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  • 14 ore fa
Trascrizione
00:00A qualcosa del memoriale della Shoah di Eisenman a Berlino, ma pure quando si è all'interno
00:09e sotto certi cieli inquieti di Sicilia ricorda i siti precolombiani della Mesoamerica.
00:14Come per il Lightning Field di Walter De Maria, luogo leggendario della land art americana,
00:18il grande cretto di Alberto Buri a Gibellina è anch'esso un'esperienza di spazio nel tempo,
00:23una manifestazione del modo in cui l'arte diventa luogo e anzi supera il luogo per diventare
00:29semplicemente esperienza. Eppure per molti versi potrebbe essere solo una grande colata di cemento
00:34sopra le macerie di una cittadina devastata dal terremoto, un disperato tentativo di dire qualcosa
00:40sopra una storia indicibile e di farlo senza parole, ma solo con lo spazio.
00:46Il punto, e qui sta la forza del contemporaneo, è che tutto questo si somma, dialoga con la valle intorno
00:51e con gli incubi della storia e crea una dimensione nuova, una libertà estrema che si prova insieme
00:57all'estrema solitudine propria della libertà, camminando tra le strade irregolari del cretto.
01:03E in fondo, un'opera come quella di Buri non è arte contemporanea, è qualcosa d'altro,
01:08è il riflesso mitologico di un'epoca nella quale le divinità erano presenti, con tutta la loro terribilità,
01:14accanto agli uomini, in un mondo leggendario e selvaggio.
01:17Come selvaggia è la natura stessa del cretto, monumenta una tragedia che racconta, come direbbe Nice,
01:23la nascita stessa della tragedia. Oggi il grande cretto è il simbolo di Gibellina,
01:28capitale italiana dell'arte contemporanea, ma tutte le definizioni e i ruoli che possiamo dare
01:33non basteranno comunque mai, per fortuna, a spiegare la sensazione che si prova attraversandolo.
01:39Quella sensazione intraducibile, in fondo, potrebbe essere la risposta alla domanda ricorrente
01:44e probabilmente inutile su che cos'è l'arte contemporanea.
01:53Grazie a tutti.
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