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  • 2 giorni fa
Giorgio Petrosyan si racconta nella nuova puntata di “Un altro podcast” (guarda la puntata integrale sul nostro canale YouTube). La sua è la storia di chi nasce nella guerra e si costruisce nel sacrificio, fino a diventare leggenda. I numeri raccontano di una carriera irripetibile — 125 incontri, 120 vittorie, 22 titoli mondiali — ma non spiegano fino in fondo chi sia davvero l’uomo che tutti hanno imparato a chiamare “The Doctor”. Costretto a convivere con la fame, la povertà e il dolore, fugge dall’Armenia in cerca di un futuro migliore. L’Italia diventa casa, il ring una necessità vitale. Il sogno di essere il numero uno si trasforma in ossessione: allenarsi sempre, ovunque, anche mentre lavora, anche quando il corpo chiede tregua. Una tensione costante verso la perfezione. Per oltre vent’anni domina uno sport durissimo, costruendo un mito fatto di precisione chirurgica e sangue freddo. Ma quando la vittoria non basta più, il ring può diventare una prigione. È lì che nasce la consapevolezza: combattere non per vincere, ma per ritrovarsi. Appesi i guantoni al chiodo, ora il fighter lascia spazio all’uomo. Oggi resta Giorgio, che non lotta più per fuggire dal passato, ma per vivere finalmente una conquistata normalità.

Categoria

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Sport
Trascrizione
00:00A dieci anni avevo già le idee chiare, volevo diventare un campione.
00:04Quando eravamo in Armenia non avevamo luce in casa, non avevamo vita a mangiare,
00:08per strada prendevano le persone e portavano a fare la guerra.
00:12Quello che ha sofferto di più è stato mio padre, perché vedere i suoi figli in quella situazione là non è stato facile per lui.
00:18I suoi amici ridevano, è un bambino come gli altri e lui diceva no, lui è un bambino speciale.
00:23Volevo dimostrare che aveva ragione, io ero ossessionato, facevo delle cose che non faceva nessun ragazzino.
00:30La testa era diversa, aveva fame, voleva vincere, voleva a tutti i costi combattere, voleva a tutti i costi emergere, diventare il numero uno.
00:38Ero un perfezionista.
00:39La mia felicità durava 15 secondi, quando mi alzavano la mano.
00:43Vincevo, vincevo, vincevo, poi perdevo, boom, e mi arrivava tutto addosso.
00:47Non sciuvalenarmi, piangevo da solo.
00:50Lo sport che mi piaceva era diventato la cosa più brutta del mondo.
00:53Ero dentro il tunnel buio, non vedevo la luce, no?
00:56Io non ero abituato a perdere.
00:58È come tirare il pesce fuori dall'acqua, non sa com'è gestirsi.
01:01Anche lì ci vuole esperienza.
01:03Tutto è momentaneo, tutto passa, fa parte della vita e fa parte di una crescita personale.
01:09Da adesso in poi c'è solo spazio per me stesso, no?
01:12Giorgio combattente non c'è più, adesso è arrivato il momento di stare dietro a Giorgio come persona.
01:20Giorgio combattente non c'è più, adesso è stato per me stesso, no?
01:23Giorgio combattente non c'è più, adesso è arrivato il momento di stare dietro a Giorgio.
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