoro prestigioso quello?
01:19non avrà mai una promozione
01:22perché non ha la laurea
01:25se vuoi posso aiutarti a studiare
01:29sì, Suda, questo lo so
01:30è così, Suda, questo lo so
Commenti

Consigliato