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  • 5 anni fa
Trascrizione
00:01Il 22 giugno del 1986, a quattro anni dalla guerra delle Folkland, dal massacro dei soldati
00:08argentini, il destino, che spesso è molto strano, decide che la rivincita degli argentini
00:14debba passare non da un campo di battaglia, ma da un campo di calcio. Portodo il Pueblo
00:19grida Diego Armando Maradona e i suoi compagni nello spogliatoio prima della partita contro
00:24l'Inghilterra, quarte di finale dei mondiali del Messico. Perché Messico? Perché i mondiali
00:30si disputano lì, ma in origine si sarebbero dovuti disputare in Colombia, solo che quella
00:35Colombia lì era quella di Escobar, era quella dominata dai cartelli della droga e non era
00:40proprio il caso di disputarli lì. Comunque, Diego è il capitano di quella squadra e sta
00:47letteralmente trascinando i compagni in campo e fuori. Noi, che siamo arrivati alla Coppa
00:52del Mondo da campioni in carica, abbiamo già salutato il torneo cinque giorni prima,
00:57mandati a casa dalla Francia, quella di Platini e Stopirà.
01:01A 25 anni Diego è cambiato molto pur rimanendo lo stesso. Probabilmente è all'apice della
01:09carriera, è stato soltanto un anno al Barcellona, dopo un anno basta, cambia aria, lo cerca
01:14la Juventus, ma non va alla Juventus, va al Napoli, il Napoli lo amerà come mai potrà
01:18amare nessun altro giocatore. È come se Maradona già all'epoca volesse sempre
01:23complicarsi la vita. Diego non ha mai amato le cose facili, anche perché aveva la capacità
01:28di rendere facili le cose difficilissime. Nel 1986 è il giocatore, il calciatore più
01:34forte del mondo, può essere il condottiero di una vittoria storica e può essere addirittura
01:39colui attraverso il quale un popolo si vendica di quella guerra lì contro gli inglesi. Però
01:45la vendetta non si attuerà in una guerra, ma si attuerà dentro un campo di calcio, perché
01:51per fortuna nel calcio si gioca ad armi pari.

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