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  • 1 giorno fa
Vi siete mai chiesti che effetto farebbe conversare con un Homo neanderthalensis o scambiare parole con un Homo erectus? Oggi la scienza prova a dare una risposta a una delle curiosità più affascinanti sull’evoluzione umana: ricostruire i suoni e le possibili modalità di comunicazione delle specie che ci hanno preceduto. Grazie a sofisticate simulazioni basate su reperti fossili, i ricercatori sono riusciti a elaborare modelli vocali che permettono di immaginare come potessero parlare i nostri lontani parenti. Il risultato è sorprendente: alcuni suoni risulterebbero più familiari di quanto si possa pensare.

La specie ominide più antica presa in esame, Australopithecus afarensis — vissuta circa 3,2 milioni di anni fa — precede la comparsa del linguaggio complesso. È probabile che questi primi ominidi comunicassero attraverso vocalizzi più simili a quelli degli scimpanzé che al linguaggio articolato umano, senza frasi strutturate o grammatica.

Con l’arrivo dei Neanderthal, circa 50 mila anni fa, lo scenario cambia. I primi Homo sapiens avrebbero potuto riconoscere suoni più comprensibili e persino stabilire una forma di comunicazione reciproca. «Doveva esistere una certa comunanza nella comprensione: era necessario riuscire a comunicare», spiega il dottor James Cole, esperto di evoluzione del linguaggio presso l’Università di Brighton. Le ricostruzioni sono state realizzate dalla paleoantropologa Amélie Vialet del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi insieme a un’équipe di ricercatori che collabora con Radio France.

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00:00Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!
00:11Oh!
00:20Ha!
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00:24Fuuu!
00:30Succa!
00:55Chà, chà, chà, chà, chà, chà.
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