A realizzarla è un team di artisti e scienziati guidato dal Dorothy Project, in collaborazione con Taroni, eccellenza italiana della seta. Insieme hanno portato nella stratosfera una scultura antropomorfa per catturare immagini spettacolari di una presenza umana in apparente danza nel vuoto. «Mission Taroni ci invita a ripensare il nostro rapporto con il creato», spiegano i promotori, che paragonano il progetto alle installazioni monumentali di Christo e Jeanne-Claude. L’obiettivo è anche evocare l’“Overview Effect”, la trasformazione percettiva che gli astronauti provano osservando la Terra dallo spazio.
Le riprese, realizzate con telecamere Insta360, mostrano la figura ancorata a una capsula mentre fluttua sopra la curvatura terrestre. Le immagini saranno utilizzate in documentari e produzioni immersive. Già nel 2025 il team aveva raggiunto i 32 chilometri di quota con una camera a 360 gradi in 11K, ottenendo alcune delle immagini più dettagliate mai registrate a quell’altitudine. Il sistema Dorothy 8, sviluppato in otto mesi, è una struttura in alluminio da 24 kg capace di resistere fino a 7 G. Integra una Insta360 Titan modificata, due X4 e una Ace Pro 2, gestite da un doppio computer di bordo ridondante.
Fondamentale anche la tecnologia termica: le telecamere sono state rivestite con lo stesso coating della Stazione Spaziale Internazionale, capace di gestire escursioni fino a 120 gradi Celsius tra luce solare e ombra, garantendo prestazioni stabili in condizioni estreme.
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