https://www.pupia.tv - Palermo – Turni pesanti, stipendi falcidiati e parte della paga da restituire in contanti al datore di lavoro. È il quadro che emerge dall’inchiesta che ha portato i finanzieri del comando provinciale a eseguire un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un noto imprenditore del settore ortofrutticolo, indagato per aver sottoposto i propri dipendenti a condizioni di sfruttamento. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale del capoluogo, su richiesta della locale Procura della Repubblica.
L’indagine – Le attività investigative, coordinate dal secondo dipartimento “tutela vittime vulnerabili” della Procura di Palermo e condotte dalla compagnia di Partinico, avrebbero fatto luce su un sistema strutturato di abusi ai danni dei lavoratori. Secondo quanto ricostruito, le prassi aziendali sarebbero state in contrasto con la normativa vigente in materia di rapporti di lavoro subordinato, sfociando in alcuni casi in condizioni di vero e proprio sfruttamento.
I denunciati – Sono due le persone denunciate: il datore di lavoro, rappresentante legale della società coinvolta, e un suo stretto collaboratore. Le ipotesi di reato contestate sono sfruttamento del lavoro ed estorsione.
Le presunte irregolarità – L’imprenditore arrestato amministra una società attiva nella lavorazione e nel confezionamento di prodotti ortofrutticoli, successivamente commercializzati nelle principali catene della grande distribuzione della provincia. Le fiamme gialle avrebbero accertato violazioni in materia di ferie e riposi settimanali, oltre a irregolarità sulle retribuzioni: in alcuni casi gli stipendi sarebbero risultati difformi rispetto ai contratti collettivi nazionali, talvolta inferiori al 50 per cento. In diverse circostanze, inoltre, i dipendenti sarebbero stati costretti a prelevare in contanti parte della paga per restituirla al datore di lavoro.
Il contesto – L’impianto accusatorio delineerebbe un modello organizzativo fondato sullo sfruttamento della vulnerabilità economica e sociale dei lavoratori. Molti di loro, versando in stato di bisogno, avrebbero accettato condizioni ritenute inique pur di garantire il sostentamento del proprio nucleo familiare. (19.02.26)
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